Il Superuovo

Pasolini, Moravia e Morante: la storia di un’amicizia tra cinema, viaggi e letteratura

Pasolini, Moravia e Morante: la storia di un’amicizia tra cinema, viaggi e letteratura

Il 2 Novembre 1975 fu ucciso Pier Paolo Pasolini a Ostia. Nell’anniversario della morte, ricordiamo la collaborazione intellettuale e la sua amicizia con Alberto Moravia ed Elsa Morante.

Roma è sempre stato un punto di riferimento per intellettuali italiani. In particolare, tra gli anni ’50 e gli anni ’70 vede nascere un improbabile trio di scrittori e soprattutto amici: Pasolini, Moravia, Morante.

Due anime affini

Elsa Morante conobbe Pier Paolo Pasolini a metà degli anni ’50. Entrambi avevano letto le rispettive opere pubblicate fino a quel momento e godevano, per questo, di stima reciproca. L’incontro avvenne tramite il marito di lei: Alberto Moravia. Anche lui celebre scrittore italiano, aveva condiviso con la Morante le difficoltà del fascismo e della forzata fuga a Latina. Dopo la guerra, la coppia si ritrovò nuovamente a Roma e, secondo l’epistolario di Pasolini, nel 1953 Moravia li presentò. Il matrimonio tra i due scrittori era un connubio culturale oltre che sentimentale, entrambi avevano avuto successo nel mondo della letteratura e il loro rapporto era passionale ma molto tormentato. Lui uomo borghese distaccato e lei donna cocciuta e appassionata, non sempre riuscivano ad andare d’accordo, tanto che, per impedire che la relazione portasse ad eccessivi malesseri, decisero di divorziare nel 1961 dopo 25 anni. Il binomio Pasolini-Morante, invece era segnato da una profonda affinità: i due, almeno nel periodo più intimo della loro amicizia, avevano molte idee in comune. In particolare, entrambi erano attratti dal mondo degli emarginati in opposizione alla borghesia. E proprio su questi temi trovarono la base della loro amicizia e della successiva collaborazione culturale.

L’India e il barbarico

Una caratteristica che univa Pasolini e Moravia era sicuramente la passione per le terre più sconosciute, insieme andarono in alcuni stati dell’Africa e, nel 1961, organizzarono anche un viaggio in India. Anche Elsa Morante partecipò a quest’ultimo perchè, malgrado i rapporti con il marito non fossero dei migliori restarono per sempre legati da una profonda amicizia e rispetto, perfino dopo il divorzio e il secondo matrimonio di lui. Durante questo viaggio i tre ebbero l’opportunità di confrontarsi più volte sulle loro sensazioni e su quello che stavano vedendo. Moravia, nel reportage finale del viaggio dal titolo “Un’idea dell’India”, è particolarmente attento a quello che vede: descrive a volte in modo anche cinico una realtà che risulta strana e piena di contraddizioni ai suoi occhi. Pasolini raccoglie le sue impressioni nell’opera “Un’idea dell’India”. Da questo scritto traspare una specie di carità e di attenzione verso una popolazione ancora “sacra”, non vittima dell’imbruttimento capitalistico. Non ci sono scritti della Morante ma, secondo alcune testimonianze, si trovò d’accordo con Pasolini: entrambi erano affascinati dalla società “barbarica”. Le posizioni di Pasolini, però, almeno nell’opinione della Morante, divennero sempre più commerciali. Secondo lei, infatti, la sua era più apparenza e non reale sensibilità nei confronti dei ceti sociali che ci teneva tanto a rappresentare. Per questo motivo i due ebbero diversi screzi e si allontarono intorno agli anni ’70. Dopo la morte di Pasolini, però, in diverse occasioni e anche attraverso opere scritte, i due amici elogiarono la sua figura come amico e come importante presenza nel loro percorso intellettuale.

“Il mondo salvato dai ragazzini”

Una delle opere in cui il connubio culturale tra Pasolini ed Elsa Morante fu più evidenti è l’opera “Il mondo salvato dai ragazzini”. Si tratta di una raccolta originale e del tutto innovativa nello stile e nei temi, che ha rappresentato il secondo successo editoriale della scrittrice. Non si può identificare un genere unico perchè si trovano versi, brani in prosa e qualcosa che forse anticipa in qualche modo la moderna poesia visiva. I temi che tratta però si inseriscono perfettamente nel suo contesto culturale: è stato scritto durante gli anni ’60, in particolare con un occhio attento ai moti dei ragazzi del ’68. Molti intellettuali avevano espresso la propria opinione riguardo a quelle manifestazioni e la Morante decise di racchiuderla in questa opera. Si tratta di uno dei momenti in cui la sua amicizia con Pasolini era molto profonda, ed entrambi avevano seguito con attenzione le vicende. In quest’opera la Morante parla di uno dei suoi amori:Bill Morrow; ma parla, soprattutto, di tutti coloro che non avevano una voce, di una società che era schiacciata dal tutto il resto ma, per questo, libera di pensare come voleva. Stravolge le “regole sociali” e chiama gli ultimi e gli emarginati i “felici pochi”. Pasolini fu tanto entusiasta di questo libro da creare  “La sequenza del fiore di carta” uno spezzone di 10 minuti che si ispira proprio all’ultimo capitolo dell’opera con Ninetto Davoli come protagonista e, ovviamente, con la collaborazione della stessa Elsa Morante.

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