Dal film “Benvenuti a Zombieland” a Schopenhauer: quando l’altruismo aiuta a sopravvivere

Il mondo quasi interamente popolato da Zombie del film “Benvenuti a Zombieland” propone una chiara esemplificazione di ciò che Schopenhauer definisce “compassione”, sfruttando il significato etimologico del termine ovvero “patire con”.

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Il pensiero di essere costretti nelle azioni da una minaccia superiore – in questo caso gli Zombie – o di far parte di un’entità più vasta – la società – rasserena e aiuta a proseguire con la propria vita. Schopenhauer offre un modo per sopravvivere tanto ad una apocalisse zombie quanto all’inesorabile peso dell’esistenza.

Prima una breve introduzione al film

Benvenuti a Zombiland è un film del 2009 diretto da Ruben Fleisch. La pellicola è ambientata in un’America post-apocalittica, circa due mesi dopo l’infezione di un virus che ha trasformato le persone in zombi. I protagonisti del film animati nelle loro azioni da particolari fini personali cercano in tutti i modi di sopravvivere. Calombus vuole raggiungere la famiglia in Ohio da cui è stato sempre lontano, Tallahassee cerca disperatamente una merendina tanto cara per il ricordo legata a questa. Incontrano però sul loro percorso due giovini sorelle tutt’altro che indifese: Little Rock e Wichita. Decidono quindi di proseguire il viaggio insieme verso Pacific Playland, dove le ragazze erano dirette.

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Il volere Egoistico senza fine

La vita secondo Schopenhauer è fatta di privazioni. Infatti, ciò che ci spinge a voler o non voler fare qualcosa sono proprio le nostre mancanze e la volontà di colmare queste. I bisogni rimandano a sempre nuovi bisogni in una catena infinita la cui chiave è la perenne insoddisfazione. Ogni “volontà di” non è altro che il desiderio di desiderare senza un fine che possa davvero arrestare la mancanza.

L’uomo è così soggetto ad un “egoismo naturale” in cui ogni desiderio diventa un “mio” desiderio, facendo del proprio io, della propria coscienza, un mondo. Si generano così conflitti inevitabili poiché ogni io cerca la propria realizzazione anche a scapito degli altri, rimanendo sempre e comunque insoddisfatto.

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La collaborazione come via di fuga

Se comprendiamo che i singoli individui non sono che parte di un’unica realtà, siamo meno angosciati per gli eventi particolari riguardanti il nostro “io”. Schopenhauer infatti individua una possibile distrazione dai nostri continui bisogni ed è la compassione. Il filosofo riprende la definizione etimologica del termine “patire con” che può essere così spiegata: la consapevolezza del fatto che gli altri individui sono soggetti alle medesime condizioni di esistenza. Un chiaro caso esemplificatore, anche se leggermente drammatizzato ma forse proprio per questo più chiaro, ne è il film sopra citato. L’apocalisse zombi infatti da modo ai personaggi della pellicola di riunirsi per far fronte comune ad un male che li sta distruggendo.

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