“Quanti pensieri, vorrei che la mia testa fosse vuota! Quest’ansia mi fa da ombra ormai, non me ne libero, non ce la faccio, troppi impegni, troppe cose da ricordare, decidere, organizzare. Vorrei solo un po’ di sana tranquillità, un può di benessere, di calma.”

“E anche oggi niente da fare… Niente lavoro, niente impegni, sto tutto il giorno a pensare che la mia vita fa schifo e bla…bla…bla… . Non chiedo tanto, non voglio che le mie giornate si riempiano dall’oggi al domani, non voglio nemmeno che si riempiano, mi piace avere tempo, ma non così. Questo dolce far niente, che tanto dolce poi non è, mi sta mandando fuori di senno… Vorrei solo un po’ di tranquillità invece di questo marasma che ho in testa.”atarassia

L’atarassia come quiete e benessere

Tutti ogni tanto abbiamo bisogno di fermarci, di staccare dal frenetico caos di una quotidianità opprimente, di toglierci dalla testa tutti quei pensieri ansiogeni e angoscianti che ogni giorno riempiono e offuscano le nostre menti. E’ una ricerca che va avanti da secoli, una ricerca che mira alla pace, al benessere interiore, a quella che viene definita atarassia. Atarassia è un termine che compare già nella filosofia di Democrito ma che appartiene in senso stretto alle scuole filosofiche postaristoteliche, a Epicuro, agli scettici e allo stoicismo. Per atarassia si intende letteralmente assenza di agitazione, tranquillità, pace. Semanticamente tale concetto si contrappone a quello di marasma, di caos, richiamando il dualismo ordine/caos già presente in Democrito. Nel pensiero postaristotelico il termine si specifizza alla sfera passionale e viene inteso come “la perfetta pace dell’anima che nasce dalla liberazione -appunto- dalle passioni” e, seguendo Epicuro, in particolare dal dolore fisico e dal turbamento. A cominciare da Pirrone l’atarassia verte sempre di più in una direzione drastica, fino a coincidere quasi con l’apatia, trasformando la ricerca di tranquillità tramite la liberazione da passioni opprimenti, in un totale svincolarsi dal sentimento (Pirrone parla di felice indifferenza). Scettici e stoici giungono a sostenere che per raggiungere quello stato atarassico di pace ed equilibrio è necessario prendere consapevolezza del nostro potere sulle passioni ed imparare a controllarle, in modo da non cadere nell’apatia più sterile e allo stesso tempo non dipendere dalla sfera emozionale. L’ atarassia in questo senso risulta la massima espressione del potere egemonico su sé stessi e sulle proprie pulsioni, come unica forma legittima di controllo sul mondo e di cura per i nostri mali.atarassia

La cannabis come mezzo per giungere all’atarassia

Questo bisogno di calma, di tranquillità e assenza di agitazione spinge molto spesso a fare uso di sostanze che aiutano a soddisfarlo. La più comune e apparentemente meno dannosa è la cannabis. La classica frase di chi ne fa uso, tendenzialmente in quest’ottica, è proprio “fumo perché mi rilassa, mi aiuta a non pensare, mi calma”, ed è provato che gli effetti della cannabis sono proprio questi, non a caso viene prescritta dai medici in determinati casi clinici, non si parla solo della dose comprata dallo spacciatore sotto casa. Una meta-analisi fatta nel 2000 conclude che la cannabis è efficace nel dolore neuropatico e spastico e successivi studi clinici hanno mostrato effetti significativi anche nel dolore tumorale, confermando l’ottima attività per il dolore neuropatico e per i sintomi dolorosi nella sclerosi multipla. Il tutto comunque mira ad un equilibrare ed equilibrarsi, ad un ricercare una sensazione di benessere e di tranquillità, quella tranquillità che cercavano anche gli epicurei e gli scettici. Quello che mi viene da sottolineare, seguendo proprio la storia semantico-etimologica dell’atarassia, è che come questa ricerca di pace ha portato a considerare le passioni un vincolo da sciogliere, trasformando la tranquillità in apatia, anche la cannabis, se ne viene fatto un uso smodato e abituale, non porta che, tra le altre cose, all’appiattimento emotivo, all’indifferenza, all’impermeabilità verso il mondo, a mio avviso un prezzo troppo alto da pagare per una condizione a cui si può arrivare con molto meno rischio. A volte basta una fuga al mare!atarassia

Ohi Maria! L’inno alla cannabis degli Articolo 31

Composto da J-Ax per quanto riguarda i testi e da DJ Jad per la base musicale, Ohi Maria, uscito nel 1974, racconta la metaforica storia d’amore fra J-Ax e Maria, termine slang per indicare proprio la marijuana. Un inno decisamente antiproibizionista, che lascia intendere senza troppi giri di parole questo platonico amore del cantante verso l’uso della cannabis nient’altro che per puro piacere. Ohi Maria, insieme a Maria Salvador del 2015, sottolineano quell’aspetto atarassico, se vogliamo, della cannabis, che, se usata con cognizione, porta a quella tranquillità di cui ogni tanto tutti abbiamo bisogno.

Samuele Beconcini

 

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