Alda Merini e Mildred Ratched denunciano gli orrori degli istituti psichiatrici

La protagonista della nuova serie tv “Ratched” è un’infermiera che ci porta alla scoperta dei soprusi contro i pazienti degli istituti psichiatrici, proprio dove fu internata la poetessa italiana Alda Merini.

Mildred Ratched e Alda Merini sono due figure opposte, che rappresentano rispettivamente l’autorità dell’ospedale psichiatrico che non può essere sconfitta, e il paziente che mortificato, vilipeso e maltrattato, sopravvive e denuncia le ingiustizie.

 

 

Perdere la partita

Quando entri in manicomio non ci sono più speranze. Quando entri in manicomio hai perso la tua partita con la vita. Sei solo un pedone che viene preso e rimosso dalla scacchiera, che continuerà ad osservare la manche da lontano, in disparte, incapace di poter intervenire.

È così che succede ai malati di mente. Presi e stipati nei manicomi, rimossi da una società che non può accettarli e che prende la strada più facile, nascondendoli. Se non si vedono, non esistono.

Ma i malati esistono, piangono, urlano, si strappano i capelli, pisciano, picchiano, e lo sanno bene gli infermieri, come Mildred Ratched, o gli stessi malati- quelli che hanno ancora un briciolo di sanità- come Alda Merini. Due donne da due lati opposti, l’una dal lato di quelli che la partita la giocano ancora, che si muovono liberamente sulla scacchiera in ogni direzione, l’altra dalla parte di quei pedoni mangiati, messi da parte, rilegati alla posizione di spettatori, superstiti, testimoni, e nulla più.

 

Il miracolo della tortura

Ratched”, così come qualsiasi prodotto che porti il nome Ryan Murphy, moderno Re Mida che sembra trasformare in oro qualsiasi sceneggiatura gli passi sotto mano, si è già rivelata un successo tra il pubblico, che ha apprezzato il prequel del libro cult “Qualcuno volò sul nido del cuculo”.

Scritto da Ken Kesey nel 1962 il libro, reso celebre dalla magistrale pellicola di Milos Forman e dall’interpretazione di un Jack Nicholson all’apice della carriera, che farà di quei personaggi disturbati e folli il suo marchio, si propone come una esplicita denuncia del disagio presente negli ospedali psichiatrici, testimoniando il trattamento inumano cui venivano sottoposti i pazienti ospitati nelle strutture ospedaliere statali, verso i quali vigeva un atteggiamento discriminatorio. Il prequel del suo libro si concentra proprio sulla figura dell’infermiera Mildred Ratched, severa ed autoritaria personalità a capo dell’ospedale, che rappresenta quell’autorità al potere che non si può scalzare, e sotto la quale i malati non possono che soccombere.

Nella nuova serie tv di Netflix viene raccontata la vita di Mildred, e di come si sia impiantata nell’ospedale, ma Murphy, che con i suoi lavori ha sempre dimostrato un certo voyerismo per il grottesco e per la violenza, si concentra anche sulle terapie e sulle conseguenze che queste avevano sui pazienti.

Viene prestata particolare attenzione alla lobotomia, praticata dal Dottor Hanover prima su 4 pazienti sedati, per dimostrare il miracolo- fallito- della nuova terapia, sostituita poi da una più pratica e veloce, o come la definisce lo stesso dottore “elegante” lobotomia transorbitale, o ancora all’idroterapia, che consiste nel chiudere il paziente in una vasca piena d’acqua bollente prima, e in una ricolma di ghiaccio poi, con uno shock termico che causa non la tanto sperata e miracolosa guarigione, ma solo numerose ustioni.

Ratched quindi, con la sua fotografia fatta di colori brillanti e tutto l’eccesso e il fascino dei primi anni 50, si muove nel solco tracciato da “Qualcuno volò sul nido del cuculo” da cui prende spunto, divenendo l’ulteriore denuncia di un sistema sanitario ormai abolito per la sua barbarie, ma che ha lasciato indelebili segni nelle vite dei suoi pazienti.

Furore e dolore

È Alda Merini la testimone di ciò che accade all’interno dei manicomi in Italia, da quali entrerà ed uscirà per tutta la vita. È nel 1947 che a soli sedici anni, incontrò “le prime ombre della sua mente”, che i medici identificheranno come  disturbo bipolare, che nel 1947, secondo la legislazione italiana (legge 36 del 1904) non poteva essere risolto se non internando, reprimendo i malati, disumanizzandoli e rendendoli incapaci di continuare a vivere.

La stessa poetessa ha definito gli ospedali psichiatrici “un’istituzione falsa, una di quelle istituzioni che serve solo a scaricare gli istinti sadici dell’uomo”. Ai suoi occhi non esiste giustificazione per le cure alle quali erano sottoposti i pazienti, e dice: “In quel manicomio esistevano gli orrori degli elettroshock. Ogni tanto ci assiepavano dentro una stanza e ci facevano quelle orribili fatture,” ha raccontato Merini, “Io le chiamavo fatture perché non servivano che ad abbruttire il nostro spirito e le nostre menti. La stanzetta degli elettroshock era una stanzetta quanto mai angusta e terribile; e più terribile ancora era l’anticamera, dove ci preparavano per il triste evento (…) L’attesa era angosciosa. Molte piangevano. Qualcuna orinava per terra”.

Il tema della malattia psichica sarà centrale nella sua poesia, che porta ad un’aspra denuncia della violenza dell’istituzione manicomiale, ma nel contempo alla risentita affermazione del legame fra follia e poesia:

il manicomio è il monte Sinai,

maledetto, su cui tu ricevi

le tavole di una legge

agli uomini sconosciuta.

 

Ne deriva l’idea, che la poesia sia martirio e redenzione, delirio e rivelazione metafisica: il poeta è un paria della società e nel contempo un testimone della verità e dell’assoluto.

La sua poesia è espressione commossa ed appassionata di un’anima che si sente fatta di una fibra di demonio o di angelo, lacerata interiormente fra una religiosità accesa e una fervida sensualità, fatta di un linguaggio che prima si dispone in forme nitide e musicali, poi è lacerato da improvvisi scarti di disarmonia e dissonanza, a riproporre e ricomporre quelle crisi d’isteria causate dal suo disturbo bipolare, che la fa sempre stare a metà tra euforica felicità e tetra depressione, che farà dire a Giorgio Bárberi Squarotti “un furor a metà fra bacchico e mistico”, dove Alda, proprio come i pazienti di Mildred Ratched, è spaccata a metà tra visionarietà e profonda inquietudine.

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