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La conquista del West: vediamo come il “Destino manifesto” incise sulla rimozione indiana

La conquista del West: vediamo come il “Destino manifesto” incise sulla rimozione indiana

Può un ideale avere una svolta sul piano pratico? Ecco come dall’eccezionalismo americano si è passati alla rimozione indiana.

Emanuel Leutze, Westward the Course of Empire takes its Way, 1860.

Il 2 dicembre è una data che accomuna due dei discorsi parlamentari che più influirono sulla conquista del West. Nel 1823 il presidente Monroe rende nota la sua dottrina anti-europea, mentre nel 1845 il presidente Polk la applicherà per una pesante espansione ad ovest.

Il “Destino manifesto”

Per “Destino Manifesto”, si intende quella credenza statunitense che trova le basi nell’eccezionalismo americano e nella volontà di rimodellare il mondo a immagine e somiglianza degli USA. Un motto, se così si può dire, che rappresenta il processo di espansione territoriale verso Ovest, forse la pagina di storia americana più conosciuta in assoluto, siamo nella gloriosa epoca della conquista del West

Chi sosteneva quel cosiddetto continentalismo, era fermamente convinto che fosse un’azione buona e anzi inevitabile e ovvia, da qui il termine di “Destino manifesto”. In questo processo non può non avere un ruolo centrale la politica, ma per arrivare ad una espansione tutta americana, il primo passo era allontanare l’Europa dagli affari statunitensi. Questo lo scopo della dottrina Monroe, formulata nel 1823 dal presidente omonimo, con l’intenzione di avvertire gli europei che il continente americano non era più a loro disposizione. 

Ebbene, tale dottrina e il “Destino manifesto” sono strettamente correlate, specie dopo il 2 dicembre 1845, quando James Knox Polk, presidente dal 1845 al 1849, lega le due questioni rafforzando così l’idea di una conquista del West da imporsi in maniera aggressiva. Ma se da una parte l’Europa perdeva i suoi possedimenti in America del Nord, i nativi di quelle terre perdevano i loro villaggi, la loro libertà e la loro stessa vita in quelle sanguinose battaglie che caratterizzano l’epoca di cui stiamo parlando.

Mathew Benjamin Brady, Ritratto fotografico di James Knox Polk, 1849.

La conquista del West e la rimozione indiana

Sebbene l’intenzione iniziale, quella del presidente George Washington. fosse di espandersi solo dietro atto legale nei territori indiani, nella realtà dei fatti non fu sempre così utopicamente facile. I nativi vennero sì incoraggiati a vendere le loro terre e di accettare quella “civilizzazione” imposta, ma riorganizzare una società di cacciatori e trasformarla in una di agricoltori era un’idea che ben presto incontrò il forte dissenso dei pellerossa. 

Il processo di trasformazione si basava sull’eventuale disponibilità di terra in base alle attività da loro svolte, e di conseguenza un aumento o meno di terre da poter conquistare in modo legale. Inutile dire che questo non funzionò, la strada dell’uso della forza era ormai spianata verso quella rimozione indiana, che non faceva altro che considerare le tribù native come un ostacolo al “Destino manifesto”. 

La stessa idea popolare vedeva i pellerossa come dei selvaggi da separare dalla società bianca, veniva resa possibile dai nuovi acquisti dai possedimenti europei, dunque l’allargarsi della frontiera americana sembra coincidere con un progressivo spostamento forzato verso ovest delle tribù indiane. Processo che non mancò di avere la guerra come fattore decisionale di prim’ordine, guerra che per forza di cosa andò a presentarsi come fortemente sbilanciata in termini di tecnologie ma non necessariamente in quanto a tattiche.

Fonti: https://www.farwest.it/?p=316

Armi e tattiche a confronto

L’epoca di cui stiamo parlando, quella intorno alla metà dell’800, è caratterizzata da una vera e propria rivoluzione delle armi sia in termini qualitativi che quantitativi. Le innovazioni migliorarono la facilità di carica e la rapidità di fuoco oltre all’accuratezza dei nuovi proiettili pensati appositamente. Inizialmente tutto ciò avvenne a partire dall’Europa, mentre gli Stati Uniti erano ancora molto indietro sebbene la domanda di armi da fuoco proveniente dai suoi cittadini fosse alta per via della pratica della caccia e dal pericolo indiano sulla frontiera. C’è da dire che nel campo militare, fu solo la guerra civile americana che incentivò una produzione rapida di fucili dalla scarsa qualità, anche se in pochi sopravvissero dopo la fine del periodo bellico, aprendo però la strada ad una vera e propria cultura delle armi.

Quella tra tribù indigene ed esercito euro-statunitense, era una guerra che a più riprese si è svolta nel giro di due secoli su più fronti del territorio dell’America centro-settentrionale, dalle foreste alle grandi pianure. In un’America ancora fortemente frequentata dagli europei, i pellerossa erano soliti trattare con loro in cambio di armi da fuoco di scarsa qualità, talvolta sostituiti con esiti poco floridi ai loro archi e frecce. Questi infatti rappresentavano un vero e proprio flagello, specie nel periodo precedente alla rivoluzione delle armi, si parla addirittura di ben dodici frecce scoccate nello stesso tempo di una carica di un moschetto. Ma la loro capacità di combattere a cavallo mal si coniugava con quei rudimentali fucili e dunque molto si faceva affidamento alle armi bianche e ai combattimenti corpo a corpo, pratica che vedeva gli indiani di gran lunga superiori agli statunitensi. 

Come dicevamo, con la fine della guerra civile, gli USA traboccavano di armi e bisogna pensare che di queste innovazioni anche i pellerossa trovassero dei vantaggi. Non a caso è in questo periodo che l’ago della bilancia non sembri pendere, l’equilibrio creatosi aveva come fattori non solo la capacità degli Yankees di procurarsi armi e munizioni, a differenza degli indiani che invece dovevano comprarli o rubarli, ma anche le caratteristiche singole dei combattenti, con una forte differenza di addestramento e capacità combattive nel caso degli indigeni. Situazione di stallo che durò ben poco, fin quando il progressivo espandersi ad ovest decretò lo sterminio di quei bisonti, base del sostentamento delle tribù.

La cavalleria statunitense all’inseguimento degli indiani, 1876. Stampa da The United States Army and Navy, Akron, Werner Company, 1899.

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