La Legge 180 o Legge Basaglia, approvata il 13 Maggio 1978, sancì la chiusura dei manicomi in Italia. Ma chi prende in carico, oggi, la malattia mentale?

Venerdì scorso è stato il quarantaquattresimo anniversario della Legge Basaglia, il decreto che portò, finalmente, alla chiusura dei manicomi in Italia. Si è trattato di un evento rivoluzionario nella storia della salute mentale. Tuttavia, questa rivoluzione può dirsi tutt’altro che conclusa. Ripercorriamola insieme.
Breve storia triste del manicomio
Nell’antichità la malattia mentale era considerata spesso sinonimo di possessione: la sua cura, infatti, avveniva attraverso riti mistico-religiosi.
Nel Medioevo era la Chiesa ad occuparsi dei malati di mente e il trattamento più efficace era il rogo, l’unico modo per purificare l’anima dagli spiriti maligni.
Nell’Età Classica si iniziò a considerare la follia da un punto di vista sociale. Nello specifico, divenne un “problema sociale” da contenere o eliminare. E’ in questo periodo che sorsero le prime strutture di internamento, volte a rinchiudere i reietti: persone con malattie mentali, vagabondi, criminali, dissidenti politici. Insomma, nacquero le prime discariche umane.
Fu solo a partire dal XVII secolo, grazie alla nascita della Psichiatria e del pensiero illuminista, che la concezione di “follia” iniziò a mutare. Tuttavia, i metodi di cura continuarono ad essere incentrati sul contenimento anzichè sulla cura.
Un cambiamento radicale avvenne nei primi anni del ‘900, grazie alla nascita delle prime teorie scientifiche sulla malattia mentale. I manicomi iniziano a sfoltirsi: soltanto i “malati pericolosi” potevano essere internati. Un passo in avanti, certo, ma non sufficiente perchè basato ancora sul “proteggere la società” anzichè sul “riabilitare la persona”.

La rivoluzione basagliana
Fu solo dalla metà degli anni ’50 che la società iniziò a condannare i manicomi come luoghi in cui le persone perdevano la propria dignità. Col susseguirsi di innumerevoli denunce in merito alle condizioni disumane in cui versavano i pazienti, nel 1968 venne approvata la legge 431, che prevedeva il ricovero volontario. Inoltre, si diffusero i primi centri di igiene mentale a livello provinciale.
Con la legge 883 del 1978, venne istituito il Servizio Sanitario Nazionale. Una svolta epocale in quanto, da adesso in poi, è lo Stato a dover offrire funzioni, servizi e strutture per la salute dei cittadini, compresa quella mentale.
Ma la vera rivoluzione storica avvenne con la Legge 180 del 1978, conosciuta, per il nome del suo promotore, come Legge Basaglia. Direttore dell’ospedale psichiatrico di Gorizia, Basaglia diventò portavoce della denuncia contro le condizioni disumane in cui versavano le persone recluse nei manicomi. Rifiutò gli strumenti della tecnica psichiatrica, come l’elettroshock ed espresse l’esigenza di nuove metodologie che avessero come fine ultimo la cura e la riabilitazione del paziente. La Legge Basaglia rivoluzionò il concetto di malattia mentale, promulgando tre principi fondamentali: il divieto di costruire nuovi manicomi e la graduale chiusura di quelli esistenti; la volontarietà del trattamento sanitario; la temporaneità del ricovero ospedaliero e solo in caso di situazioni d’emergenza.

Una rivoluzione ancora in atto
Dopo l’approvazione della Legge 180, il problema in Italia diventò come applicarla. La legge prevedeva che le Regioni individuassero delle strutture adeguate per la tutela della salute mentale ma queste si rivelarono del tutto impreparate a gestire un cambiamento così radicale. Solo all’inizio degli anni ’90, ben quindici anni dopo, avvennero i primi, reali cambiamenti. Nel 1992 nacque la Legge 104 per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone diversamente abili. Due anni dopo venne approvato il Progetto Obiettivo Tutela Salute Mentale in cui, finalmente, furono individuate strutture e servizi psichiatrici sul territorio. Tale progetto doveva essere supportato anche dalle famiglie dei pazienti, dalle strutture ambulatoriali e dai servizi domiciliari per ridurre al minimo l’ospedalizzazione. Ad oggi, si può dire che la Legge 180 abbia trovato piena applicazione? La risposta, purtroppo, tende ancora verso il “no”.
Oggi sono le famiglie a farsi carico della malattia mentale
Oggi, a conti fatti, molte persone con patologie mentali sono ancora internate in strutture: le proprie case. Non sono mai state portate alla luce del sole, liberate e integrate nella società, come auspicava Basaglia. Le mancate applicazioni della legge, le proposte di revisione distorte, gli abusi e i tagli alla sanità tradiscono la garanzia della continuità della cura. Nella pratica quotidiana, i servizi per la salute mentale sul territorio sono fragili e la cura risulta tutt’altro che un diritto. Questa mancanza di assistenza viene, in qualche modo, supportata da una particolare forma di welfare all’italiana: la famiglia. Il carico sulle famiglie dei malati è grande se, a livello nazionale, i CSM (Centri di Salute Mentale) sono aperti per fasce orarie ridotte, spesso solo di giorno e per cinque giorni a settimana; se i Dipartimenti di Salute mentale vanno sempre più diminuendo di numero, vengono accorpati e devono rispondere a bacini d’utenza sempre più numerosi. Il ricorso al TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) è sempre più frequente e nel 60% dei casi le strutture fanno ricorso a pratiche di contenzione meccanica e farmacologica. Questo perchè mancano ancora pratiche riabilitative sostitutive, che stimolino l’autonomia della persona e il reinserimento sociale.
“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. La legge Basaglia ha fornito il potere, è giunto il momento che lo Stato se ne assuma la responsabilità.
