Da Bowlby a Oliver Twist: la teoria dell’attaccamento come denuncia alle istituzioni

Nell’Inghilterra della prima metà dell’Ottocento un ragazzino di nome Oliver Twist combatteva contro l’educazione negli orfanotrofi.

Un argomento rinomato tra i giovani autori dell’Inghilterra del primo Ottocento, era incentrato sui cosiddetti outcast of the society, coloro che nella società restavano fuori per i più svariati motivi. Ladri, prostitute, orfani. L’argomento arrivò alle orecchie del famoso psicanalista John Bowlby che colse la palla al balzo per discutere di istituzioni.

Bowlby: la teoria dell’attaccamento spiegata in breve

John Bowlby visse nella Londra del Novecento da psicanalista e si ritrovò a prestare servizio, con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in un gruppo di giovani i cui genitori erano stati più che assenti. Il suo contatto con queste realtà, gli permise di capire e di prendere a cuore una situazione che attanagliava l’Inghilterra dell’epoca, ma che è valida ancora oggi: la deprivazione genitoriale. Nasce così, dopo vari studi, la famosa teoria dell’attaccamento. La teoria ha come punto centrale un rapporto particolare che si instaura tra bambino e figura di attaccamento (di solito corrispondente alla madre), ponendo per la prima volta la psicanalisi sotto un ottica sperimentale sullo sviluppo della personalità nei bambini. Chiamiamo comportamento di attaccamento la parte visibile della teoria che comprende l’insieme di quei comportamenti messi in atto, in relazione ad una figura di riferimento, che posso andare dal pianto per la perdita o allontanamento al volere la scoperta nel momento in cui ci si sente sicuri. L’attaccamento ha una base innata, ma si sviluppa in varie fasi, fino ai tre anni, determinando il comportamento futuro del bambino nei rapporti con il prossimo. Nei primi mesi il bambino non discrimina le varie figure, distinguendo solo gli esseri umani come tali. Dal sesto mese inizia a svilupparsi un attaccamento che avrà come protagonista una figura principale, ma che si allargherà anche ad altri membri della famiglia. È importante notare come non sia la quantità di tempo trascorso con il bambino a formare l’attaccamento, ma la qualità: basta che una madre passi anche solo il pomeriggio con il proprio figlio fornendo cure e rispondendo ai bisogni per creare attaccamento rispetto alle operatrici degli asili o alle babysitter. 

Le varie tipologie di attaccamento evidenziate dalla “Strange Situation”

Esistono varie tipologie di attaccamento che è stato possibile registrare grazie ad un test chiamato Strange Situation in cui un bambino di un anno veniva posto in una stanza gioco con la madre e a questa veniva chiesto di allontanarsi per osservare la reazione in allontanamento e riconciliazione.

  • Attaccamento sicuro: si osserva in bambini con genitori sensibili ed attenti ai bisogni.  I piccoli soffrono al distacco e si lasciano consolare al ricongiungimento tornando nella fase di esplorazione in modo naturale.
  • Attaccamento evitante: i bambini danno pochi segni di angoscia per la separazione e ignorano la madre anche nel momento del ricongiungimento, assorbiti completamente dal gioco.
  • Attaccamento ambivalente: sono bambini fortemente angosciati dalla separazione che nel momento di ricongiungimento risultano inconsolabili alternando rabbia e forti strette al corpo della madre.
  • Attaccamento disorganizzato: è una tipologia di attaccamento distaccata dalle altre e osservata solo negli ultimi anni, è caratterizzata da comportamenti diversi come restare paralizzati o compiere azioni stereotipate.

Dickens denuncia le condizioni di vita dei poveri in Inghilterra

Una giovane donna partorisce un figlio maschio in una workhouse morendo subito dopo e il cui figlio, battezzato Oliver Twist, viene cresciuto fino a nove anni in un orfanotrofio. Dopo un adozione difficile da uno spazzacamino succube della moglie da cui non riceve le cure tanto necessarie, scappa a Londra. Finisce in una banda di ladri e partecipa con loro ad un furto di massa venendo accusato ingiustamente. Sembra trovare un uomo giusto che voglia adottarlo, il signor Brownlow, che, oltre a battersi per lui, riuscirà anche a scoprire le sue vere origini. Oliver ha ereditato, infatti, una fortuna da suo padre, che in punto di morte, lo nomina come unico erede. Dopo aver trovato finalmente una base sicura e aver riconquistato quella sicurezza in sé può finalmente dare una svolta alla sua vita ed iniziarne una nuova e migliore con persone che tengono a lui e gli vogliono bene.

Bowlby spiega il passato criminale di Oliver con la deprivazione materna

Bowlby analizza casi in cui la figura di attaccamento è stata completamente assente rendendo questa assenza responsabile del comportamento scorretto dei ragazzi. Il caso di Oliver Twist è uno dei tanti che spiega come la deprivazione materna possa avere effetti disastrosi su un bambino. Dopo cure artificiali nell’orfanotrofio, un’istituzione che all’epoca non proteggeva né si occupava dei bambini in modo doveroso, si ritrova in una banda di ladri, come Bowlby aveva previsto. Bowlby non può che fare un accostamento tra i casi dai lui studiati e Oliver. Fortunatamente la rabbia di Oliver viene incanalata giustamente in buone esperienze, in particolare nella voglia di libertà e nella fuga. La storia si chiude con la tomba della madre di Oliver a cui può finalmente dire addio. Dopo aver ricostruito una base sicura con le due figure positive che ha incontrato tra varie peripezie, ha imparato a metabolizzare il lutto. Oliver ripercorre davanti alla tomba la sua infanzia, salutandola, proprio come il percorso di psicoterapia cerca di far fare ai pazienti, ricordando come una parte dei nostri cari rimane sempre dentro di noi.

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.