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Cos’è il rimorso? Baudelaire ci risponde con “Rimorso postumo” e “Duellum”

Cos’è il rimorso? Baudelaire ci risponde con “Rimorso postumo” e “Duellum”

Il rimorso in Baudelaire analizzato attraverso “Rimorso postumo” e “Duellum”

Charles Baudelaire scrive molte poesie sul tema del rimorso. Abbiamo cercato in questo articolo di definire cosa rappresenti per lui questa sensazione, analizzando le sue parole in “Rimorso postumo” e “Duellum“, due sonetti molto importanti contenuti nella raccolta I fiori del male. 

Il rimorso

Il rimorso non è altro che la consapevolezza tormentosa di aver fatto qualcosa di sbagliato ad altre persone. Viene caratterizzato da una situazione di pena e di sofferenza riflessiva che assilla costantemente l’individuo e lo porta in uno stato di agitazione. Gli individui che non provano rimorso sono spesso privi di empatia e molto pericolosi. Molto spesso sono delle figure sociopatiche, anaffettive e molto razionali. Altre volte il rimorso può diventare ossessivo, tramutandosi in depressione e in turbamento malinconico.

In ambito religioso, rimorso e peccato si intrecciano. Per i credenti la coscienza morale del bene e del male può portare alla salvezza e quindi al perdono di Dio. In ogni religione possiamo trovare un codice di comportamenti da seguire, come si nota nel Cristianesimo con i Dieci Comandamenti. Sempre in quest’ultima credenza notiamo la figura di Giuda che, dopo il suo tradimento, chiese perdono e, tormentato dal senso di colpa, si suicidò. A livello psicologico, la volontà di riflettere sul nostro passato e sulle nostre scelte sbagliate, ricordando gli eventi e le situazioni nelle quali ci siamo trovati, è la scintilla che innesca il rimorso. Questa capacità di analizzare e di riflettere ci permette di apprendere dai nostri errori e di maturale.

Proviamo rimorso poichè siamo esseri empatici. Riusciamo quindi a porci nei panni degli altri individui, capendo il loro dolore e la loro sofferenza. Il rimorso rappresenta la capacità di assumersi le proprie responsabilità di fronte ad un errore commesso. Per tali ragioni è così importante per le persone che vivono all’interno di una società. E per questi motivi troviamo tale tema molto presente all’interno della letteratura in prosa e in lirica.

Il “Rimorso postumo” di Baudelaire

Baudelaire fu un poeta maledetto del XIX secolo e pubblicò una raccolta di poesie: I fiori del male. Nella prima parte di questa enorme opera, intitolata Spleen et ideal, compare il tema del rimorso molte volte. In particolare nella lirica “Rimorso postumo“:

Quando dormirai, mia bella tenebrosa,
in fondo a un monumento fatto di marmo nero,
e quando non avrai per alcova e maniero
che una tomba piovosa e una fossa profonda,

quando la pietra, opprimendo il tuo petto impaurito
e i fianchi ammorbiditi da una grazia indolente,
impedirà al tuo cuore di battere e di volere
e ai tuoi piedi di correre la corsa avventurosa,

la tomba, confidente del mio sogno infinito
(perché la tomba sempre comprenderà il poeta),
in quelle lunghe notti da cui il sonno è bandito,

ti dirà: «Che ti serve, cortigiana mancata,
non aver conosciuto ciò che piangono i morti?»
– E il verme ti roderà la pelle come un rimorso

Siamo davanti a un sonetto, pubblicato nel 1855, che nell’originale francese è composto da versi alessandrini. Ci rendiamo conto che la poesia di Baudelaire è piena di contraddizioni interne, marcate anche dalla mescolanza di scelte stilistiche violente ed auliche al tempo stesso. Naturalmente il rapporto con la donna sembra riprendere una tradizione passata, caratterizzata da una figura femminile crudele, ma anche capace di consolare e di sollevare l’animo umano. La ragazza che qui appare è Jeanne, alla quale dedica moltissimi scritti, e nè rimprovera la freddezza, profetizzandone la morte e un momento nel quale lei rimpiangerà l’amore del poeta. I termini sono stridenti, forti e richiamano lo stile di Poe, di cui Baudelaire era ammiratore.

“Duellum”

Duellum” è un sonetto pubblicato in “L’Artiste” il 19 settembre 1858. Il termine latino serve ad enfatizzare il lessico bellicoso che compare nelle prime quartine della lirica, anche se non si parla di una guerra ma di una metaforica “battaglia d’amore”. La penna di Baudelaire infatti descrive le fasi del logoramento del rapporto: i litigi, i dispetti, le accuse, rendendo il legame invivibile. Si giunge alla fine a una vera e propria lotta colma di rabbia ed introduce i personaggi al futuro Inferno nel quale saranno travolti, verso il quale si dirigono senza alcun odio e che renderà eterne le loro angosce.

Due guerrieri sono corsi l’uno contro l’altro;
Hanno schizzato nell’aria bagliori e sangue.
Quelle mosse, quei ticchettii sono il baccano
Di una gioventù in preda all’amore che vagisce.
I gladi sono spezzati! come la nostra gioventù,
Mia cara! Ma i denti, le unghie affilate
Vendicano presto la spada e la daga traditrice.
– O furore di cuori maturi ulcerati dall’amore!
Nel burrone infestato da gattopardi e leopardi
I nostri eroi, stringendosi furiosamente, sono rotolati,
E la loro pelle fiorirà l’aridità dei rovi.
– Quell’abisso è l’inferno, popolato dai nostri amici!
Rotoliamoci senza rimorsi, amazzone inumana,
Al fine di rendere eterno l’ardore del nostro odio!

Davanti a queste liriche ci viene quindi da chiederci cosa sia effettivamente il rimorso per Baudelaire. E non è così semplice dare una risposta a questa domanda. Si può intendere con tale termine la capacità di amare chi effettivamente ricambia tale sentimento, non aspettando in eterno, ma vivendo la vita ora, lottando per essa e con essa, anche se alla fine ci scopriremo peccatori e verremmo condotti all’Inferno. Almeno saremmo privi di rimorsi e di rimpianti.

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