Una delle domande esistenziali più difficili può trovare risposta solo in qualcosa di molto personale.

Sin dall’alba dei tempi, da quando nasce la filosofia, una delle risposte più ricercate è quella che risponde alla domanda “che senso ha la nostra esistenza?”. Le risposte sono state molte, ma nessuna molto soddisfacente. Questo perché una risposta valida per alcuni, non lo è per altri. Alcuni trovano il senso nella religione, altri nella realizzazione di se stessi e altri ancora in nessuna di queste due cose. Il senso della vita, dell’esistenza, si vuole che sia una cosa in comune per tutti gli uomini. Si pensa che la ad ogni domanda, posta in maniera totalmente completa e non arbitraria, trovi una risposta comune che possa andare bene per ogni individuo. L’errore si potrebbe trovare proprio in questa pretesa. Si può infatti rispondere ad alcune domande esistenziali, ponendo però delle alterazioni nell’interpretazione delle risposte date. Poniamo quindi un punto focale sull’unica risposta che potrebbe avere sfumature diverse per ognuno, ma rimanere comunque una risposta unica per tutti.
L’assurdità dell’esistenza
Jean Paul Sartre scrive uno dei libri più intricati da seguire del novecento. “La nausea” è infatti un libro di filosofia esistenzialista che pone i pensieri del protagonista al centro di flusso di coscienza perpetuo. Il libro, per quanto breve, si riempie di domande e possibili risposte che non arrivano mai ad un dunque. Il punto fondamentale del romanzo è proprio la presa di coscienza, da parte del protagonista, di una gratuità dell’esistenza, che perde di significato. Ogni cosa esiste solo per esistere, senza avere un significato o una funzione. Questa presa di coscienza fa sprofondare il protagonista in una condizione di disagio esistenziale, che viene per l’appunto chiamato “nausea”. Da questa profonda presa di coscienza, ci si rende conto che, se nulla ha senso, allora tutto ciò che l’uomo compie, seguendo la propria libertà, ricade sull’uomo stesso. Non c’è una ragione più alta che deresponsabilizza le scelte compiute dall’uomo.

Esistere nella società
Per alleviare l’impossibilità di rispondere a domande più grandi di sé, l’uomo si riunisce in società. La società costituisce ciò che dà significato alle azioni dell’uomo. Vivendo in società, l’uomo si attribuisce una funzione, più o meno essenziale, che consente alla società di continuare a sostentarsi e a funzionare. Questo rimane però un costrutto dell’uomo. La vera faccia della realtà è in effetti però ancora caotico. Tutto quello che si attribuisce all’uomo è qualcosa di creato dall’uomo. Le etichette vengono infatti scartate da Sartre, rifiutando di seguire le etichette e le definizioni con cui vogliamo normalmente leggere il mondo. Leggere il mondo in questo modo significa non voler cogliere la realtà, ma solo seguire qualcosa che l’uomo ha inventato per non andare oltre e vedere il vero caos dell’esistenza. L’unica via di uscita che il protagonista riesce a vedere è l’arte. L’arte è l’unico modo che l’uomo ha per dare ordine al caos. Non si tratta però di una verità assoluta, ma un libero atto creativo dell’uomo per interpretare il caos e ordinarlo.
Il senso proprio dell’arte
Come il protagonista de “La nausea” di Sartre, anche il protagonista del manga “Blue Period” realizza quanto l’arte possa riempire la vita umana. Il protagonista ha come un’epifania, rinunciando alla sua vita precedente in favore dell’arte. Rifiuta una vita sicura, un percorso di studi che sicuramente lo avrebbe portato ad un futuro sicuro e vincente, per dedicarsi all’arte. La scelta è dovuta alla convinzione che anche se la vita che ha abbandonato lo avrebbe portato sulla strada del successo, lui in realtà non prova alcuna passione. L’arte riesce a fargli vedere la vita a colori. Attraverso l’arte realizza quanto il significato attribuito alle cose abbiano valori diversi. Entrambi i protagonisti si sentono alienati dagli altri e da se stessi, attraversando momenti di solitudine e crisi identitaria. L’arte rappresenta una possibile via d’uscita dall’insensatezza del reale, anche per dare forma alle proprie emozioni e costruire un senso personale in un mondo che non ne offre di preconfezionati. In entrambi i casi, l’arte non è fuga, ma atto di libertà e affermazione esistenziale.