Covid: esaminiamo la correlazione tra casi gravi e alti livelli di glucosio nel sangue

Da uno studio tracciato con intelligenza artificiale e un supercomputer risulta esserci una relazione tra gravi situazioni covid e l’iperglicemia.

Analizzando circa 240.000 articoli scientifici disponibili nel database CORD-19 è stato osservato che l’elevata glicemia possa facilitare la progressione dell’infezione da SARS-CoV-2, l’intera ricerca è stata pubblicata su Frontiers in Public Health.

PERCHÉ C’È QUESTA CORRELAZIONE?

Ripercorrendo le fasi dell’infezione da SARS-CoV-2 sono state trovate prove significative che collegano l’elevato glucosio nel sangue a ciascuna fase principale del ciclo di vita del virus, alla progressione della malattia e alla comparsa dei sintomi. Più precisamente, l’aumento di glucosio fornisce le condizioni ideali per il virus di evadere e indebolire il sistema immunitario dei polmoni. Il coronavirus non viene, quindi, fermato dagli anticorpi ed è libero di legarsi al recettore ACE2 (Angiotensin Converting Enzyme 2) entrando nelle cellule polmonari. Un’elevata glicemia aumenta il glucosio nel liquido di superficie delle vie aeree polmonari (ASL), ciò abbatte le difese antivirali innate primarie dei polmoni e di conseguenza favorisce la replicazione virale e l’infezione. Accelerando la replicazione del virus all’interno delle cellule aumenta la morte cellulare, inducendo così una risposta infiammatoria che travolge il, già indebolito, sistema immunitario. Per questo l’iperglicemia provoca disregolazioni nella risposta immunitaria che facilita la cascata di citochine e la sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS, un tipo di insufficienza respiratoria). Inoltre alti livelli di zucchero agiscono in sinergia con l’inattivazione dipendente da SARS-CoV-2 dell’ACE2 aggravando il quadro clinico fino a insufficienza multiorgano ed eventi trombotici.

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PARLIAMO ANCHE DI INSULINO-RESISTENZA

“Questo è il primo studio a dimostrare che Sars-CoV-2 induce insulino-resistenza e deteriora la normale funzionalità beta-cellulare: queste alterazioni possono portare ad iperglicemia franca che persiste anche nella fase post-acuta” afferma il professore di endocrinologia Paolo Fiorina (direttore del Centro Internazionale per il Diabete Tipo 1 (T1D) al Centro di ricerca pediatrica Romeo ed Enrica Invernizzi). Lo studio è stato condotto su 500 italiani, ricoverati perché positivi al virus, ed è stato dimostrato che il Sars-CoV-2 induce insulino-resistenza e compromette la normale funzione delle cellule beta del pancreas, ciò innesca una iperglicemia anche in pazienti non diabetici e le conseguenze possono persistere anche dopo la fase acuta dell’infezione. Questa condizione, l’insulino-resistenza, si esplica con una minore sensibilità da parte delle cellule dell’organismo all’azione dell’insulina, ciò significa che la risposta all’ormone è inferiore rispetto al previsto. L’insulina è appunto un ormone, prodotto dalle cellule beta (prima citate) delle isole di Langerhans nel pancreas, ad effetto ipoglicemizzante, cioè abbassa il livello di glucosio ematico riducendo la glicemia. Questo polipeptide è essenziale per consentire l’assorbimento di glucosio all’interno delle cellule, andando a regolare la concentrazione ematica. In una fase conclamata la concentrazione plasmatica di insulina è così bassa da determinare iperglicemia anche a digiuno, spesso infatti l’insulino-resistenza rappresenta l’anticamera del diabete.

DIABETE DI TIPO I E TIPO II

Il diabete mellito è una malattia cronica che descrive un disordine metabolico caratterizzato da un eccesso di zuccheri nel sangue, a lungo termine l’iperglicemia cronica si associa a disfunzioni e insufficienza di vari organi, in particolare occhi, nervi, reni, cuore e vasi sanguigni. Vi è un’ampia classificazione di questa patologia, sicuramente le due tipologie più conosciute sono: diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2. Il diabete mellito di tipo 1 è dovuto alla distruzione delle cellule beta del pancreas, è la forma più grave di diabete, in cui vi è deficienza insulinica assoluta e sono quindi necessarie iniezioni sottocutanee per la sopravvivenza. L’esordio nella maggior parte dei casi avviene in giovane età, per questo prima era anche detto “diabete giovanile”. Mentre il diabete di tipo 2 è determinato da disordini dell’azione e della secrezione insulinica, il deficit di insulina qui è relativo. Questa forma è una malattia ad elevata diffusione in tutto il mondo e può rimanere non diagnosticata per molti anni. Nella stragrande maggioranza dei casi i pazienti con diabete di tipo 2 sono obesi e questo può esserne la causa in sé o aggravare l’insulino-resistenza. A differenza del tipo 1, dato che l’età è un fattore di rischio, era anche conosciuto come diabete dell’età matura ed è spesso associato a forte predisposizione familiare oltre a fattori ambientali come una vita sedentaria e abitudini alimentari errate. Per questo motivo è molto importante per la prevenzione di questa tipologia internvenire sullo stile di vita, includendo l’attività fisica e assumendo un’alimentazione equilibrata.

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