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Dal culto femminile al maschilismo: ecco com’è cambiato il ruolo della donna nei secoli

Un percorso sull’importanza della donna nei culti ctoni.

L’appassionante serie turca The Gift incoraggia un riflessione sul ruolo che la donna assumeva nelle religioni antiche.

Atiye

La serie turca firmata NetflixThe Gift” segue le avventure di un’artista di Istanbul, Atiye Özgursoy. In un momento di realizzazione della sua vita, dopo essersi fidanzata ufficialmente con Ozan, aver raggiunto una soddisfacente stabilità economica e aver inaugurato una mostra di arte contemporanea, Atiye viene a sapere che in un nuovo sito archeologico nel cuore della Turchia, a Göbeklietepe, sono state trovate numerosissime riproduzioni di un disegno che l’artista faceva sin da bambina e che le aveva garantito tanta fama nel campo artistico. Incuriosita dalla scoperta, la protagonista si dirige sul sito dove conosce Erhan, l’archeologo che ha scoperto il sito. Ma le scoperte sono ben lontane da una fine, e sia Atiye che Erhan ricevono delle apparizioni – curiosamente tutte donne – che guidano i loro passi nella decifrazione dei segreti di Göbeklietepe. La più importante di queste donne è Zühre, la nonna scomparsa di Atiye, che in modo oracolare informa la nipote di una parte del suo passato: le donne della sua famiglia fanno parte del disegno divino, hanno il potere di cambiare le cose al mondo secondo il loro desiderio, all’incirca come dei portavoce divini. In tutto ciò la famiglia di Atiye, preoccupata per la sorte della figlia che è scappata di casa e dall’altare alla ricerca della nonna creduta morta – e che effettivamente morirà poco dopo aver rivelato ad Atiye la sua natura -, convoca dei detective e fa rinchiudere la ragazza in un ospedale psichiatrico, convinta che la ragazza soffra di schizofrenia. Per vie traverse Atiye riesce a farsi liberare, ma quando la madre le rivela di aver sempre saputo che Zühre era in vita e quando sua sorella Jansoo viene uccisa da Ozan, la ragazza sceglie di voler cambiare le cose, e fa un viaggio. Un viaggio in un mondo parallelo al suo, uguale in tutto tranne che in alcuni sconvenienti dettagli: in questa Turchia Jansoo si chiama Elif e non è più sua sorella, è nata dalla madre di Erhan, che è dunque suo fratello; i suoi genitori non si sono mai incontrati e dunque lei non è mai nata, di fatto non è nessuno; Ozan è fidanzato con Elif – che nel mondo prima aveva ucciso in un impeto d’ira, si ricordi bene! – e come se non bastasse, per qualche motivo le donne incinte di tutto il mondo stanno morendo coi loro bambini, inaugurando un gravissimo periodo di crisi. Sarà compito di Atiye, portavoce della Terra, risolvere la situazione. Intrigante, no? Se così vi è parso, siete assolutamente invitati a scoprire il finale di questa storia!

Sebbene non si noti ad un primo sguardo, oltre ad Atiye la fondamentale protagonista di questa serie tv è una donna. In un certo senso è la donna e la madre per antonomasia, la Terra. Gli scavi di Erhan, la testimonianza di Zühre, le scoperte di Atiye vertono attorno alla figura della Terra come ventre del mondo. Una concezione assolutamente non nuova: una grandissima parte degli agglomerati umani preistorici testimonia un culto ctonio – dal greco chthon, terra – in cui gli dei, o meglio la Dea, era la calda e fertile Terra, non il Cielo con la pioggia, neve, grandine e i fulmini che tanto spaventavano i primi uomini

L’evoluzione religiosa

Quando si parla di religione greca si fa in fretta a pensare a Zeus, Ermes, Apollo, Artemide e agli altri dei che abitarono l’Olimpo: è sicuramente corretto farlo, perché in ogni periodo della storia greca si fece riferimento a queste divinità come agli Dei Olimpi, culturalmente cruciali, ma da un lato essi non furono gli unici dei ad essere venerati in Grecia, dall’altro non furono i primi. Un’opera cosmogonica del tardo VIII secolo a.C. – è una data antichissima nella letteratura greca! – la Teogonia di Esiodo, si propone di ripercorrere storia del mondo dalla creazione all’insediamento sul trono del mondo degli Dei Olimpi. Certamente suggestivo, il racconto di Esiodo nasconde in sé una curiosa chiave di lettura, che ci permetterebbe di capire in maniera abbozzata l’evolversi dei culti religiosi nell’Ellade. In origine nacque Caos, l’enorme voragine, il quale a sua volta creò Cielo e Terra: questi unendosi ebbero diversi figli tra i quali Crono, che si distinse per astuzia. Questi si ribellò al padre Cielo, lo evirò e lo depose usurpandone il trono; temendo un oracolo, Crono prese a divorare tutti i figli che la sua sposa Rea metteva al mondo, tranne Zeus che fu salvato con un inganno. Una volta cresciuto, il dio depose suo padre con la forza, iniziando un regno tenuto principalmente – ma non solo come vedremo – da divinità celesti. Perché quest’interpretazione del racconto teogonico? Perché questa narrazione può rappresentare in maniera simbolica il cambio, o per  meglio dire l’implemento, religioso che la Grecia attraversò in epoca preletteraria. Sebbene non abbiamo prove estesissime a riguardo, molto probabilmente prima della discesa nella penisola greca di popolazioni balcaniche aventi culti celesti, le popolazioni preelleniche adoravano divinità femminili legate alla fertilità, e in un certo senso alla Madre Terra. Le prove archeologiche che abbiamo sulla civiltà minoica ne sono un esempio: all’interno del tesoro sacro del palazzo di Cnosso sono state ritrovate non poche statuine rappresentanti le cosiddette “dee serpente” – così chiamate poiché tengono stretti due serpenti nelle mani – che dovevano essere divinità degli animali o della fertilità, in entrambi casi legati al frutto che deriva dalla terra. Ma non finisce qui, perché nella cosiddetta Sala del Re – la denominazione di queste stanze fu assegnata dall’archeologo Arthur Evans, per cui non sappiamo se quella specifica stanza sia stata quella del re o se in generale i Minoici fossero guidati da un re – sono state ritrovate moltissime labrys, asce doppie che compaiono già in religione paleolitica: sappiamo che universalmente quest’arma rituale era associata a figure femminili come sacerdotesse o dee; oltretutto lo stesso Arthur Evans aveva supposto che la donna godesse di un’importanza ragguardevole nella società minoica, a giudicare dalle rappresentazioni del palazzo di Cnosso in cui le donne appaiono in posizioni di preminenza; ciò avvalora la nostra ipotesi sui culti ctoni di divinità femminili. Ma perché adorare divinità femminili o in generale le donne? Gli antichi dovevano percepire una consistente differenza di capacità tra maschi e femmine, poiché mentre gli uomini al massimo potevano uccidere, le donne avevano il dono – the gift! – di poter creare la vita: in un contesto diverso da quello moderno, dove morire era così semplice, coloro che erano in grado di mettere al mondo la vita erano viste come direttamente collegate con la Grande Madre che nutre il mondo.

Le divinità della Terra

Abbiamo visto che archeologicamente i Minoici dovevano tenere in gran conto divinità ctonie o comunque legate alla fertilità. E si potrebbe giustamente obiettare che non è detto che se i Minoici adoravano divinità di questo tipo, tutto il resto della Grecia doveva necessariamente fare lo stesso. Senz’altro un’osservazione pertinente, che però può trovare una parziale risposta in alcune testimonianze che abbiamo per via letteraria. Prima tra tutte è quella di Pitone: secondo il mito, Pitone era un enorme serpente che abitava la zona di Delfi – nella Focide, regione occidentale della Grecia Continentale, ben lontana da Creta! – e custodiva l’oracolo locale; un giorno avvenne uno scontro terribile tra il mostro ctonio e il celeste dio Apollo, il quale uccise la creatura divenendo il patrono di Delfi col titolo di Apollo Pizio – da Python, nome greco di Pitone -; abbiamo la rappresentazione simbolica di un culto celeste che schiaccia un culto ctonio. Dopodiché possiamo volgere la nostra attenzione a un’altra creatura ctonia permeata nei secoli nella cultura greca, le Erinni: esse erano dei mostri che avevano il compito di punire coloro i quali commettevano un omicidio ai danni di un familiare, tormentandoli; esse compaiono in una celeberrima tragedia di Eschilo, le Eumenidi, in cui sono sconfitte in tribunale e rese inoffensive da Atena, la figlia del padre celeste Zeus; di nuovo abbiamo un atto di prevaricazione di un culto uranio – tipico di una società patriarcale, guerriera, non dedita all’agricoltura, quanto più all’allevamento, in modo da potersi spostare frequentemente usando come coordinata la posizione delle stelle del cielo – su uno ctonio. Ultimo esempio, ma non meno importante, riguarda una dea molto più conosciuta di Pitone e delle Erinni: Demetra. Scomponendo il nome della dea – Demeter, in greco – in due parti, i glottologi e gli storici delle religioni hanno notato che la parte finale del suo nome – meter – è identica alla parola greca per “madre“, mentre la parte iniziale “De” altro non è che la versione in dialetto dorico della parola “Ge“, che significa esattamente “terra“: Demetra è dunque la Madre Terra dei culti antichi. E’ ironico che l’antico culto ctonio delle civiltà preelleniche si sia conservato in maniera così testarda da far sì che la Madre Terra venga rappresentata come sorella del Padre CelesteDemetra e Zeus infatti sono fratelli -.

 

 

 

 

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