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Cos’è la Cyberpsicologia? Approfondiamo lo studio del rapporto uomo-macchina attraverso “Black Mirror”

La cyberpsicologia è quella branca della psicologia che studia gli aspetti psicologici implicati nella relazione uomo-computer.

Negli ultimi anni gli studi si sono incentrati prevalentemente sul rapporto che l’uomo ha instaurato con la rete internet, specialmente da quando l’identità sociale si è difatti plasmata in relazione all’immagine di sé che l’essere umano oggi propone attraverso i social.

Questo ha quindi reso necessario ristabilire e riorganizzare tutte le teorie sulle patologie psichiche in relazione a questa nuova realtà sociale.

I primi studi sui cosiddetti “internet addicted” o dipendenti da internet hanno evidenziato un’alta correlazione tra questa dipendenza e patologie psichiatriche, soprattutto con l’abuso di sostanze, sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), depressione, ostilità e disturbi d’ansia sociale.

La Cyberpsicologia

La nascita della Cyberpsicologia è dovuta al bisogno di risolvere lo scontro che c’è stato negli ultimi anni tra gli studiosi della psicologia vecchio stampo (che si avvalgono di costrutti teorici basati una società vecchia di un paio di decenni rispetto a quella moderna) e i nuovi nativi digitali, portatori di disfunzioni amplificate dal mondo di internet.

Il nativo digitale porta con sé nuove e diverse strutture cognitive, di relazione e di funzionamento psicologico, la sua mente è in una continua e velocissima evoluzione che si muove su binari diametralmente differenti rispetto alle vecchie generazioni.

Obiettivo di questa disciplina è la comprensione di come le persone utilizzino il computer e la rete e soprattutto, come queste modifichino i comportamenti e le strutture psicologiche nell’individuo stesso compresa la reciprocità tra l’uomo e la macchina.

I più a rischio sono come sempre gli adolescenti, i quali utilizzando il filtro “social network” come strumento relazionale perdono il contatto reale con determinate esperienze necessarie per lo sviluppo di certe aree cognitive.

Sul rapporto tra uomo e macchina si è basata una delle serie televisive più popolari e interessanti dell’ultimo decennio: Black Mirror.

Black Mirror è una serie televisiva britannica ambientata nel futuro ma ispirata al mondo di oggi, trattando di fatto i problemi di attualità e le sfide poste dall’introduzione di nuove tecnologie, in particolare nel campo dei media (il titolo infatti si riferisce allo schermo nero di ogni televisore, monitor o smartphone).

Una delle puntate più forti è indiscutibilmente Zitto e Balla, dove Kenny, un ragazzo timido e introverso, per togliere un malware dal suo pc scarica un programma da un sito grazie al quale un hacker prende il controllo della webcam del laptop. Successivamente Kenny viene ripreso mentre si masturba e viene contattato in modo anonimo poco dopo da un tizio che minaccia di rendere pubblico il video se Kenny non ubbidisce ai suoi ordini.

A prescindere dalla natura romanzata della puntata, problemi che fino a 30 anni fa non erano neanche immaginabili come essere potenzialmente ripresi mentre ci si masturba, oggi sono solo una delle tante dinamiche sociali che possono avvenire di conseguenza al costante rapporto che abbiamo con Internet.

E proprio in relazione a quanto detto lo psicologo che si affaccia a questa nuova sub-cultura si deve interrogare ponendosi tutta una serie di nuove domande, tra le quali:

Cosa succede alle amicizie adolescenziali quando la comunicazione interpersonale avviene principalmente tramite testo?

Cosa succede quando su un social nascono faide e litigi sotto lo sguardo di tutti?

Può una sigla come OMG—ROTFL (“Oh mio dio! Sto rotolando sul pavimento dal ridere!”) veramente trasmettere lo stesso divertimento come sentire le risatine di un amico?

Il parere degli esperti

Margarita Azmitia, professore di Psicologia presso l’Università della California, è tra coloro che sostengono che queste tecnologie hanno cambiato solo alcuni dei modi in cui gli adolescenti interagiscono.

Secondo Azmitia, i giovani di oggi si incontrano ancora tanto e parlano molto anche dal vivo.

I valori, come la lealtà e fiducia, rimangono gli stessi“, dice Azmitia. “La tecnologia ha cambiato solo alcuni dei modi di interagire con gli amici.”

Turkle, (Psicologo sociale presso il Massachusetts Institute of Technology) invece, sostiene che “Stiamo perdendo il senso della voce umana, il significato delle inflessioni e delle esitazioni“.

Uno dei maggiori vantaggi dei social network è rappresentato dalla loro capacità di fornire amicizie significative a persone socialmente isolate ed emarginate. Non avere amici al liceo può avere conseguenze per tutta la vita sullo sviluppo cognitivo, sociale e morale di una persona.

Ma grazie a messaggi di testo e all’utilizzo di Internet, gli adolescenti socialmente ansiosi, che potrebbero essere stati emarginati, ora non lo sono.

In uno studio del 2010 con 626 bambini e ragazzi, i ricercatori della Queensland University of Technology in Australia hanno scoperto che gli adolescenti emarginati usano Internet per fare nuove amicizie, e che essi comunicano on line molto più frequentemente su argomenti personali e intimi rispetto ai non emarginati.

Questi ragazzi hanno affermato di comunicare più spesso on line perché questo permette loro di superare la timidezza e di parlare in modo più libero (CyberPsychology, Behavior, e Social Networking, 2010).

Inoltre, in uno studio del 2010 in Computers in Human Behavior, Malinda Desjarlais, professore di Psicologia presso la University of Northern British Columbia, ha scoperto che i ragazzi adolescenti socialmente ansiosi, che hanno giocato al computer con gli amici, hanno costruito delle amicizie migliori rispetto ai loro coetanei socialmente ansiosi che hanno utilizzato il computer da soli.

Siamo nell’era iperconnessa, virtualmente globalizzata, dove il digitale è parte della quotidianità e possiamo definire la nuova generazione come quella dei “mobile born”.

Ultimamente si sente spesso parlare dei “nativi digitali”, che sono i bambini che sin dalla loro nascita sono “costretti” a rapportarsi con la tecnologia avanzata di oggigiorno e che, dunque, smanettano con dimestichezza talbet e telefonini, seppur seduti sul seggiolone con tanto di pannolino.

Alla generazione di “vecchio stampo” tutto ciò appare esageratamente virtuale, come un atto di allontanamento dal mondo reale e un eccessivo sprofondamento nella rete.

Forse si cela un po’ di verità dietro questo pensiero, ma le ricerche scientifiche ci dimostrano che la digitalizzazione porta anche dei vantaggi ai “mobile born” : gli studi di imaging cerebrale mostrano che l’utilizzo di tablet e cellulari sin dai primi mesi di vita aiuta a sviluppare il cervello in modo del tutto peculiare, aiutando anche la velocizzazione di apprendimento. Stiamo parlando di una vera e propria nuova generazione, di una mutazione antropologica.

La Cyberpsicologia in Italia

Tonino Cantelmi, docente di psicologia dello sviluppo all’università Lumsa di Roma, illustra i motivi che hanno portato il suo ateneo ad attivare il primo corso italiano di Cyberpsicologia. «Ne usciranno i primi cento Cyberspicologi. Il nostro mondo viaggia verso una colossale dipendenza dalla connessione: senza, infatti, molti di noi non sanno già più trovare un ristorante, corteggiare una donna, conoscere un amico, capire i mali del mondo, informarsi o divertirsi. E chiudere una storia d’amore».

«La dipendenza da Internet», continua l’esperto, «sta diventando anche un modo di vivere, dunque si colloca tra patologia e futura normalità. E come cambia il modo di esprimere il disagio psichico, ad esempio in chat e sui social, cambia anche il modo di curarlo. L’era digitale segna la fine di molte forme di psicoterapia antiche. Insomma, è in arrivo una vera e propria rivoluzione in tutti i settori».

Cantelmi conclude: «I mobile born, che oggi vanno all’asilo e alla materna, saranno futuri uomini e donne tecno liquidi che adotteranno schemi mentali e categorie di pensiero nuove. Lo stiamo già vedendo. E quello che sappiamo è che questi giovani troveranno normale il filtro della tecnologia. Allora perché gli studenti di psicologia non devono adattarsi, studiando la cyberpsicologia? Come è possibile ancora oggi studiare lo sviluppo del bambino, ma anche la sua salute e le patologie mentali, con categorie sorpassate, adatte alla realtà di cento anni fa?»

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