Da Bernardino Ramazzini ai nostri giorni: la continua evoluzione della Medicina del lavoro

Uomo e ambiente vanno di pari passo: Bernardino Ramazzini colse questo parallelismo fondando la medicina del lavoro.

Tutto ciò che ci circonda è intriso di storia, anche la medicina. Tra il XVII e XVIII nasce la vera e propria medicina del lavoro, una branca specifica che dà voce e importanza a una classe sociale spesso trascurata nei secoli precedenti: gli operai. Tutto ciò ce lo ricorda il Corriere della Sera del 20/09/2020.

La prevenzione è la prima arma contro i malanni

I musei di Palazzo Pio in provincia di Modena celebrano fino al 6 gennaio 2021 Bernardino Ramazzini, uno dei tanti medici che ha contribuito senza dubbio allo sviluppo e maturazione delle scienze mediche. Nacque a Carpi (MO) il 4 ottobre del 1633 e iniziò la sua carriera all’Università degli Studi di Parma, dove si laureò in medicina nel 1659.

Lo scienziato, ma anche scrittore e accademico italiano, notò l’insorgenza di varie patologie nei giovani e anziani lavoratori causate dai materiali o sostanze con cui venivano a contatto.

A questo proposito, Ramazzini scrisse un trattato intitolato ’’De mortis artificio diatriba’’ analizzando le malattie professionali di 55 mestieri del tempo scoprendo non solo che ciascun lavoratore fosse esposto in maniera diversa a seconda del lavoro svolto ma anche che la gravità della patologia dipendesse dalle condizioni fisiche dell’operaio.

Il testo preme sull’importanza di raccogliere la storia lavorativa di ogni paziente, sulla prudenza della terapie con l’aggiunta di consigli utili su delle terapie mirate.

Il pensiero ramazziniano, inoltre, mette in luce l’importanza di tener conto dei rischi di ogni patologia, quindi il medico modenese parlò per primo di prevenzione, fondamentale in ambito lavorativo. La famosa frase ’’longe præstantius est præservare quam curare’’ (prevenire è di gran lunga meglio che curare) descrive al meglio la ’’filosofia’’ della medicina del lavoro di oggi.

I fattori eziologici alla base della patologia

L’ABC di ogni patologia prevede di stabilire l’eziologia, diagnosi e cura quindi la terapia da adottare. Il primo punto si occupa di individuare la causa che ha scatenato il malessere, da una semplice emicrania a un impegnativo trauma cranico, ad esempio.

In particolare, i fattori eziologici si distinguono in intrinseci cioè propri del nostro corpo già alla nascita (genetici) ed estrinseci ossia provenienti dall’esterno. Questi ultimi possono dipendere da cause fisiche come le radiazioni oppure chimiche come l’amianto che negli anni 2000 nel Monferrato ha causato il mesotelioma pleurico, un tumore molto grave.

Alla lista si aggiungono le cause alimentari e biologiche, in quest’ultimo caso un esempio è l’helicobacter pylori, agente eziologico del carcinoma allo stomaco, che ha dato filo da torcere a cavallo tra gli anni 90 del novecento e il duemila.

Nella medicina del lavoro l’eziologia delle patologie è un vero e proprio punto caldo tanto che Sir Percival Pott, noto medico-chirurgo dell’800 accese ancor di più la fiamma durante la rivoluzione industriale inglese. Egli pubblicò le sue osservazioni relative all’incidenza di carcinomi allo scroto tra spazzacamini dopo 20/30 anni di lavoro. Si sta parlando, infatti, del primo vero e proprio tumore professionale causato dall’esposizione a benzopirene, una sostanza molto tossica.

Questo composto è un cancerogeno chimico presente nel carbon-fossile quindi oltre che nella fuliggine dei camini anche nei fumi dei motori a scoppio. Nel corso degli anni quindi gli spazzacamini o i lavoratori esposti assorbono questa sostanza che si concentra nelle ghiandole sebacee causando quindi il tumore.

Un rischio non fisico ma psicologico: il mobbing

In un primo momento quando si pensa al medico del lavoro si immagina un uomo o una donna impegnato nella prevenzione e cura di infortuni, di traumi per lo più fisici ma non è sempre così. La figura professionale, infatti, si trova spesso davanti a fenomeni di violenza psicologica.

Il mobbing, termine inglese che denota un comportamento aggressivo volto a colpire la dignità di una persona, molto spesso di un collega, è molto diffuso in Italia.

In alcuni casi può sfociare in violenza fisica ma la maggior parte delle volte colpisce la sfera psichica, ’’uccidendo’’ quindi l’anima di una persona. Si tratta quindi di continue umiliazioni, insulti fino a emarginazioni della vittima stessa. Talvolta l’aggressore sfrutta la propria posizione lavorativa, si parla di mobbing dall’alto (o bossing) in cui colui che ha più autorità sovrasta gli altri.

Per tutelare la sfera sia fisica che mentale del lavoratore in Italia sono state elaborate delle norme specifiche. La normativa prevede che ogni azienda o datore di lavoro nomini un medico del lavoro o specializzato in un altro settore affine per garantire l’incolumità del dipendente in ogni ambito.

Il decreto legislativo 81/08 oltre che sancire questo diritto inviolabile ha ridotto drasticamente i casi di infortunio spesso anche mortali oppure nella sfera psicologica i fenomeni di stress lavoro-correlato. La medicina del lavoro, infatti, mette in primo piano da sempre la valutazione dei rischi, un piano d’azione ’’a priori’’.

Prevenzione e cura si trovano a due bracci della stessa bilancia: quando prevale la prevenzione si riduce il numero di coloro che hanno bisogno di cure in ambito lavorativo.

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