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Criptovalute: moneta del futuro? Analizzare la nascita del sistema bancario medievale potrebbe essere la risposta

Criptovalute: moneta del futuro? Analizzare la nascita del sistema bancario medievale potrebbe essere la risposta

Sono l’argomento più discusso del momento, dividono le opinioni e fanno tremare la finanza mondiale. Criptovalute. Mentre i governi si interrogano sul da farsi, il mercato digitale cresce esponenzialmente e potrebbe diventare la forma di scambio dominante nel prossimo futuro.

Dopo l’anno mille assistiamo ad un fenomeno peculiare ed inedito. Individui privati si uniscono, formano fondi comuni, creano le condizioni per sviluppare un mercato. Prestano denaro, lo custodiscono. Arrivano ad emettere moneta, una moneta forte e fortemente desiderabile. Gli scambi di denaro, fino ad allora esclusivo appannaggio dei principi, avvengono al di fuori dei circuiti ufficiali: le persone diventano, a loro modo, delle banche. Si può spiegare così la nascita delle banche private medievali, e a guardar bene possiamo notare molte peculiarità con la situazione odierna delle criptovalute.

Le prime banche medievali

Venezia, crocevia di culture e di merci rappresentò, per l’Italia e per l’Europa, una delle più importanti piazze di scambio dell’antichità. Possedendo il monopolio delle mercanzie che transitavano da oriente ad occidente e viceversa, offriva a molti la possibilità di accumulare ingenti capitali. Questa situazione particolarmente favorevole permise la nascita delle prime banche d’investimento come le conosciamo oggi. Quello che fanno per primi i veneziani, sostanzialmente, è creare una nuova moneta non dipendente da quella di natura imperiale: nel 1183 il Doge Ziani, in seguito alla pace di Costanza, costringe il Barbarossa a concedere a Venezia il diritto di battere moneta. In questo modo la città lagunare acquisisce progressivamente il monopolio del mercato, sostituendo il ducato alle monete bizantine e alle altre valute italiane. Riusciamo a cogliere elementi particolarmente importanti da questa analisi, che in qualche modo ci riportano alla situazione odierna: in primo luogo occorre evidenziare come la volontà di avere il controllo diretto sui mercati finanziari senza bisogno di intermediari porta gli individui ad affrancarsi dall’autorità centrale e creare una propria valuta di scambio, di cui è possibile controllare l’andamento anche secondo criteri etici stabiliti da chi possiede la valuta. In seconda istanza vediamo come tutti possono, in presenza di un adeguato capitale, entrare a far parte delle consociazioni, che sono di natura democratica, e diventare degli istituti di credito. Proprio questo sta accadendo con le criptovalute, che promettono di liberare il mercato finanziario dall’egemonia delle banche, ritenute istituzioni troppo vecchie per la società moderna. Ma questa transizione sarà possibile senza grandi sconvolgimenti sociali? Solo il tempo ci saprà dare le risposte, ma nel frattempo cercheremo di capire meglio il complesso mondo della finanza digitale attraverso un intervista al co-fondatore del gruppo MP Strategy.

La storia di MP Strategy

Di cosa si occupa MP Strategy, il gruppo di cui fai parte?

“Siamo un fondo di investimento speculativo che investe nel mondo della finanza decentralizzata a 360 gradi, dagli aspetti di landing, agli aspetti di farming e minting. Operiamo quasi esclusivamente sulla blockchain di Fantom, una DAG. Abbiamo puntato su FTM nello specifico perchè rappresenta una realtà estremamente nuova ed interessante, che è cresciuta in poco tempo. Permette di scambiare la valuta con tempi di transazione minori di un secondo, velocissimi, pagando solamente piccole frazioni di centesimo per transazione. Le possibili applicazione della blockchain di FTM sono infinite.”

Quando e come è nata questa realtà?

“La realtà di MP Strategy è nata ufficialmente alla di fine luglio 2021, tuttavia il lavoro che c’è dietro ha richiesto mesi di sviluppo e studio per approcciarsi con la giusta strategia al mercato. Tramite contatti da tutto il mondo riusciamo a partecipare a diversi progetti di investimento. Mi sono interessato in prima persona al progetto di Fantom quando era ancora sul nascere, ho poi coinvolto diversi collaboratori nel progetto. Abbiamo esplorato diverse realtà, puntando alla fine su Fantom perché abbiamo intuito che il potenziale della blockchain era enorme. In meno di un anno abbiamo realizzato un +500%. Quello che la maggior parte degli investitori tradizionali  non considera è l’esponenzialità dei mercati finanziari digitali, le blockchain  spingono gli utenti a generare profitto che poi reinvestiranno sul token: lo scopo finale è far crescere il titolo sempre di più, generando profitto etico per tutti. Sono anni che mi interesso a questo mondo.”

Criprovalute e le sfide che ci riserva il futuro

Pensi che le crypto diventeranno la moneta di scambio dominante nel prossimo futuro o continuerà ad esserci la necessità di un’autorità centrale che controlla il denaro?

“La risposta non è semplice e univoca, possiamo dire che ora come ora stiamo creando i sistemi dove le monete globali potranno circolare in forma digitale. La soluzione che io vedo è appunto la creazione di una tecnologia istituzionale, che andrà a sostituire le istituzioni finanziare centrali. Tutta la partita si giocherà su una transizione storica: sarà necessario puntare sulla creazione del Central Bank Digital Currency e sul loro mantenimento. Ci sarà una convivenza dei due aspetti probabilmente, visto che grazie alla blockchain é molto più semplice mantenere i livelli di sicurezza bancaria alti, senza bisogno di infrastrutture fisiche. Il dollaro viaggerà sulle blockchain, e le nazioni con un economia fragile e bisognosi di investimenti infrastrutturali saranno i primi a giovare delle blockchain. Attualmente, infatti, l’africa e i paesi dell’ex Patto di Varsavia sono i principali interessati da questo tipo di tecnologia.”

Il sistema bancario, per come è concepito, favorisce la redistribuzione delle ricchezze? Come pensi invece che le crypto favoriscano questo processo?

“Tramite i Landing protocols, io posso operare come una banca, prestando denaro, ma anche prendendolo in prestito.  C’è da dire che i tassi di interesse sono superiori di molto a quelli delle banche tradizionali, i dividendi vengono pagati giornalmente e nel frattempo vengo ricompensato per ogni transazione che compio, sia quando presto soldi, ma anche quando ne prendo in prestito. Inoltre, le operazione non presentano rischi, a meno che il protocollo fallisca, ma l’eventualità è paragonabile a quella del fallimento di una banca tradizionale. La possibilità è molto bassa. Quello che molti si chiedono è come sia possibile percepire interessi superiori al 20% annuo mentre le banca tradizionali garantiscono a malapena l’1%. Il discorso è semplice: la community punta a generare ricchezza e redistribuirla. Punta a retribuire gli investitori, i prestatori, i depositanti e ad aumentare sempre di più il numero delle transazioni. Al contrario le banche non possono permettersi di attuare meccanismi di questo tipo, soprattutto perché hanno costi di gestione elevati associati alle strutture fisiche e ai dipendenti, mentre nelle nostre banche virtuali non esistono dipendenti (oltre ai tecnici/programmatori).  La community stessa forma la banca, ognuno ha i propri fondi a cui tutti possono accedere tramite i pools. Prevedo una procedura di regolarizzazione del mercato nel prossimo anno, o almeno me lo auspico. Nella mia visione, le banche come le conosciamo sono destinate a scomparire, al contrario le monete tradizionali continueranno ad esistere ma in una forma rinnovata.”

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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