Non sappiamo se gli alieni esistono, ma il cinema ci ha fatto comunicare con loro in diverse maniere.

L’esistenza degli alieni non è una cosa certa. Gli astronomi non si pronunciano con sicurezza su questa materia. In compenso il cinema, così come il piccolo schermo e opere cartacee, ci hanno permesso di fantasticare su di essi. Il principale problema quando si tratta di alieni è la possibilità di comunicare con essi. In effetti non si sa che lingue possano parlare e in che modo possiamo interagire con loro. Non sapendo nulla sul genoma è anche impossibile capire in che modo essi comunichino tra di loro in principio. Sono numerose le opere in cui questo problema arriva a diverse conclusioni. In alcuni casi è il problema primario, così come avviene in “Arrival”, ma in altri casi non ci si pone proprio il problema, come con il kryptoniano Superman. Esiste però una teoria che vorrebbe nella mente umana (e forse anche extraterrestre) dei principi di grammatica universali, che consentirebbero in un certo grado la comunicazione tra terrestri e alieni.
Linguistica aliena
Tra i vari film che trattano la vita extraterrestre “Arrival” è l’unico che si concentra su come gli alieni possano comunicare con noi. Nella maggior parte dei film di Hollywood si dà quasi per scontato che la comunicazione possa avvenire: gli alieni parlano inglese oppure si utilizzano dispositivi di traduzioni simultanea. Solo la fantascienza accetterebbe queste ipotesi. In “Arrival” tuttavia la protagonista è proprio una linguista. Tramite le sue esperienze a stretto contatto con gli alieni giunti sulla Terra è possibile uno scambio di comunicazioni. A differenza delle lingue terrestri conosciute, gli alieni in questione hanno un metodo diverso per comunicare. Se infatti le nostre lingue sono sequenziali, ovvero poniamo parola dopo parola per costruire una frase, gli alieni utilizzano un metodo circolare. Le frasi degli alieni sono come dei cerchi d’inchiostro nero. La variazione di alcune linee o macchie sono come delle parole o dei significanti diversi. Un tema trattato nella pellicola è il determinismo linguistico. Questa teoria vorrebbe che il modo di parlare possa influenzare il pensiero. Si tratta di una tesi non convalidata e sicuramente non avverrebbe come lo vuole il film. Quando la protagonista capisce il modo di comunicare degli alieni, anche la sua prospettiva del tempo non è più lineare (come il suo modo di parlare), ma diventa circolare, riuscendo a percepire il tempo in maniera diversa.

La placca di Pioneer
Un modo per comunicare con gli alieni è stato studiato. Generalmente gli scienziati provano a mandare segnali radio nel cosmo, sperando che qualche forma di vita intelligente possa intercettarli e mettersi in contatto con noi. La verità è che non possiamo sapere in che modo essi comunicano e anche se avessero già provato un contatto potremmo essercelo persi. Un metodo fuori dall’ordinario è rappresentato dalla cosiddetta placca di Pioneer. Si tratta di una lastra di alluminio con un strato protettivo in oro sulla quale sono raffigurati un uomo e una donna, accompagnati da alcune informazioni che dovrebbero in qualche modo ricondurre al nostro pianeta. Due copie di questa lastra sono state posizionate rispettivamente su Pioneer 10 e 11. Sono due sonde spedite oltre il sistema solare negli anni ’70. Ad oggi, dopo 50 anni, ancora nessun alieno è riuscito a contattarci. La cosa curiosa della placca è che l’unico simbolo su cui si hanno dubbi di comprensione è una freccia. Per noi è un simbolo abbastanza immediato, ma per vite extraterrestri potrebbe non essere altrettanto. La nostra concezione del simbolo è dovuto all’uso che avevano gli indiani d’America: scoccare una freccia per indicare la direzione di marcia.

Grammatica universale
L’idea di una grammatica universale è dovuta a Noam Chomsky, colonna portante del pensiero generativista. Secondo il linguista, alla nascita del bambino, tutti i principi delle grammatiche risiedono già nella mente. Il bambino in questo modo può imparare una lingua con pochissimi input esterni. Anche per questa ragione l’essere umano può essere creativo con la propria lingua. Conoscendo infatti le basi della grammatica è possibile derivare parole da altre parole o modificarle per esprime concetti più ampi. L’obiezione più frequente a questa teoria è: se i principi regolano una grammatica universale, allora perché le lingue sono diverse e non se ne parla una sola comune? La risposta è che i principi innati sono gli stessi e sono immutabili, ma ad ogni principio possono corrispondere parametri diversi e le diverse impostazioni dei parametri portano le lingue a diversificarsi tra loro. Potrebbe anche essere dovuto ad una pressione comunicativa diversa, quindi una risposta esterna alla grammatica, che trova un modo diverso da lingua a lingua nel rispondere alla stessa pressione esterna. D’altronde in natura ci sono esigenze comuni a tutti gli animali, ma ogni animale trova una risposta diversa per affrontare lo stesso problema.
Se la teoria dovesse risultare vera, allora potremmo estendere la grammatica universale ad effettivamente tutto l’universo. Se gli alieni classici del cinema dovessero essere quelli più plausibili, allora anche la struttura nervosa dovrebbe essere simile a quello di un umanoide. In tal senso potremmo pensare che i principi innati siano uguali anche per loro. La fantascienza conferma e confuta al contempo questa teoria, preferendo teorie più fascinose che sul grande schermo possano creare più stupore. Ad oggi, però, il determinismo linguistico trova più contrasto, mentre la teoria Chomskiana viene indagata come plausibile.