CRISTOFORO COLOMBO AKA TURISTA PER CASO: SCOPRIAMO QUATTRO CURIOSITÀ SUL PIÙ FAMOSO DEI VIAGGIATORI INCONSAPEVOLI

Il permesso dei sovrani? Eccolo. Tre barche? Ci sono. Una rotta? Eccola qua. E allora cosa potrebbe andare storto? Niente andò come aveva previsto il povero Cristoforo Colombo, eppure senza accorgersene fece lo sbaglio più importante storia.

Le tre caravelle di Colombo: Niña, Pinta e Santa Maria.

Nonostante l’intervento di Amerigo Vespucci a porre rimedio al madornale errore di Colombo, rendendosi conto che quella non era decisamente l’India, a Colombo deve essere riconosciuta la straordinarietà della non-scoperta. Nonostante il suo coraggio, nel 1492 Colombo intraprese un viaggio verso il vuoto, per niente sicuro di non cadere giù oltre il bordo delle colonne d’Ercole. Inoltre il mercante non era per niente uno stinco di santo, specialmente con i nativi d’America, e, nonostante l’errore, il vero motivo del suo viaggio andò in qualche modo a segno.

ALCUNI SONO CONVINTI CHE FOSSE PORTOGHESE

Ma come? A parte l’evidente sbaglio di rotta, è indubbio che l’America fosse il frutto della scoperta di un italiano. Genovese, per la precisione, nato il 26 agosto 1451 e morto in Spagna nel 1506. Oppure no? L’ultima ipotesi campanilistica lo vuole invece nato in Portogallo, in un paese chiamato “Cuba”, chiamandosi non Cristoforo Colombo, ma niente poco di meno che Salvador Fernandez Zarco. Il paese ne divenne talmente convinto da erigere nel 2006 una statua di due metri in suo onore, presentando all’opinione pubblica dei registri in cui erano contenute prove dei suoi natali. La tesi è comprovata da diverse prove storiche ancora senza conferma. Come mai il figlio di Colombo sposò senza problemi una donna castigliana? E come mai riuscì a farsi mandare alla corte dei re spagnoli? E come mai tutti i luoghi da lui scoperti ebbero nomi portoghesi invece che nomi italiani? La storia secondo i portoghesi è molto diversa. Il piccolo Salvador nacque nel 1448 fuori dal matrimonio e fu salvato dal nonno materno, che lo mandò in mare per evitare la vergogna. Nel 1479 sposò la figlia di un governatore da cui ebbe il primo figlio. Nel frattempo era nata una furiosa rivalità tra il padre naturale e il re Giovanni II, conflitto che mise in pericolo la vita di Salvador, costretto a cambiare nome in Cristoforo Colombo (Cristovao Colom) per scappare. Dopodiché sotto questo nome intraprese il famoso viaggio verso il nuovo mondo. Ipotesi indubbiamente interessante, nonostante i toni da soap opera.

La statua di Colombo a Cuba, Portogallo.

IL VERO MOTIVO DEL SUO VIAGGIO FU IL CRISTIANESIMO

Ovviamente per intraprendere un viaggio del genere, con navi, uomini e mezzi bisognava che Colombo fornisse una qualche sorta di garanzia a Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, sovrani di Spagna. Secondo i suoi diari sembra ovvio che questa garanzia fosse la promessa dell’oro. Nel suo diario egli annota già all’indomani della scoperta: «Facevo attenzione e cercavo di comprendere se avessero dell’oro» affermando di non voler perdere tempo e iniziare subito ad esplorare alla ricerca di preziosi. Sembra quindi solo la prospettiva di arricchirsi a muovere Colombo verso questa impresa pericolosissima. Non è del tutto vero. In realtà per lui le ricchezze erano solo la facciata che mostrava ai sovrani per farsi finanziare. In realtà per lui l’oro era un semplice riconoscimento, quello a cui Colombo puntava era utilizzare l’oro delle Indie per riconquistare Gerusalemme. Questo era quindi il suo movente, talmente sentito da essere ricordato persino in una lettera al Papa. Il sacerdote Las Casas riporta una testimonianza secondo cui Colombo fosse un fervente religioso, ossessionato dall’idea delle crociate. Il suo scopo era cristianizzare le genti, portando il messaggio divino ovunque egli andasse, esercitando una religiosità antica. Questo fa di lui un uomo profondamente medievale, per niente vicino a quella trasformazione che esercitò la sua scoperta. Solo la sua sete di conoscenza, innalzandosi a sorta di Ulisse, fa di lui uomo moderno.

PER LUI GLI INDIANI ERANO PARTE DEL PAESAGGIO

Ebbe sì. Era costretto a parlarne poiché nei suoi diari descriveva ciò che vedeva, quindi per lui era inevitabile parlare anche dei nativi, descritti di primo impatto solo come «gente nuda». Uno dei suoi diari riporta per esempio che «Nell’interno vi sono molte miniere di metalli e innumerevoli abitanti». Non vi era distinzione per lui, che descriveva  ragazze, cani e alberi come fossero tutti la stessa cosa, ben sottolineando la direzione che aveva preso il suo rapporto con i nativi. Poiché nudi, nonostante l’evidente bellezza dei loro tratti ammessa da Colombo, egli li vede come esseri privi di cultura, religione e ogni tipo di raffinatezza sociale. Colombo assume un atteggiamento subito indifferente nei confronti di queste popolazioni, dando per scontato, siccome non poteva né voleva capire la loro lingua, che essi fossero privi qualsivoglia forma religiosa, aspetto che per il navigatore era essenziale. Per lui l’unica cosa degna di nota era appunto l’aspetto esteriore degli indigeni, descritti come «molto ben fatti, con corpi molto belli e volti molto graziosi», «tutti altissimi, gente veramente bella» e ancora «erano gli uomini e le donne più belli che avevano trovato sinora». Malgrado avesse anche affermato che fossero i più gentili del Pianeta, egli cambiò subito idea in Giamaica, quando secondo lui venne accolto da uomini ostili e crudeli. L’ignoranza di Colombo nei confronti degli indiani viene fuori di continuo, mostrandolo come abbastanza sciocco nella sua pretesa di essere migliore. Il poco interesse dei nativi per l’oro, prima merce in Europa, viene scambiata da Colombo per stupidità, portandolo a definirli: «stupidi bruti!» solo sulla base della sua bigotteria.

L’ESPRESSIONE “UOVO DI COLOMBO” È DOVUTA A LUI

Il termine “Uovo di Colombo” si riferisce ad un modo banalissimo di risolvere un problema che pare irrisolvibile. Questa celebre espressione viene ricondotta erroneamente al viaggiatore genovese, a cui è legato un aneddoto che ne racconta la nascita. La leggenda inizia nel 1493, quando l’esploratore fu invitato a cena dal cardinale Pedro González de Mendoza. Cristoforo era appena rientrato dal suo primo viaggio, ed era convinto di aver trovato il percorso più breve per le Indie. Durante il pasto molti commensali iniziarono a sminuire la grande impresa di Colombo l’anno prima, affermando che con i suoi mezzi qualsiasi idiota sarebbe riuscito. Il genovese si indignò profondamente, sfidando gli ospiti per dimostrare le sue capacità. La sfida consisteva nel mettere sul tavolo un uovo dritto e far in modo che non cadesse. Quando nessuno riuscì nel compito sfidarono lo stesso Colombo nell’impresa. Egli, molto semplicemente, batté l’uovo sul tavolo, che rimase in piedi senza muoversi. Allora tutti si lamentarono con lui, affermando che era semplicissimo in quel modo. Colombo allora, stanco, rispose: «La differenza, signori miei, è che voi avreste potuto farlo, io invece l’ho fatto!»

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