Dal Calabrone al mito di Icaro: volare per superare i limiti

Gabry Ponte, Edoardo Bennato, Thomas. Un trio improbabile che ha dato vita a un pezzo fiabesco e originale.

Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica, il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare…

 

L’inizio del brano sembra quello di una fiaba. Edoardo Bennato fa da cantastorie e ad accompagnarlo c’è il giovane Thomas con la sua grande vocalità. Insieme raccontano un simpatico aneddoto circa la possibilità di portare a compimento quello che sembra difficile da realizzare. Raccontano che la specie del Calabrone, per quanto a fatica, riesce a volare nonostante la sua forma fisica. Così viene nostalgicamente ricordata una storia d’amore, che sopravviveva alle difficoltà e trovava la forza di superare i propri limiti.

Noi siamo quella singolarità

È normale che sia speciale

E anche se ci ha fatto male

Volevo dirti sai

Alla nostra storia ormai ci penso spesso

Che come il calabrone aveva un sacco di problemi ma volava lo stesso

Buttarsi da così in alto non era nei nostri piani

Sorvolando (quale termine migliore!) sull’adesione del volo del calabrone alle leggi fisiche, in quanto l’ipotesi che vada contro natura è stata ormai confutata, va tenuto in considerazione che il volo nella cultura e nell’immaginario collettivo ha da sempre rappresentato il superamento di ogni limite umano. Un chiaro esempio può essere trovato nel vasto repertorio della mitologia.

Icaro, nella mitologia greca, era il figlio di Dedalo, costruttore del celebre labirinto di Creta dove era chiuso il Minotauro. Padre e figlio erano dunque a conoscenza dei segreti di quella struttura che per gli altri non doveva presentare alcuna via di fuga. Fu Dedalo a suggerire a Teseo, che voleva uccidere il mostro, di servirsi di un gomitolo di lana da srotolare durante l’ingresso per poter ritrovare facilmente la via di uscita dopo aver sconfitto il Minotauro. Per questa ragione, secondo alcune versioni del mito, vennero imprigionati all’interno del labirinto stesso e privati di acqua e di cibo.

Dedalo, da buon inventore, escogitò un ingegnoso piano di fuga. Servendosi delle penne degli uccelli e sfruttando un nido di api riuscì a ricavare della cera e poi a costruire delle ali. Sandali e cinture furono utilizzate per realizzare delle imbracature di cuoio, e una volta agganciate spiccarono in volo. L’entusiasmo del giovane Icaro era tanto incontenibile da non permettergli di prestare attenzione al padre, che lo invitava a tenersi lontano dal sole, il cui calore avrebbe sciolto la struttura fatta di cera. Icaro precipitò. Il padre, più prudente, atterrò in Sicilia e lì realizzò un tempio dedicato al dio Apollo in memoria del figlio.

Se volare non è una delle ambizioni primarie degli uomini, lo è di certo superare i limiti più severi e realizzare gli obiettivi più complessi. Occorre una forte determinazione, componente importante quanto l’attenzione da prestare per evitare di ritrovarsi, come Icaro, troppo vicini al sole. Walt Disney affermava: “Fare l’impossibile è una specie di divertimento.”

Chiara Maria Abate

 

 

 

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