Cosa sono le emozioni secondarie? Comprendiamole attraverso il personaggio di Littlefinger

Cosa sono le emozioni secondarie? Cosa le distingue dalle più conosciute emozioni primarie?

Lo studio delle emozioni è, da molto tempo, uno degli studi più vasti della psicologia, nonostante sia anche uno dei più tardi dal punto di vista cronologico poiché Sigmund Freud, nella sua Psicoanalisi, non lo abbia quasi mai considerato rilevante sostituendolo con il concetto di “affetto” (che tuttavia non definisce mai in nessuno dei suoi scritti ma si può soltanto evincerlo dal contesto in cui ne parla) come conseguenza della rimozione, concetto fondamentale per la Teoria Freudiana.

Emozioni Primarie e Secondarie

Nonostante i numerosi studi ancora oggi non si trova una definizione unica in grado di comprendere tutte le componenti legate alle emozioni.

Quello che sappiamo quasi per certo è la presenza delle 6 emozioni primarie (GIOIA, PAURA, DOLORE, RABBIA, DISGUSTO E SORPRESA) che sono emozioni innate e comuni a tutti i mammiferi e a quasi tutti i vertebrati e sono strettamente legate alla sopravvivenza (legate quindi prevalentemente a stimoli ambientali come un predatore, una preda, un ostacolo, etc) e quindi riscontrabili in qualsiasi popolazione umana a prescindere da cultura e/o provenienza geografica (anche dette Emozioni Universali).

Ciò che invece sta venendo fuori negli ultimi anni è lo studio sulle Emozioni Secondarie, ovvero quelle che si originano dalla combinazione delle emozioni primarie e che si sviluppano con la crescita dell’individuo e con l’interazione sociale.

Esse sono:

  • allegria, sentimento di piena e viva soddisfazione dell’animo;
  • invidia, stato emozionale in cui un soggetto sente un forte desiderio di avere ciò che l’altro possiede;
  • vergogna, reazione emotiva che si prova in conseguenza alla trasgressione di regole sociali;
  • ansia, reazione emotiva dovuta al prefigurarsi di un pericolo ipotetico, futuro e distante;
  • rassegnazione, disposizione d’animo di chi accetta pazientemente un dolore, una sfortuna;
  • gelosia, stato emotivo che deriva dalla paura di perdere qualcosa che appartiene già al soggetto;
  • speranza, tendenza a ritenere che fenomeni o eventi siano gestibili e controllabili e quindi indirizzabili verso esiti sperati come migliori;
  • perdono, sostituzione delle emozioni negative che seguono un’offesa percepita (es. rabbia, paura) con delle emozioni positive (es. empatia, compassione);
  • offesa, danno morale che si arreca a una persona con atti o con parole;
  • nostalgia, stato di malessere causato da un acuto desiderio di un luogo lontano, di una cosa o di una persona assente o perduta, di una situazione finita che si vorrebbe rivivere;
  • rimorso, stato di pena o turbamento psicologico sperimentato da chi ritiene di aver tenuto comportamenti o azioni contrari al proprio codice morale;
  • delusione, stato d’animo di tristezza provocato dalla constatazione che le aspettative, le speranze coltivate non hanno riscontro nella realtà.

In quanto emozioni condividono con le prime 6 una componente importante: esse hanno una funzione adattiva, una funzione di conoscenza e una funzione di comunicazione.

Ogni studioso pone l’accento in particolare su una di queste tre componenti dando la sua personale definizione di emozione, ma quello che è importante comprendere è che tutte e tre sono collegabili ad aspetti funzionali dell’essere umano.

Quello che è noto è che le emozioni si consapevolizzano solo dopo averle vissute (a livello mentale e soprattutto a livello corporeo) e per questo lascino spesso e volentieri dei “residui” (in gergo tecnico definiti “feeling”) ovvero ciò che rimane dell’emozione dopo che essa ha smesso di esprimersi.

Questi “feeling” sono più comuni per le emozioni secondarie che non per le primarie (anche se questa è una generalizzazione un po’ troppo sbrigativa) e possono essere duraturi nel tempo oltre che fungere da riattivatori o della stessa emozione o di altre emozioni. Per questo la componente “memoria” diventa di vitale importanza quando si parla di emozioni.

La memoria e le emozioni

La memoria è una funzione psichica e neurale di assimilazione che attraverso dati sensibili provenienti dall’ambiente esterno e mediante fattori percettivi quali gli organi di senso elabora i dati a disposizione attraverso il cervello che diventano recuperabili a distanza di tempo sotto-forma di ricordi ed esperienze al fine dell’apprendimento, dello sviluppo dell’intelligenza e delle capacità cognitive, psichiche e fisiche.

La cosa più importante da sapere sulla memoria riguardo alle emozioni è che ogni volta che portiamo alla mente un ricordo difatti lo stiamo modificando.

Secondo una ricerca presso la Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago (2014), “la nostra memoria non è affatto statica. Se ricordiamo un evento alla luce di un nuovo contesto e di un periodo diverso della nostra vita la memoria tende a integrare dettagli differenti e inediti”.

Non è raro, infatti, che, quando rammentiamo un particolare evento, tendiamo a riformulare il ricordo originale e lo integriamo con elaborazioni legate al presente. In questo modo, il ricordo dell’evento originale verrà trasformato fino a diventare la nuova base di partenza dell’evento.

Se consideriamo il fatto che la nostra memoria implicita (ovvero quella non dichiarativa) non è consapevole possiamo affermare che le emozioni, in particolare quelle secondarie poiché strettamente legate agli esseri umani, sono indiscutibilmente complesse e di difficile definizione.

Un esempio: l’invidia di Littlefinger

Pensate ad un personaggio come Littlefinger (Ditocorto per i miscredenti) della celebre saga di Game of Thrones: è uno di quei personaggi che si muove in una terra di mezzo, grigia, ambigua e svincolata da qualsiasi etica. Il suo motore non è l’odio e nemmeno la sete di giustizia, ma il proprio tornaconto.

Astuto, manipolatore e sempre un passo avanti rispetto agli altri. Se non fosse stato per lui, molti degli eventi principali di Game of Thrones non si sarebbero mai verificati.

Ma qual è l’emozione generatrice di tutte le strategie di Lord Baelish? L’invidia, che come detto precedentemente è uno “stato emozionale in cui un soggetto sente un forte desiderio di avere ciò che l’altro possiede”. Nel nostro caso Littlefinger vuole il trono di spade (come molti del resto) e l’amata Lady Catelyn Tully (Stark).

In mancanza della forza bruta e della discendenza nobiliare, Ditocorto ha fatto dell’ingegno e manipolazione due delle sue armi più potenti. Il suo valore e successo derivano dall’abilità nel rendersi utile, nel sussurrare informazioni importanti nelle orecchie giuste e nel prevedere sempre le mosse altrui.

Essendo l’invidia un’emozione secondaria è per definizione più complessa e ha bisogno di più elementi esterni e più pensieri per essere attivata, ed essendo secondaria e quindi legata alle relazioni sociali diventa complesso, quasi impossibile, pensare che ogni persona la esprima nello stesso modo, poiché ad ognuno può generare reazioni estremamente più complesse e durature di una semplice emozione primaria che, invece, è facilmente riscontrabile dallo studio delle micro-espressioni facciali.

Di conseguenza, diventa sempre più difficile definire un’emozione positiva o negativa (anche la stessa invidia può esprimersi attraverso una sana ambizione ed una competizione corretta).

Si possono vivere però emozioni funzionali ed emozioni disfunzionali (non utili) nonostante siano tutte state create dal nostro corpo per essere funzionali.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: