Cosa accade dopo la morte? Cerchiamo una risposta attraverso Foscolo e il film ”Martyrs”

Paradiso, inferno, aldilà e oltretomba. Un mondo secondario che ci attende alla fine della vita, un oblio vuoto e freddo, oppure, più semplicemente il nulla. Tutti quanti noi, almeno una volta nella vita ci siamo chiesti: coma ci attende dopo la morte?

Un interrogativo ancestrale ed impossibile da spiegare e risolvere, il dubbio di cosa ci aspetti al termine della nostra vita terrena è sempre stato e per sempre sarà uno dei misteri più oscuri ed affascinanti che l’uomo si ritrova ad affrontare ogni giorno.

Un argomento molto delicato da trattare, parlare di morte è molto spesso considerato ancora adesso un tabù, come se, in qualche modo anche solo nominarla rendesse più tangibile una realtà ineluttabile a cui tutti noi siamo inevitabilmente soggetti. Ogni individuo affronta l’idea della morte in maniere diversa: molti la allontanano, facendo di quest’ultima un’idea astratta, lontana, irraggiungibile; altri approfittano di essa, fanno della morte un mezzo, uno strumento attraverso il quale vivere con più intensità e pienezza ogni giorno della vita; altri ancora, però, la temono e fuggono da essa, vivendo nel terrore di ciò che la morte a tutti gli effetti rappresenta: la fine della vita.

Per molto tempo si è cercato di dare un senso alla morte, di darle una forma, un volto, solo per riuscire a spiegare un qualcosa che mai riusciremo in alcun modo a controllare.

Il mito di Thanathos

Tra le tante leggende che riguardano l’immagine e l’idea della morte mi ha sempre affascinata in maniera particolare il mito della morte in mitologia greca.

Nella mitologia greca infatti, Thanatos è la personificazione stessa della morte. Secondo Esiodo, quest’ultimo è figlio di Nyx, cioè della notte, Omero dal canto suo ne fa il fratello gemello di Hypnos, la personificazione divina del sonno.

Thanatos, o Tanato, è estremante odiato sia dai mortali che dagli immortali, e risiede nel Tartaro, davanti alle porte degli Inferi.

Il mito ci racconta che in un’occasione Zeus, per punire Sisifo, re di Corinto, mandò Tanato per rinchiuderlo nel Tartaro. Sisifo però riuscì a far ubriacare Tanato, sfuggendo alle sue grinfie e imprigionandolo. Con Tanato in catene, la morte scomparve dalla terra, attirando così l’attenzione del dio Ares quando si accorse che durante le battaglie non moriva più nessuno. Quest’ultimo decide dunque di mobilitarsi per liberare Tanato e prendere Sisifo.

Il re di Corinto, però, riuscì per una seconda volta a sfuggire alla morte, ingannando stavolta Persefone, regina degli Inferi, convincendo quest’ultima a permettergli di abbandonare momentaneamente l’oltretomba in modo da trascorrere un ultimo giorno con l’amata moglie.

Nonostante gli inganni e le astuzie di Sisifo, però, il re dai mille stratagemmi fu nuovamente catturato e portato negli inferi.

Tutto ciò a voler dimostrare la più grande ed inevitabile delle verità: nessuno può sfuggire alla morte, nulla può permetterci di scansarci da un destino segnato già dalla nostra nascita.

Ma se da una parte l’accettazione della morte riesce in qualche modo a mostraci la vita in una prospettiva diversa e per certi versi migliore, d’altro canto una domanda rimane eterna ed inalterata: cosa ci attende dopo la morte?

Foscolo

Indiscutibile è l’importanza attribuita da Foscolo al tema della morte e dei sepolcri, argomenti tipicamente diffusi durante il Preromanticismo, alla fine del Settecento, periodo in cui il macabro suscitava particolare interesse.

Ma cosa ne pensa il nostro Foscolo della morte? Basta soffermarsi sulle ultime due terzine del suo componimento ”Alla sera” per ricavare tutto ciò che Foscolo ritenesse la morte rappresentasse:

”Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
Questo reo tempo, e van con lui le torme  

Delle cure onde meco egli si strugge;
E mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.”

La sera altro non rappresenta che la morte, momento di quiete e riposo dopo una giornata di fatiche, attimo crepuscolare in cui ognuno di noi ritrova se stesso, sonno immortale ed irreversibile. Possiamo quindi affermare che in questo caso il nostro autore non ci mostra una concezione negativa della morte, al contrario, designa quest’ultima come meta finale, traguardo e agognato porto sicuro in cui ripararsi alla fine di questa tempesta chiamata vita.

Ma se la morte ci libera dalle sofferenze della vita, cosa ci aspetta dopo essa? Foscolo appare cristallino sull’argomento. Il nostro autore è ateo e fortemente materialista, ciò significa che rifiuta ogni concezione di vita dopo la morte, qualsiasi possibilità di sfuggire al ”nulla eterno” che attende tutti noi alla fine della nostra vita. L’unico modo in cui ognuno di noi ha la possibilità di vivere ancora, dopo aver chiuso gli occhi per l’ultima volta, è attraverso il ricordo ed il sepolcro.

Ma se Foscolo aveva le idee perfettamente chiare su tutto ciò che riguardasse la morte e le sue dinamiche, al contrario, il dubbio di chi non riesce a darsi delle risposte può divenire devastante.

”Martyrs” di Pascal Laugier

Fin dove è capace di spingersi l’uomo per ottenere ciò che desidera? Per trovare finalmente le risposte alle domande che da millenni ognuno di noi si chiede? Queste sono le domande che mi sono posta nel momento in cui ho deciso, commettendo forse un errore, di guardare la pellicola di Pascal Laugier.

Un horror raccapricciante e disturbante, cruento e sanguinoso, difficile da digerire sotto molti aspetti, ma allo stesso tempo un piccolo capolavoro realizzato basandosi sul dubbio più grande nella vita dell’essere umano, capace di lasciare lo spettatore alla fine del film con domande che al principio non c’erano, o almeno questo è stato l’effetto sortito sulla sottoscritta.

 

Mi limiterò, anche attraverso anticipazioni e spoiler, a raccontare la seconda parte del film in questione, che racchiude, secondo il mio modesto parere, il significato della pellicola. Ci troviamo di fronte al rapimento di una giovane ragazza, Anna, che viene rinchiusa nel bunker sotterraneo della casa che nel corso del film era stata teatro di un massacro familiare.

Anna si trova ben presto a fare la conoscenza di una donna anziana che subito si presenta dicendo di essere a capo di un’organizzazione che ha come obiettivo quello di torturare, sia fisicamente che psicologicamente, le vittime prescelte fino ad indurle in uno stadio intermedio tra vita e morte, una condizione che permetterebbe ai martiri di scorgere al di là del velo della vita terrena, intravedendo con i loro stessi occhi cosa aspetta ognuno al varco, cosa che alla fine del film Anna riesce a fare.

Le torture inflitte alle vittime sono inimmaginabili, tanto da creare nei martiri una sorta di assuefazione al dolore, un’arrendevolezza data dalla consapevolezza della morte. Un’escalation di dolore e sofferenza, mirata ad un solo obiettivo, alla ricerca della risposta ad una ed una sola domanda: cosa ci aspetta dopo la morte?

Mi aspettavo di trovare una risposta alla fine della pellicola, almeno un’interpretazione di ciò che ci attende dopo la vita, ma, al contrario, Paul Laugier decide di concludere la sua opera con queste esatte parole:

“Etienne, saprebbe immaginare cosa c’è dopo la morte?”

“No, Mademoiselle, io…”

“Rimanga nel dubbio.”

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