Da “The Flash” al MCU: ecco come il multiverso è stato rappresentato nel tempo

“Il multiverso è un concetto di cui sappiamo spaventosamente poco”.

Ormai da qualche anno, il concetto di “multiverso” è stato implementato nel mondo dell’intrattenimento audiovisivo. In particolare, al cinema è stato realizzato nei film supereroistici della Marvel Cinematic Universe, mentre nel piccolo schermo è stato realizzato in maniera eccelsa dalla saga di “The Flash” (universo DC Comics). Si tratta di un concetto fantascientifico molto affascinante, ma che trova riscontro anche nella fisica quantistica. Per citare Dottor Strange, in effetti, “il multiverso è un concetto di cui sappiamo spaventosamente poco”. A dirla tutta, la teoria quantistica dei molti mondi è una teoria abbastanza recente, successiva all’anno 1957, ovvero l’anno in cui fu pubblicato il lavoro del fisico Hugh Everett. Questa stessa teoria è stata di ispirazione (diretta o indiretta) non solo per le opere audiovisive sopracitate, ma anche per opere letterarie.

Viaggi nel tempo

Se nella teoria dei molti mondi, la differenza la fa una misurazione diversa, nel mondo dell’intrattenimento si parla per lo più di realtà alternative. La maggior parte delle volte, le realtà parallele sono la realizzazione dello stesso mondo, in cui vi è stata una modifica lieve. Il concetto di viaggio nel tempo è fondamentale sia in “The Flash” sia nell’universo Marvel. Viaggiando nel tempo e cambiando qualcosa nel passato, infatti, si va a modificare il futuro. Il futuro alternativo, però, appartiene ad un’altra linea temporale. Quindi, entrambi i futuri continuano ad esistere, ma in due universi differenti. Si tratta di un concetto intricato. Le linee temporali sono infinite. Ogni scelta, ogni cambiamento, porta a generare una linea temporale differente, in cui continuiamo ad esistere contemporaneamente. A gettare le basi letterarie per questo concetto è sicuramente “La macchina del tempo” di H. G. Wells. Questo romanzo fantascientifico esplora anche in maniera teorica la possibilità di viaggiare nel tempo, con anche una forte critica al progresso umano. Più di recente è stato invece Stephen King a utilizzare il concetto di viaggio nel tempo per dettare gli effetti dell’effetto farfalla, ovvero che un piccolo insignificante gesto può comportare gravi conseguenze per il futuro.

Multiverso

Il concetto dei molti mondi non è conseguente ad una teoria sui viaggi nel tempo. Al contrario, la teoria del multiverso cinematografica si lega in qualche modo alla modifica di un aspetto del passato. Gli universi paralleli, in via teorica, non sono destinati ad incrociarsi mai, ma nella fantascienza questo viene fatto accadere. Con questo espediente, i vari “Flash” dei rispettivi mondi o linee temporali si incontrano. Con lo stesso espediente, nell’universo Marvel, eroi di terre differenti si incontrano per collaborare. Tutte queste linee temporali partono con una domanda di fondo, o meglio, una mezza domanda: “e se…?”.

Chiedendosi “cosa succederebbe se…?” ci si crea una storia alternativa, in cui qualcosa è andato in maniera diversa. Con questa domanda di fondo, Philip K. Dick scrive “La svastica sul sole”. Si tratta di un romanza ucronico e distopico, in cui si racconta una realtà in cui i nazisti vinsero la seconda guerra mondiale. I personaggi stessi del romanzo possono porsi la domanda inversa, leggendo un libro che racconta di una realtà come la nostra, dove la guerra, invece, è stata vinta dagli alleati.
Ancora più sorprendente è il racconto di Jorge Luis Borges “Il giardino dei sentieri che biforcano”. Il racconto, infatti, è stato pubblicato ben prima della teoria dei molti mondi e presenta un libro dentro al libro in cui tutte le possibilità vengono illustrate contemporaneamente, anticipando quindi la teoria del multiverso.

Scelta e destino

Tenendo in considerazione i due concetti, possiamo in qualche modo pensare che le nostre possibilità di scelta siano infinite, ma, al contempo, che il nostro destino sia già in qualche modo scritto. Sembra quasi naturale giungere a questo tipo di conclusione, ma solo perché la nostra concezione di tempo è lineare. Il tempo, però, è una quarta dimensione che noi possiamo percepire solo in maniera passiva, pur “navigandoci” dentro. Il tempo deve essere considerato come una quarta dimensionale spaziale, come indica Wells. Noi siamo in grado di percepire il mondo solo come individui ed è come individui che compiamo scelte che modificano tutta la nostra linea temporale. Abbiamo lo svantaggio di non poter verificare come sarebbero andate le cose se avessimo compiuto una scelta differente, ma la forza delle nostre scelte sta proprie in questa forza esclusiva. Ogni volta che scegliamo qualcosa, stiamo escludendo tutte le altre infinite possibilità, scrivendo quindi il nostro futuro e il nostro destino.

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