Creare una scuola più inclusiva per gli studenti autistici è possibile? Scopriamolo insieme

Ancora un caso di educazione non inclusiva. Proviamo insieme a capire come integrare gli studenti autistici nella scuola italiana.

boy holding block toy

Maria Grazia, mamma, decide di non portare più il figlio autistico a scuola, affidandosi alla scuola parentale. Un fatto non isolato, che evidenzia ancora una volta le problematiche dell’inclusività nel sistema scolastico italiano, e la necessità di una soluzione.

Un bisogno di cambiamento

Era il 1994 quando, a Salamanca (Spagna), si teneva una conferenza organizzata dall’UNESCO, durante la quale per la prima volta si parlò ufficialmente non soltanto dell’importanza dell’educazione inclusiva, quindi di garantire a tutti i bambini la giusta formazione scolastica, ma anche di come i governi debbano mettere in pratica questi principi, soprattutto quando si parla di bambini disabili o con problemi di natura cognitiva, emozionale o sociale.

A distanza di quasi trent’anni alcune nazioni si sono particolarmente distinte nell’attenzione data a questi soggetti, mentre l’Italia, pur avendo cercato di applicare questi principi, necessita di rivedere il modo in cui approcciarsi a questo problema.

Da un rapporto Istat dell’anno scolastico 2020/2021 emerge che, al fronte di un aumento degli alunni con disabilità (+2% rispetto all’anno precedente), anche il numero degli insegnanti di sostegno è cresciuto, con un rapporto di 1,4 bambini per insegnante di sostegno. Ottimi dati, visto che la legge parla di 2 bambini per ogni insegnante di sostegno. Soffermandoci sulla formazione di queste figure, però, scopriamo che 1 su 3 non ha una formazione specifica, ma è stata selezionata dalle liste curricolari (quindi non possiede formazione specifica) a causa di una carenza di figure specializzate.

Pensando che le diagnosi di autismo sono in aumento e che 1 bambino su 77 (età 7-9 anni) presenti un disturbo dello spettro autistico, capiamo come trovare soluzioni per rendere la scuola “aperta” a questi bambini sia fondamentale ed estremamente attuale.

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3 livelli di aiuto

“Niente è più pratico di una buona teoria” affermava Kurt Lewin, ma non sempre questo concetto funziona. Se parliamo di educazione inclusiva, la scuola spesso cerca di cambiare, ma in un modo, possiamo dirlo, non abbastanza efficace, spesso affidando a delle figure professionali il compito di elaborare ed introdurre delle strategie che verranno poi applicate in maniera quasi standardizzata nelle scuole dagli insegnanti, con la speranza che la teoria effettivamente funzioni anche in pratica.

Un piano di azione si dovrebbe basare, prima di tutto, su un sistema multilivello di aiuto per i ragazzi autistici (Tier 1, 2, 3).

  • Il primo livello è rappresentato da un intervento a livello scolastico globale. In questo caso parliamo dell’utilizzo di strategie educative aggiornate ed efficaci, un rapporto collaborativo tra genitori e scuola e, soprattutto, la creazione di una cultura scolastica inclusiva, ossia dare a tutti gli strumenti adatti per comprendere l’autismo. Il bullismo e la discriminazione sono infatti tristemente comuni in questi contesti. Anche insegnanti che non si occupano direttamente di questi ragazzi devono avere gli strumenti necessari per capire, al fine di ottenere un ambiente comprensivo e tollerante.
  • Il secondo livello è un intervento su classi e gruppi. Questi interventi includono mediazione e supporto tra pari, un ambiente e un’organizzazione della classe volta alle necessità dei ragazzi (ad esempio una precisa routine e prevedibilità), sessioni di lavoro volte a sviluppare una data abilità.
  • Infine abbiamo un’influenza a livello individuale, soprattutto per i casi più gravi. Si cerca quindi di valutare le caratteristiche individuali e del disturbo, ci si concentra sugli interessi e la motivazione del soggetto, la pianificazione individuale viene guidata da una persona di riferimento e i progressi vengono monitorati e valutati.

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Una task-force del cambiamento

Tenendo conto di tutti gli aspetti sopracitati, è stato elaborato un approccio di competenza sull’autismo a livello scolastico (School-wide Autism Competency (SAC) approach).

Il primo passo è creare un gruppo di leadership che dovrà fornire diversi punti di vista e feedback. Il team è composto dal preside, un genitore di uno studente con autismo, un insegnante di sostegno ed un insegnante di base. Per la scuola secondaria (e se possibile anche per la primaria) il gruppo comprende inoltre uno studente autistico.

Accompagnato da una figura competente in campo pedagogico e psicologico, il team dovrà analizzare la situazione attuale scolastica ed evidenziando i punti carenti e punti di forza del sistema (fase di esplorazione), nella fase successiva (fase di istallazione) verrà organizzato un piano di azione, considerando le risorse e la formazione del personale necessarie. Successivamente si avrà una fase iniziale di attuazione del piano, durante la quale il team si ritroverà periodicamente per discutere degli effetti delle strategie messe in atto e, nel caso fosse necessario, modificare ciò che si rivela inefficace o controproduttivo. Infine, se i risultati daranno un riscontro positivo, le nuove strategie entreranno a far parte del sistema scolastico.

Anche se così descritto sembrerebbe un approccio facile da attuare, la verità è tutt’altra, ma, se vogliamo veramente portare un cambiamento e rendere la scuola più inclusiva, un programma di azione organizzato, definito e basato su nuove strategie efficaci porterà sicuramente più benefici rispetto ad una cieco “copy-paste” di teorie alla pratica.

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