Da Medellín al mondo intero: ecco come Pablo è diventato Escobar

A 28 anni dalla morte ripercorriamo l’ascesa e la caduta del “Re della cocaina”

membri della polizia colombiana con il cadavere di Escobar

Il 2 dicembre 1993 moriva Pablo Emilio Escobar Gaviria, ucciso da un’operazione di polizia che doveva catturarlo dopo l’evasione dal carcere. Ma come è diventato il re indiscusso del narcotraffico, così famoso che decine tra documentari, film e serie tv raccontano la sua vita?

i primi anni da criminale e il successo

Pablo Escobar nasce nel 1949 a Rionegro ma da adolescente cresce per le strade di Medellín. Comincia la sua carriera criminale commettendo piccoli furti e truffe e nel 1974 viene arrestato per furto d’auto, in seguito al quale è trasferito nel carcere di Ladera, dove incontra un importante contrabbandiere del luogo, Alberto Prieto. Dopo la scarcerazione, Escobar comincia a lavorare per Prieto e, grazie al contrabbando, viene a conoscenza del nascente business della cocaina, di cui diviene protagonista indiscusso. Corruzione e intimidazione caratterizzano il sistema colombiano durante l’apogeo di Escobar; egli infatti pratica un’efficace strategia nota come plata o plomo (soldi o piombo), che consiste nel proporre una alternativa a chi si trovava sulla sua strada: lasciarsi corrompere o morire.  Quando il suo impero raggiunge la massima espansione, la rivista Forbes stimava che fosse il settimo uomo più ricco del mondo, controllando l’80% della cocaina del mondo e il 20% delle armi che circolavano illegalmente; le stime indicano che il cartello di Medellín incassasse 30 miliardi di dollari l’anno al suo momento più alto. Ciononostante, Escobar era considerato un eroe per molti abitanti di Medellín, questi lo aiutavano spesso fornendogli coperture, nascondendo informazioni alle autorità, o in ogni altro modo. Pablo Escobar, interessato a essere amato quanto temuto, venne così mitizzato da buona parte della popolazione povera colombiana nonostante le stragi senza precedenti di civili, poliziotti e militari colombiani di cui era responsabile. Riuscì così a crearsi la fama di benefattore dei poveri ottenendo consenso politico, tanto da essere votato alla Camera dei Rappresentanti.

Pablo con il figlio davanti alla Casa Bianca

la guerra contro lo stato e i cartelli

Nell’estate del 1984 Escobar si stabilì in Nicaragua in quanto il governo sandinista di Ortega era disposto ad accoglierlo e da lì cominciò a studiare delle rotte per introdurre cocaina negli Stati Uniti d’America. È in quest’occasione che Escobar venne in contatto con il pilota americano Barry Seal, che agiva come informatore per le agenzie americane. In occasione della spedizione di un carico dall’aeroporto di Managua, Seal scattò delle fotografie a Escobar  insieme a funzionari del governo sandinista, fornendo una prova inconfutabile delle attività criminali del narcotrafficante.  Le foto pubblicate dai giornali colpirono non solo Escobar, ma anche il regime, che si vide costretto a cacciare il narcotrafficante dal Paese, per mettere a tacere le accuse di appoggio a un’organizzazione mafiosa. Il capo del cartello di Medellín stabilì perciò anche contatti con i cubani per importare cocaina da lì. Intanto in Colombia gli articoli contro di lui e le indagini continuavano e così continuavano anche gli omicidi e le intimidazioni da parte dei suoi uomini. Inoltre, il 13 gennaio 1988, un’autobomba esplose davanti all’edificio Monaco, una delle abitazioni di Escobar, uccidendo due persone; l’ordigno era stato piazzato da uomini del cartello di Cali. Il narcotrafficante non si trovava in casa, ma nell’esplosione rimasero coinvolti la moglie e i figli: la bomba segnò l’inizio del sanguinoso conflitto tra i due cartelli.

Nel 1991 Escobar si consegnò spontaneamente alle autorità colombiane per evitare l’estradizione negli Stati Uniti, consapevole che non avrebbe potuto avere la stessa influenza che ebbe in Colombia. Escobar fu rinchiuso nella sua prigione privata di lusso, La Catedral, che gli fu permesso di costruire come ricompensa per essersi costituito. Aveva infatti negoziato un accordo con il governo colombiano che prevedeva 5 anni di confinamento obbligatorio nella sua prigione in cambio di non essere estradato.Ciò provocò uno scandalo, tanto più che Escobar mostrava ben poco rispetto per gli accordi, essendone uscito più volte per assistere a partite di calcio, fare compere a Medellín, frequentare luoghi pubblici e feste. Sulla stampa locale apparve un articolo con foto della cella piena di ogni comfort, nel quale si rivelava che Escobar aveva fatto uccidere molti suoi soci in affari che erano andati a trovarlo a La Catedral.

la fine

Il 22 luglio 1992 il governo decise di spostare Escobar in una prigione più convenzionale, ma i suoi contatti gli permisero di conoscere gli intenti del governo e di evadere al momento giusto da La Catedral. Nello stesso anno il reparto speciale dell’esercito statunitense Delta Force (e poi anche quello della marina dei Navy SEAL) furono dispiegati per la sua cattura. Con l’acuirsi del conflitto crebbe il numero dei suoi nemici e un gruppo conosciuto come Los Pepes, che riuniva i perseguitati da Pablo Escobar e dai suoi complici, cominciò una sanguinosa campagna nella quale più di trecento tra collaboratori e parenti di Escobar vennero uccisi e gran parte delle loro proprietà distrutte. Alcuni osservatori,  affermano che i membri del Bloque de Búsqueda (unità delle operazioni speciali della polizia colombiana istituita appositamente per catturare Pablo Escobar dopo la fuga da La Catedral) e delle intelligence statunitense e colombiana, fossero collusi con Los Pepes. Questo coordinamento sarebbe stato raggiunto tramite la condivisione delle informazioni di intelligence, per permettere ai Los Pepes di smontare la macchina organizzativa che proteggeva Escobar e i pochi alleati rimasti. A ogni modo, la guerra contro Escobar terminò il 2 dicembre 1993, quando la polizia colombiana, utilizzando la tecnologia della triangolazione radio fornita dagli Stati Uniti, lo localizzò e circondò in un quartiere borghese di Medellín. Ne seguì uno scontro a fuoco con Escobar e la sua guardia del corpo, con i due che malviventi tentarono di fuggire correndo attraverso i tetti delle case adiacenti per raggiungere una strada secondaria, ma entrambi furono uccisi dalla polizia nazionale colombiana. Escobar venne raggiunto da colpi d’arma da fuoco alla gamba, al busto e da un colpo alla testa che fu quello fatale: i parenti sono convinti, a causa di quest’ultimo colpo, che Pablo si sia in realtà suicidato, per morire con onore. Dopo la morte del suo leader, il cartello di Medellín si frammentò e il mercato della cocaina presto venne dominato dal cartello di Cali fino alla metà degli anni novanta, quando anche i leader di quest’ultimo furono uccisi o catturati.

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