Cosa celebriamo il 4 novembre? Ce lo ricorda la storia della Grande Guerra

Scopriamo perché oggi è un giorno di festa nazionale

Il 4 novembre si celebra la centoduesima Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate, una festa dal forte valore patriottico legata al primo conflitto mondiale.

la festa del 4 novembre

Come già detto oggi si celebrano l’unità della nazione e le forze armate italiane, ma perché vengono commemorati proprio oggi?  La festa venne istituita nel 1919 per commemorare la vittoria italiana nella prima guerra mondiale e ricorre il 4 novembre perché è il giorno dell’entrata in vigore dell’armistizio di Villa Giusti, che sancì la resa dell’Impero austro-ungarico e la fine di ogni conflitto (si celebrano così le forze armate che hanno reso possibile questa impresa). Inoltre il primo conflitto mondiale viene considerato l’evento che completa il processo di unificazione dell’Italia partito con il Risorgimento; infatti con la fine delle ostilità l’Italia poté annettere anche Trento e Trieste ed è per questo alcuni storici parlano della guerra del ’14-’18 come della quarta guerra di indipendenza italiana (per questo è dedicata all’unità nazionale). La celebrazione del 4 novembre è l’unica festa nazionale che abbia attraversato decenni di storia del nostro paese imperterrita: dalla prima età liberale al ventennio fascista, fino alla Repubblica. Proprio in questa ricorrenza, nel 1921, il Milite Ignoto venne solennemente sepolto all’Altare della Patria a Roma. Nel corso degli anni ottanta e novanta la sua importanza tra le festività nazionali è andata declinando ma negli anni duemila, grazie all’impulso dato dall’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ( protagonista all’inizio del XXI secolo di una valorizzazione dei simboli patriottici), la festa è tornata a celebrazioni più ampie e diffuse. Nonostante il suo significato però non è una festa sentita (o conosciuta) da molti italiani, probabilmente anche perché non ci si ricorda come si è arrivati all’armistizio del 4 novembre.

Verso la fine del conflitto

Iniziato nel 1914 (l’Italia entrerà solo nel 1915) la prima guerra mondiale è uno dei più sanguinosi della storia, con tante battaglie ma con poche svolte decisive. Dopo 3 anni di battaglie sanguinose e cruente, milioni di morti e tantissimi chilometri di trincee scavate il volto le posizioni delle potenze nella guerra stavano però cambiando. La Russia aveva subito molto perdite e il morale degli uomini era compromesso, in più la nascente rivoluzione promossa da Lenin si faceva sentire con i bolscevichi che spingevano i soldati a rifiutarsi di combattere per promuovere le idee rivoluzionarie. Il caos dilaga e così, dopo l’abdicazione dello zar e la formazione di un governo provvisorio, Lenin prende il potere, impegnandosi subito nel far uscire Mosca dalla guerra: nel 1918 il trattato di Brest-Litovsk fa cessare le ostilità sul fronte orientale. Gli anglo-francesi invece, nonostante le pesanti sconfitte di Verdun e della Somme, pensavano di essere vicini alla vittoria. Iniziarono diverse offensiove conquistando anche importanti posizioni, ma il fronte tedesco non fu spezzato e il morale delle truppe calò, specialmente quelle francesi che iniziarono ad ammutinarsi. Tutto il peso dell’offensiva ricadde quindi sulle spalle delle forze britanniche, cui toccò l’onere di sostenere il grosso dei combattimenti in Francia e nelle Fiandre, che però non diedero frutto: a causa della carenza di riserve tutto il conquistato veniva riottenuto dai tedeschi causando un sostanziale stallo. Per sbloccare la situazione occorreva l’intervento di una grande potenza come gli Stati Uniti d’America. Questi non erano intenzionati a intervenire per via della politica di neutralità adottata dal presidente Wilson, ma quando la Germania dichiarò la guerra sottomarina indiscriminata (per forzare il blocco navale inglese sui loro porti) e affondò delle navi statunitensi, agli americani non rimase scelta. Sul fronte italiano intanto si assisteva alla disfatta di Caporetto (il 24 ottobre del ’17) e alla poi celebre resistenza e vittoria sul fiume Piave.

La resa

La sconfitta sulle rive del Piave fu un duro colpo per gli austro-tedeschi, essi pensavano di sconfiggere il nemico italico e di liberare definitivamente quel fronte, invece avevano perso molti uomini ed erano stati respinti: da qui l’Austria entrò in una crisi politica che culminò il 28 ottobre 1918, a seguito del successo italiano nella battaglia di Vittorio Veneto, con l’Austria-Ungheria che chiese agli Alleati di iniziare le trattative per l’armistizio e in serata dette ordine all’esercito di ritirarsi. A Praga la richiesta di armistizio provocò una decisa reazione dei cechi; il Consiglio nazionale cecoslovacco si riunì e assunse le funzioni di un vero e proprio governo: ordinò agli ufficiali austriaci di trasferire i poteri, assunse il controllo della città e proclamò l’indipendenza dello stato ceco senza autorizzazione da parte di Vienna.  Il 30 ottobre, mentre il governo austro-ungarico continuava ad adoperarsi per giungere all’armistizio con gli Alleati, a Vienna e a Budapest maturarono rapidamente delle rivoluzioni di stampo bolscevico che scoppiarono il 1º novembre.. Il 3 novembre l’Austria firmò con l’Italia l’armistizio di Villa Giusti che entrò in vigore il 4, giorno in cui gli italiani entrarono a Trento e la Regia Marina sbarcò truppe a Trieste. Anche la Germania era in difficoltà: aveva visto i propri uomini distrutti da quattro anni di guerra, trovandosi d’altronde in gravi difficoltà dal punto di vista economico e sociale. Il 1º ottobre i britannici e gli americani si preparavano ad attaccare, così il generale tedesco Ludendorff si recò direttamente dal Kaiser per chiedergli di avanzare subito una proposta di pace. Ma la Germania, pur essendo nello scompiglio, non era precipitata nel disordine né aveva deciso di arrendersi: l’8 ottobre Wilson respinse la proposta e l’11 i tedeschi iniziarono a ritirarsi su tutto il fronte senza però rinunciare a combattere. Ludendorff confidava di continuare la lotta nella speranza che un’efficace difesa della frontiera tedesca potesse alla lunga smorzare la determinazione degli Alleati. Ma la capitolazione dell’Austria-Ungheria il 3 novembre scoprì il fronte sud-orientale della Germania, lasciando la nazione ancora più vulnerabile. L’offensiva alleata inflisse una serie di sconfitte ai tedeschi e quando gli Alleati ruppero il fronte, la monarchia imperiale si dissolse. Di fronte alla minaccia delle forze alleate ormai in vista del confine nazionale, i tedeschi  non ebbero altra scelta che quella di accettare le gravose condizioni imposte dagli Alleati. L’armistizio entrò in vigore alle ore 11:00 dell’11 novembre 1918, ponendo fine alla guerra.

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