Cicerone avrebbe da commentare sulla tecnica oratoria di due dei personaggi politici più importanti del momento.

Cicerone è il più grande oratore romano e ci ha tramandato il suo sapere. Vediamo insieme cosa può avere da dire su Biden e Trump e sulla loro “ars oratoria”, l’arte di parlare in pubblico (tralasciando la tecnica mnemonica che sarebbe molto utile a Biden ora).
I DUE PRESIDENTI
I dibattiti tra Trump e Biden ci vengono presentati quasi come il più epico incontro di box della storia, con immagini dei presidenti che si scorgono di profilo, neanche fosse l’intro di un anime. Vengono anche presentate le regole (tranne quella di colpire sotto la cintola). Durante il primo dibattito dell’anno ospitato dalla CNN, Trump propone punti che non sviluppa (“siamo la migliore economia del mondo, abbiamo diminuito le tasse, Biden non ha saputo usare i soldi così bene, poi abbiamo anche il confine più sicuro della storia”) e contraddice quelli dell’avversario, sempre senza prove (“non è vero che abbiamo aumentato il debito pubblico”). Si arriva anche alle accuse nella sfera personale. Le tecniche di Biden e Trump puntano entrambe sull’emotività: una sulla tristezza, l’altra sulla rabbia. Biden parla delle povere donne morte per le mancate regolamentazioni sull’aborto, Trump incalza con un colpo pronto: in realtà è colpa dei migranti che vengono a violentare le donne americane. Quasi ogni momento dei dibattiti sembra iniziare con il dire che l’avversario è un bugiardo. Cosa penserebbe di tutto questo il nostro Cicerone?

MARCO TULLIO CICERONE
Cicerone è considerato il più grande oratore della storia romana. Il suo lavoro nel foro romano era simile a quello dell’avvocato ed il suo rango gli permetteva di stare in politica. Nelle opere retoriche (Brutus, Orator e De Oratore) spiega le sue tecniche. La principale riguarda la qualità morale dell’oratore, che deve avere una grande cultura, anche umanistica, e saper difendere il suo punto di vista e quello dell’avversario. Deve anche essere un “vir bonus”, perché un uomo malevolo ma capace di rendere tutto convincente con la parola è un uomo pericoloso per la salute dello Stato. Le tecniche di costruzione del periodo e di musicalità potrebbero sembrare poco valide oggi, in un momento in cui la parola si è impoverita: nessuno ascolterebbe un discorso abbondante di subordinate, ricreare i discorsi ciceroniani con periodi di tre righe è più un male che un bene. Ma non per questo è meno valida l’idea che le parole hanno una certa risonanza, soprattutto quelle incisive e ripetute in eterno (Biden parla di “war criminals”, Trump dice “money money money” come se fosse Agnetha degli Abba). Ma in realtà anche Cicerone si serviva di invettive per minare il suo avversario. Una delle più riconosciute è quella del ritratto, in cui interrompe la difesa per dare una descrizione dettagliata e malevola dei vizi di un designato nemico. Impossibile dimenticare la sua descrizione di Antonio nelle Filippiche: “Tu con questa gola, con questi fianchi, questa stazza da gladiatore avevi bevuto tanto vino alle nozze di Ippia che fosti costretto a vomitare il giorno dopo davanti agli occhi dei Romani. Che cosa schifosa non solo a vederla, ma già a sentirla raccontare!” E ancora “il comandante della cavalleria, che non dovrebbe permettersi neppure un rutto, vomitò riempiendo il grembo e tutto il palco di pezzi di carne che puzzavano di vino. Ma anche questa gravissima accusa non deriva da un desiderio di sopraffare Antonio quanto più di denunciare il suo abuso di potere.
COSA CI INSEGNA QUESTA STORIA
Probabilmente Cicerone non si sarebbe soffermato a lungo sugli attacchi reciproci dei presidenti e li avrebbe considerati normali in una sfida, però avrebbe commentato sulla moralità povera di uomini così importanti nella storia globale. Un uomo giusto, per Cicerone, era inscindibile da un grande oratore. Ma forse questo gli americani non lo sapranno mai dato che un’università come la Howard University, dove ha studiato anche la vicepresidente Kamala Harris, ha proposto di tagliare i classici dal curriculum dato che, a detta dell’istituzione, rafforzano idee di supremazia bianca. Forse sarebbe molto utile rileggere Cicerone e capire il significato di “historia magistra vitae”.