Da Saffo a “La luna e la gatta”: mix di pop e nostalgia

Calcutta, Jovanotti, Tommaso Paradiso. Quasi vengono i brividi a sentirli nominare tutti insieme, ma soprattutto ad ascoltare le loro particolari voci nella canzone La Luna e la gatta, prodotta con la collaborazione di Takagi e Ketra. Il singolo è stato pubblicato lo scorso 1 marzo 2019 e, in poco tempo, è diventato a dir poco travolgente, per via del suo ritmo coinvolgente e molto orecchiabile.

“La luna e la gatta”

Leggendo le parole, appare chiaramente che il testo voglia alludere a una storia d’amore non andata a buon fine. Purtroppo questa delusione ha anche delle ripercussioni, tutte quante espresse dall’io lirico della canzone che dice di stare affacciato ad una finestra come una gatta che si guarda intorno. In questo caso, però, l’atteggiamento non è guardingo, al contrario gli occhi sono rivolti alla luna che si riflette in un vaso. Il tutto si svolge, naturalmente, in una atmosfera notturna che induce a uno scandaglio dei propri sentimenti. Tuttavia, le immagini che si leggono tra le righe di questo brano richiamano alcuni dei versi più belli di Saffo, poetessa dell’antica Grecia.

Chi è Saffo?

Saffo è la poetessa, originaria dell’isola di Lesbo, famosa per aver fondato uno degli educandati più importanti del mondo greco,il tiaso. All’interno di questa scuola veniva impartita alle ragazze un’educazione, solitamente di tipo omoerotico, che doveva prepararle alla vita matrimoniale. In virtù di ciò, spesso, accadeva che la maestra (in questo caso, Saffo) si innamorava delle proprie allieve e vederle abbandonare il tiaso, una volta terminato il loro percorso, era per lei motivo di grande tristezza.

Il collegamento tra “La luna e la gatta” e Saffo

L’immagine della luna, nominata nel corso del ritornello, richiama il frammento 34 di Saffo. Al suo interno, infatti, viene descritta nel suo splendore di luna piena e, chiaramente, si tratta di un’atmosfera notturna, scura, in contrasto con il chiarore del satellite che, nella poesia, splende in cielo e, nel testo della canzone, si riflette in un vaso.

Ma non basta, poiché le parole della hit richiamano anche un altro frammento, il 31. La poetessa di Mitilene esprime con una impareggiabile abilità descrittiva tutti i sintomi che la afferrano quando vede, quasi come una gatta che sbircia, una delle sue allieve parlare con un uomo. Tale visione le provoca una serie di mali a livello fisico, tra cui l’impossibilità di parlare, il cuore che sobbalza, la vista che si appanna e altri sintomi che possono essere paragonati a quelli del brano musicale. Qui, l’io lirico può soltanto deglutire e singhiozzare. Così come Saffo si sente poco lontana dall’esser morta, anche nella canzone ci si chiede come si può stare vivi senza respirare. 

Intrigante è anche la vicinanza di immagini con il frammento 130a. Al suo interno si dice che Eros scioglie le membra della poetessa quando scorge l’allieva da lei amata, definita dolceamara creatura irresistibile. Il tutto si accosta bene al verso in cui Tommaso Paradiso dice di voler finire nel frullatore quando la persona a cui si rivolge lo guarda negli occhi.

A Jovanotti, invece, tocca nominare Venere, corrispondente di Afrodite. Si tratta della dea  a cui l’autrice di sublimi componimenti chiede di poter alleviare i suoi tormenti d’amore nel frammento 1.

Tuttavia, anche se l’allontanamento dalla persona amata causa sofferenza nelle voci poetiche in questione, queste serbano comunque un bel ricordo, seppur doloroso, delle loro storie. Mentre Saffo,nostalgicamente, si duole e rimembra i bei momenti con una delle sue allieve, il trio no. Anzi, nell’ultima strofa, tende a gridare e a sottolineare che, anche se non è stata una bella avventura, non può assolutamente negare che è piaciuta lo stesso.

Elisabetta Di Terlizzi 

 

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