Cosa causa la trasformazione di Hulk? Amigdala e ipotalamo ci spiegano come funziona la rabbia

Quando la rabbia prende il sopravvento Bruce Banner si trasforma in Hulk, ma ecco il trip: la rabbia è causata dal nostro cervello, nello specifico da amigdala e ipotalamo.

Le emozioni sono un flusso di impulsi nervosi, sinapsi, messaggeri chimici come adrenalina, serotonina, ossitocina e molte altre che variano a seconda dell’esperienza vissuta e del sentimento che essa ha generato. Sono dovute alle interazioni che si generano nel nostro organismo tra cervello, organi di senso e sistema nervoso, i quali recepiscono l’informazione e collaborano per generarne una risposta adeguata. Le emozioni sono tante e tutte diverse tra loro, ci elevano dall’essere un semplice ammasso di apparati e sinapsi, ma sapete qual è la più antica? La rabbia. Essa ha funzione adattiva, si innesca nel momento in cui il cui il nostro corpo percepisce una situazione potenzialmente pericolosa, per questo quando ci arrabbiamo diventiamo aggressivi, tesi e vulnerabili, perché in realtà ci stiamo inconsciamente preparando ad un’aggressione o ad una situazione che potrebbe ferirci. Questa emozione ha pertanto un ruolo fondamentale nella vita di ognuno di noi ma è per molti estremamente difficile da gestire, alcuni non riescono a contenerla ed esplodono similmente ad un mostro conosciuto per questo in  tutto il mondo: Hulk.

Hulk spacca!Ma perché?

Tutti, grandi e piccini, conoscono questo simpatico personaggio verde, apparso per la prima volta nel 1962 in “The incredible Hulk” n. 1, pubblicato negli Stati Uniti dalla Marvel Comics, creato da Stan Lee e Jack Kirby. Nel 1962 gli Stati Uniti temevano attacchi nucleari dall’Unione Sovietica e proprio per questo i due creatori diedero vita al dottor Bruce Banner il quale, a causa di un esperimento su un ordigno atomico, si trasforma nel famigerato mostro verde e aggressivo, soprattutto se sottoposto ad eventi o sollecitazioni che potrebbero sfociare in un’emozione ben precisa e conosciuta da tutti noi: la rabbia. Una delle emozioni più forti, impulsive, imprevedibili ed estremamente difficile da gestire. Molti di noi si trasformano in Hulk quando la rabbia ci domina, diventiamo aggressivi, urliamo, lanciamo oggetti, diciamo frasi sconnesse e vagamente comprensibili, ma al di là del senso morale o sociale, perché ci arrabbiamo? L’ipotalamo e l’amigdala potrebbero essere la risposta. Nel 1949 il fisiologo svizzero Walter Hess vinse il premio Nobel per i suoi esperimenti, i quali dimostrarono che la stimolazione di diversi nuclei nell’ipotalamo dei gatti possono indurre attacchi di rabbia e diverse risposte emotive come senso di ricompensa o punizione.

Cosa sono e a cosa servono l’amigdala e l’ipotalamo

L’ipotalamo, posto nel cervello, svolge un ruolo essenziale nell’omeostasi (raggiungimento dell’equilibrio chimico-fisico) di quasi tutti gli organi del corpo, ad esso sono correlate diverse funzioni viscerali come la secrezione ormonale e gli effetti sul sistema nervoso. Il primo regola ed esempio la crescita, il metabolismo, la riproduzione e risposte legate allo stress, il secondo influenza il ritmo cardiaco, la secrezione gastrica, il diametro pupillare. Soprattutto, l’ipotalamo, svolge un ruolo essenziale per le risposte emotive, esso infatti contiene nuclei per risposte comprendenti la fame, paura, piacere, soddisfazione, copula e orgasmo. L’amigdala, posta anch’essa nel cervello, è costituita da sostanza grigia, se stimolata produce ormoni come dopamina, noradrenalina e adrenalina generalmente utilizzate per l’attacco o la difesa. Il ruolo quasi romantico dell’amigdala è che essa analizza ogni emozione, ne invia uno stimolo appropriato, e soprattutto la immagazzina sotto forma di ricordo nel nostro cervello. Ciò vuol dire che quando viviamo una determinata esperienza nel presente, questa viene archiviata e quando un’altra esperienza crea la medesima emozione provocata in passato, l’amigdala crea un’associazione tra le due che possono essere anche del tutto diverse ma che hanno generato lo stesso sentimento precedentemente analizzato. Essa inoltre riceve informazioni rilevate dai sensi di vista, udito, gusto, olfatto e viscerali e media una risposta emotiva appropriata, accelerando il battito cardiaco, facendo rizzare i peli o inducendo il vomito. Media inoltre il controllo conscio e l’espressione delle emozioni come capacità di esprimere affetto o controllo dell’ira.

Cos’è la rabbia e come gestirla

Quando ci sentiamo in qualche modo minacciati da qualcosa o da qualcuno, l’amigdala subito interviene in nostra difesa. Essa percepisce gli stimoli dagli organi di senso ed elabora l’emozione, invia un segnale all’ipotalamo, che pompa adrenalina nel sistema nervoso autonomo e inizia a circolare nel sangue, rendendo i nostri sensi più acuti e aiutandoci a rimanere vigili. Questi meccanismi biologici preparano il nostro corpo all’attacco, aumentando l’afflusso di sangue, dilatando le pupille, aumentando i battiti cardiaci o contraendo i muscoli, ci sentiamo tesi, energici, iperventiliamo e rispondiamo al pericolo. La rabbia è quindi una risposta biologica ad un evento scatenante che il nostro organismo recepisce inconsciamente come una minaccia. Una persona, una situazione o anche una piccolezza possono essere in tal modo percepite dall’amigdala e prima ancora di rendercene conto, sono già stati rilasciati ormoni ed impulsi, ci irrigidiamo, ci mettiamo sulla difensiva, ci prepariamo all’attacco o attacchiamo per primi se ci sentiamo vulnerabili. È difficile gestire la rabbia perché è come se fossimo stati temporaneamente dopati dall’adrenalina, essa è entrata in circolo, i nostri meccanismi di difesa sono stati attivati e magari stiamo già urlando parole decisamente non gradevoli al nostro finto aggressore, ovvero a colui che ha poco gentilmente “attivato” l’amigdala facendoci arrabbiare di brutto. Quotidianamente siamo costretti a rapportarci con persone o situazioni che rischiano di provocare questo sentimento indomabile, ma conoscerne i processi fisiologici che ho brevemente illustrato aiuta a non perdere le staffe e a non sembrare perennemente pazzi. Ritengo che, una volta riconosciuta e accettata questa reazione, sia importante fare respiri profondi per ridurre l’afflusso di sangue, il battito cardiaco e il rilascio degli ormoni come adrenalina, ciò può sembrare una stupidaggine ma aiuta a calmarsi, a ragionare lucidamente senza aggredire il nostro interlocutore anche se in realtà vorremmo solo urlargli cose poco dignitose. Fate la pace e controllate i vostri messaggeri chimici.

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