Il Superuovo

Cosa fare quando si ritrova un manoscritto antico: indicazioni di filologia

Cosa fare quando si ritrova un manoscritto antico: indicazioni di filologia

Da I promessi sposi fino al Nome della Rosa e non solo, l’espediente del manoscritto ritrovato è un’ottima scusa per iniziare una narrazione. Ma cosa si fa “sul serio” quando si ritrova un manoscritto, prima ancora di iniziare a raccontarne il contenuto?

Alcuni dei più grandi romanzi, basti ricordare Il nome della rosa di Umberto Eco, o I promessi sposi di Alessandro Manzoni, iniziano con un’espediente. L’autore finge di aver trovato un manoscritto antico e di riscrivere quanto contenuto nel manoscritto per raccontare la storia ai suoi lettori. Sebbene questo sia un semplice espediente, cosa succede sul serio quanto si ritrova un manoscritto antico?

L’espediente del manoscritto ritrovato

Ma, quando io avrò durata l’eroica fatica di trascriver questa storia da questo dilavato e graffiato autografo, e l’avrò data, come si suol dire, alla luce, si troverà poi chi duri la fatica di leggerla?”Queste sono le prime parole con cui il narratore de I Promessi Sposi si rivolge ai suoi venticinque lettori, dopo aver riportato la parte iniziale del manoscritto che dice di aver trovato. La vicenda inizia infatti con questo presunto manoscritto ritrovato che narra una storia meritevole di essere trasmessa ai posteri. Tuttavia, la lingua con cui la vicenda è narrata, mal si adatta ad un pubblico ottocentesco: qui entra in gioco l’autore/narratore che si prende la responsabilità di riscrivere il racconto del manoscritto e di trasmetterlo ai posteri. 

Esempio di stemma

Il ritrovamento di un manoscritto nella realtà

Nella realtà, quando si ritrova un manoscritto, prima di preoccuparsi di raccontarne la storia a quanti potrebbero leggerla, si deve procedere con una serie di step che permettono di ottenere informazioni sul manoscritto in questione. La prima cosa è la datazione, ma non sempre questa informazione è così utile: non sempre datare un manoscritto corrisponde a datare il momento in cui il testo è nato. Prima dell’avvento della stampa si era soliti copiare a mano i testi di cui si voleva avere una copia e nella maggior parte dei casi i manoscritti non sono altro che copie di copie. 

La filologia

La scienza che si occupa dello studio dei testi è la filologia, il cui generale primo obiettivo è di comprendere i rapporti tra i manoscritti. La filologia è una scienza recentemente nuova, nata a metà del secolo scorso ma che solo negli ultimi decenni ha affinato le proprie tecniche. Si possono distinguere due tipi di filologia: filologia della copia o filologia d’autore. Come regola generale si può dire che la filologia della copia è quella che si occupa di identificare i rapporti tra manoscritti non autoriali, per capire quale sia il più antico e arrivare, soprattutto in caso di testi molto antichi, all’antigrafo. L’antigrafo sarebbe il testo più vicino alla presunta volontà autoriale. Naturalmente in presenza dell’originale, ogni manoscritto che da questo deriva, perde di valore; tuttavia spesso l’originale è andato perso e quanto a noi rimane sono solo le copie. La filologia d’autore è invece quella che si occupa di ricostruire l’ultima volontà autoriale. In questo caso tutte le lezioni sono d’autore, ma, come succede spesso, l’autore ha cambiato idea nel corso del tempo ed è indispensabile capire quale sia stata la sua idea ultima.

Il metodo lackmanniano

Uno dei metodi più utilizzati è il metodo lackmanniano. Lackmann è un filologo di un paio di secoli fa che ha proposto “il metodo dell’errore”. L’assunto di base è che, chiunque, anche il copista più attento, copiando commette degli errori. Sono proprio gli errori ciò da cui si parte: si analizzano e si classificano, dividendoli in errori separativi e non separativi. Gli errori separativi sono quelli che non possono essere stati prodotti in modo separato da due copisti. Un esempio di situazione può essere la seguente: durante la collazione tra due manoscritti si trova nel manoscritto 1 “mate e figlio empiccato” e nel manoscritto 2 “mate e figlio abraccecato”. Poiché, a partire da “empiccato”, non è possibile che il copista sia giunto alla variante “abraccecato” del manoscritto 2, questi due manoscritti sono indipendenti. Questo appena presentato è un esempio: riconosciamo i due errori separativi ma per attribuire i due esemplari a due famiglie diverse servono altri studi ed altri luoghi. Gli errori non separativi sono invece quelli che possono essersi generati a partire da una stessa lezione e quindi non escludono l’appartenenza alla medesima famiglia di manoscritti.

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