Confusione, insicurezze e divergenze dietro l’impero del calciomercato sorretto dalle fake news

Storia di giocatori che diventano merce venduta al miglior offerente senza che l’offerente lo sappia e le fake news che fanno da garante.

Secondo i sondaggi di Demopolis, quattro cittadini italiani su 10 ritengono di imbattersi nelle fake news quasi quotidianamente. Un ulteriore 27% invece ritiene di beccarle una o due volte a settimana. Dalla politica estera fino al calciomercato, le fake news, sono diventate la piaga del nuovo millennio.

ABBOCCARE ALL’AMO: COME BOLLARE UN FENOMENO CHE HA ATTRAVERSATO LA STORIA

Le fake news sono il punto più basso del giornalismo, bufale vestite di verità che vengono fatte girare all’interno dell’agorà virtuale di cui tutti noi facciamo parte. Esistevano già nell’antichità, come notato da Luciano Canfora, nella lettera riportata da Tucidide nel primo libro della Guerra del Peloponneso, nella quale il generale spartano Pausania scriverebbe le sue intenzioni di tradire i greci per passare al servizio di re Serse. A rendere popolare il termine sono state però le elezioni americane negli Stati Uniti d’America del 2016, che vedevano contendersi la Casa Bianca Donald Trump ed Hillary Clinton: da un lato il figlio di una dinastia di imprenditori (ed imprenditore a sua volta) e proprietario della Trump Organization, dall’altro l’avvocata e segretaria del presidente uscente premio Nobel per la pace Barack Obama; da un lato un uomo che si è visto legato (e coinvolto) in circa 3,500 cause civili e penali e dall’altro la moglie di Bill Clinton, 42º presidente degli Stati Uniti d’America, che ha rischiato l’impeachment a seguito dello scandalo Lewinsky. Per riuscire a strapparle qualche seggio, i più stretti collaboratori di Trump escogitarono con il supporto di Cambridge Analytica un piano che consisteva nel rubare informazioni personali di milioni di account Facebook, in modo che le bacheche di questi utenti venissero bombardate da fake news che vedevano come protagonista la Clinton. Il risultato fu una comunicazione politica simile alla calunnia, in quanto l’obiettivo secondario delle fake news, oltre quello primario di disinformare il lettore, è quello di nuocere alla persona su cui si fonda la notizia, generando una macchina del fango le cui macchie sono difficili da lavare. Lo stesso sistema veniva usato da Luciano di Samosata con la stesura de Alessandro o il falso profeta, dove denigra la figura di un santone che ottenne nel tempo molti seguaci. Con l’avvento dei social network, che hanno contribuito a portare una serie di trasformazioni sociali senza precedenti, le fake news hanno trovato campo fertile, ramificandosi nel terreno delle nostre piattaforme social. Per tale ragione vengono toccate tutte le tipologie di giornalismo, dalla semplice cronaca rosa fino alle notizie di attualità. Sul nostro spazio virtuale tramite il nostro profilo diffondiamo i nostri post alla nostra lista di contatti e, successivamente, a chiunque entri nel nostro profilo. Possiamo diffondere le nostre foto, i nostri stati e anche notizie che hanno fatto particolarmente leva sulla nostra emotività. Non a caso, è stato riscontrato che le fake news ottengano sei volte più mi piace, condivisioni e interazioni di una notizia vera. Pensate quindi al guadagno che torna indietro. Nel momento in cui diffondiamo invece un fatto, ovvero un qualcosa che è vero e reale, si può facilmente cadere nella trappola della fake news e abboccare alla bufala, soprattutto quando si tratta di un fatto sociale. Gli studi sul conformismo sociale dimostrano che solo ora le persone stanno acquisendo una maggiore consapevolezza su quello che condividono in rete, onde evitare da un lato la cascata informativa di chi si appiglia ad ogni notizia in rete senza sviluppare un senso critico, mentre da un lato per sorpassare la cascata reputazionale di chi crede nelle proprie opinioni ma che considera comunque il fatto narrato sul giornale come certo solo perché si fida della testata. A caratterizzare le fake news di oggi sono il loro tentativo di trasformare invece fatti sociali e di non soffermarsi alle semplici calunnie. Per tale ragione la trasformazione in fatto sociale situato è inevitabile, ovvero di un common ground fra i membri della rete che generano un senso comune che poi dalla rete si sposta anche nella realtà. Per diffonderle è necessario conoscere gli argomenti di interesse della common ground e comprenderne le personalità. Il silos sociale in cui può essere riscontrato il tuo topic d’interesse può essere ad esempio la sezione notizie del tuo Facebook o anche la tua bacheca Instagram. Il silos nasce per far sì che le tue idee non vengano contaminate da quelle di altri, i contenuti vengono selezionati e mentre tu sei impegnato a scorrere ecco che spunta una fake news. E ci sono alcuni periodi dove le bufale spuntano più frequentemente: elezioni politiche, una pandemia, una guerra…o durante il calciomercato.

L’ultima fake news dal mondo del calcio: Messi attraverso un Instagram Stories smentisce il suo passaggio all’Inter, fonte: eurosport.it

LA FENOMANOLOGIA DEL TIFOSO: LE FAKE NEWS ENTRANO NEGLI SPOGLIATOI

Il mondo del calciomercato è un mondo, oltre che caotico, anche abbastanza cupo che, soprattutto negli ultimi anni, è diventato una bolgia dove la confusione regna sovrana. Nonostante la prima sessione (la più lunga) di calciomercato, che inizia a luglio e termina a settembre, e la sessione invernale (la più corta), che inizia a dicembre e termina a fine gennaio, le notizie cominciano a circolare ancor prima che la finestra di calciomercato si apra, in quanto i nomi si cominciano a fare già prima che le sessioni effettive di calciomercato inizino. La conseguenza è che si viene martellati tutto l’anno, sia durante la finestra di calciomercato effettiva che prima, da notizie inerenti all’acquisto ipotetico di giocatori dal nome appetibile ma con cifre improponibili. Ci sono alcune testate giornalistiche sportive le cui tendenze invece sono ben note, come Tuttosport, la cui fede juventina sembra essere evidenziata dai titoli dei loro articoli ogni volta che c’è un colpo di calciomercato. Basti riportare come esempio l’acquisto di Ronaldo il cui trionfo per il grande acquisto in casa Juve venne accompagnato da titoloni che promettevano la vittoria della Champions e, nonostante il fallimento riscontrato, la testata difese ugualmente la società senza criticarla (a differenza di altre squadre). Succede poi che nel bel mezzo di queste guerre fra testate le cui squadre vengono spesso massacrate, vi sia di mezzo il tifoso (a volte alle prime armi) che inizia ad interessarsi al calcio mercato: le prime volte ritiene ogni notizia che consulta affidabile e le considera come oro colato nonostante non riesca a cogliere la differenza fra una notizia e una voce di corridoio (e una fake news). Nel momento in cui la testata giornalistica fa un nome il nostro tifoso dilettante la considera sempre come veritiera perché pensa “Ah beh lo ha fatto la testata giornalistica” , ma solo successivamente possiamo percepire l’odio che il tifoso inizia ad avvertire in seguito alla delusione del mancato acquisto ma che, di fatto, non è mai esistito, vivendo questa attesa in modo del tutto vano. Allora il tifoso, la cui ammarezza per la mancata (ma finta) promessa lo sta rendendo irascibile, sposta la sua delusione verso la società, quando in realtà la società è totalmente ignara della notizia. Ma non solo calciomercato: durante il campionato se nel corso della partita avviene anche una semplice sostituzione, le dita di migliaia di giornalisti cominciano a digitare energicamente “Tensioni nello spogliatoio”, quando la sostituzione è avvenuta soltanto dal punto di vista tattico. Basti citare la famosa lite che vide come protagonisti Conte e Lautaro, la cui tensione descritta dai giornali, che finirono col parlare addirittura di Lautaro pronto a lasciare la società, venne cancellata da un video ironico postato su internet in cui i due a colpi di guantone da boxe spegnevano le tensioni interne di cui parlavano i giornali. La società non risponde mai direttamente alle testate, lo fa solo nei pre partita e nei post partita a pochi eletti giornalisti, mentre durante le conferenze stampa a cui partecipano più testate le domande di calciomercato sono esplicite ed inevitabili e da qui possiamo analizzare il comportamento assunto da parte della società: in base alla notizia sanno se prendere le distanze o meno, oppure se utilizzare termini più morbidi o meno. Quando invece la notizia di calciomercato viene data direttamente dall’allenatore o dal direttore responsabile del mercato, la corsa allo scoop vede coinvolta le più disparate redazioni, in quanto in questo caso la notizia viene servita su un piatto d’argento, rivestita in tutta la sua veridicità. Spesso i giornalisti però non vengono neanche informati sulle ultime mosse di calciomercato, molte sono le volte in cui la notizia esce fuori solo perché il giocatore viene fotografato in sede. Per tale ragione questi due mondi, quello del calcio e quello dell’informazione sportiva, finiscono col camminare parallelamente.

LE ASPETTATIVE NON FANNO GOAL

Le fake news hanno portato ad un radicale mutamento del carattere dei lettori di oggi, in quanto preferiscono avere un atteggiamento da San Tommaso nei confronti di ogni notizia che capita sotto i loro occhi: molti sono coloro che hanno perso la fiducia nel settore giornalistico e questa sfiducia li porta a non leggere più i giornali in quanto, mentre un tempo se la notizia la riportava qualsiasi testata ci credevi, ad oggi, dopo anni di notizie che sembrano non concordare fra loro, il lettore finisce con l’assumere un comportamento distaccato anche nei confronti delle testate più rinomate. Mentre in passato il giornale aveva il compito di informare, ora sembra generare discrepanze mentre, nel giornalismo sportivo, provoca antipatie non solo nei confronti delle società, ma anche fra le stesse tifoserie. Secondo Demopolis, il 38% dei cittadini sostiene di aver maturato dubbi sulla qualità delle informazioni. Il 42% dubita spesso della credibilità delle notizie riportate sui vari media. Una percentuale che cresce di oltre 30 punti, al 75%, tra gli utenti di Facebook e di altri social. Appena 1 su 4 afferma, inoltre, di fidarsi delle news diffuse sui social. Per tale ragione, onde evitare di assumere l’atteggiamento “del meteorologo” citato da Spalletti si ripeta, è necessario che il buon senso aumenti in quanto sì, è vero che le fake news proliferano a dismisura, ma è pur sempre vero che verificarne la veridicità o meno è diventato più facile. Per sciogliere il nodo del calciomercato è necessario che per la prima volta due strade, quella del giornalismo e quella del calcio italiano, si incrocino, in modo tale che si crei la necessità di levare il pesante mantello di fake news, fatto di cifre esorbitanti e calciatori che cambiano casacca come le mutande, che stanno portando alla deriva non solo il giornalismo calcistico, ma l’intero settore.

 

 

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