Il Superuovo

Da dove prende spunto il famoso Joker: le possibili affinità con i buffoni del Medioevo

Da dove prende spunto il famoso Joker: le possibili affinità con i buffoni del Medioevo

Chi è Joker? E quante volte lo abbiamo visto in tv, rappresentato o disegnato? Di certo è una figura molto ammaliante, ma ecco da dove potrebbe affondare le sue radici. 

Joker - Joaquin Phoenix | Trate de pintar a este personaje (… | Flickr

Quando si parla di Joker -in riferimento alla produzione cinematografica- si apre un vero e proprio dibattito, atto a sancire quale dei tanti sia il “migliore”. Quello che poche volte ci si chiede è da dove derivi una figura così stigmatizzata e soprattutto quanto tempo ha impiegato per arrivare fino a noi.

Come nasce Joker?

Joker è un personaggio immaginario, nato dalla collaborazione tra Bob Kane, Bill Finger Jerry Robinson. Il suo esordio risale al 1940, nel primo volume della serie a fumetti Batman, della DC Comics. Si tratta di un clown dall’aspetto più che caratteristico e facilmente riconoscibile; uno dei supercriminali più famosi, che ha avuto diverse rappresentazioni e interpretazioni, tanto da avere “vita propria” anche al di fuori dell’impalcatura originale. Nella prime versioni italiane del fumetto, addirittura, si è optato per una traduzione del nome, adattandolo alla carta da gioco: Jolly.

By greyloch from Washington, DC, area, U.S.A. – Arkham City Joker, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=34556460

Joker nel cinema

Come detto prima, i Joker cui possiamo far riferimento quando ci si basa sul cinema sono tanti. L’ultimo, uno dei più chiacchierati e discussi, è quello di Todd Philips (2019) caratteristico per la sua risata conturbante e per l’interpretazione di Joaquin Phoenix. Questo però, com’è ben noto, non è l’unico. In tanti si sono ispirati ai fumetti della DC Comics e i risultati, seppur diversi, hanno tutti qualcosa da raccontare e delle peculiarità proprie. Tra i più famosi -senza citarli tutti- possiamo inserire anche quello interpretato da Heath Ledger e da Jack Nicholson. In riferimento a questi, ci concentreremo sul loro abbigliamento e caratteristiche, per vedere quante assonanze possono esserci con un loro antenato: il buffone.

Il buffone

Anche qui, è molto difficile concentrarsi su una singola categoria e tipologia e soprattutto scegliere un’altezza cronologica ben precisa. E’ per questo che ci rifaremo agli aspetti più sostanziali, alle peculiarità più importanti e ai fili conduttori. In generale, il buffone, è una figura itinerante, che si sposta da un luogo ad un altro seguendo sia dei calendari festivi che le occasioni che potevano dargli maggior profitto. In realtà non era un personaggio stipendiato, poiché viveva ai margini della società. Solitamente veniva ricompensato e la ricompensa variava a seconda del contesto e da chi veniva elargita: potevano essere degli abiti, così come delle terre o dei denari. Partendo da questo presupposto, la sua figura di nomade è ancora una volta confermata, ma quello che sicuramente colpisce di più di questo personaggio è il suo abbigliamento, inutile negarlo. Ciò che subito creava un divario tra il buffone e il resto della popolazione era il tipo di vestiario. Questi portavano dei vestiti bicolori -che per esempio venivano vietati ai chierici- capelli rasati, scarpe a punta -da una certo secolo in poi- bastoni come alter ego e via dicendo.

Tra i colori che meritano maggiore attenzione, il verde e il giallo. Come riporta Saffioti il giallo ricorda lo zafferano, che a sua volta veniva considerato dannoso per il sistema nervoso, perché conduceva a risata. Il verde, da canto suo, era simbolo di follia. Sia nel personaggio di Nicholson che in quello di Ledger il verde non manca, basta pensare ai capelli. Ovviamente anche il trucco fa la sua parte, che in un certo qual modo funge da “maschera” visto che si ripropone sempre allo stesso modo. Al di là dei colori e dell’abbigliamento che, ovviamente, deve rispecchiare canoni più “contemporanei” l’attributo più importante è quello della follia. I buffoni vengono descritti come individui quasi impossibilitati a distinguere la realtà dalla finzione ed è questa la giustificazione per alcuni dei loro comportamenti, declinata poi -dato il periodo- in chiave religiosa. La follia è l’elemento predominate sia dell’archetipo (in questo caso il personaggio della DC Comics) sia di tutti i suoi discendenti che, con il loro sguardo a volte perso a volte carico perdizione, hanno segnato intere generazioni.

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