Cos’è un superuomo? La definizione di D’Annunzio applicata a ”The Wolf of Wall Street”

Jordan è un superuomo? E cosa lo rende tale? L’analisi del protagonista secondo la definizione di D’Annunzio.

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Cambiamenti drastici e vita sfrenata, una combo esplosiva che alimenta la vita di Jordan Belford. E’ poi così lontano dal famigerato poeta Vate? Ecco cosa hanno in comune.

Dollari sfondo Immagine gratis - Public Domain Pictures

Il film

Prodotto e diretto da Martin Scorsese, The Wolf of Wall Street è uno dei film più famosi del regista. La storia è quella di Jordan Belfort un uomo con uno stile di vita semplice e modesto che decide di intraprendere la carriera da broker. Passa poco tempo prima che questo incarni uno stile di vita scellerato all’insegna degli abusi, del sesso e della droga. La sua vita si ribalta, completamente: tronca la relazione con la fidanzata, cambia casa e stile di vita, sposando una donna bellissima e avendo una figlia da lei. All’accecante esordio però segue una disastrosa caduta. L’FBI comincia a notare alcune stranezze. Seguiranno una serie di ”peripezie” che vedranno coinvolto il protagonista fino alla sua collaborazione con la giustizia. Jordan confesserà tutto e verrà condannato a circa tre anni in un carcere di bassa sicurezza, girando la Nuova Zelanda per tenere dei seminari sulle strategie di vendita.

 

Cosa si nasconde dietro il fare di Jordan?

Come già detto, la vita di Jordan subisce una ribalta, ma cosa lo spinge a comportarsi così? Certo il successo fa gola a tutti, così come il benessere e una vita lussuosa e comoda. Egli abbandona tutto quel che ha, dalla sua piccola casa a quel che dovrebbe essere l’amore della sua vita, eppure sembra essere bastato molto poco: un colloquio e dei Martini. La prospettiva dunque di una vita diversa, sotto molti aspetti migliore. La promessa iniziale era forse quella di mantenere inalterata quella che era la sua persona ma evidentemente non è andata così. Jordan crea attorno a sé quella che sembra essere una dimensione estetica: tutto è bello e allettante pur essendo una in fondo una costruzione. Questo concetto è già caro alla letteratura sia italiana che non, ed è per questo che per comprenderlo meglio ci affideremo ad un autore da noi non tanto lontano: D’Annunzio.

Il superomismo D’Annunziano

Sicuramente c’è molta distanza fra D’Annunzio e il film appena trattato, dunque i piani di riferimento saranno molto diversi e si opererà per parallelismi. Prima di entrare nell’ottica di D’Annunzio sarebbe bene fare una piccola digressione sulla concezione di superuomo di Nietzsche, poiché la rielaborazione del poeta deriva proprio da questa.

Secondo Nietzsche il superuomo è colui il quale si divincola dall’eterno ritorno, a tratti visto dal filosofo come una condanna. Questo significa cercare e trovare sé stessi e nel farlo identificare anche una linea di valori che serviranno per superarsi e di conseguenza migliorarsi. Il superuomo di D’Annunzio prende sicuramente spunto da questo e facendolo cambia e aggiunge qualcosa. Basta guardare al poeta stesso per capire cosa fosse il superuomo: si tratta di cercare anche qui nuovi valori, quali per esempio la meraviglia tipica dei bambini. La differenza più grande è però quella dello stravolgere, del vivere con forza, dell’incantare e non di cercarsi, ma di costruirsi. E’ risaputo come D’Annunzio abbia voluto fare della sua stessa vita un’opera d’arte, ed è questo lo spunto principale di questa riflessione. Jordan si sta costruendo. Sta facendo in modo che la sua vita – sicuramente grazie all’agevolazione delle circostanze e dell’ambiente- vada in un determinato modo. La conclusione vede delle differenze ma entrambi gli uomini in questioni hanno saputo condurre un certo tipo di vita con un certo modo di fare: Jordan ha raggiunto l’apice della sua carriera per poi decollare e D’Annunzio è riuscito a definirsi Poeta Vate.

 

 

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