Come un trauma cranico cambia la personalità: il film Concussion e la storia della CTE

L’encefalopatia cronica traumatica (CTE) è una malattia di relativamente recente scoperta che correla i traumi cranici ripetuti con l’insorgenza di depressione e demenza precoce.

Può cambiare da un giorno all’altro il carattere di una persona, può un trauma cranico influenzarti la vita? Quali sono gli effetti cerebrali degli sport di contatto caratterizzati da impatti ad alta energia che spesso coinvolgono la testa?

Circa vent’anni fa si osservò una lunga serie di morti violente di atleti di football americano professionisti. Le cause, apparentemente scollegate fra di loro, spaziavano da suicidi, a incidenti d’auto provocati, a overdose. Vi era, però, un denominatore comune: tutti i giocatori nel periodo precedente la morte erano diventati violenti, irascibili, con episodi di amnesia e depressione.

Nel 2005 il dott. Bennet Omalu scoprì che i cambi di personalità erano l’esito dei molteplici traumi cranici (lievi e moderati) ricevuti durante la carriera agonistica. Da allora, i regolamenti degli sport di contatto sono diventati più ferrei per tutelare i giocatori e prevenire i rischi.

La storia del dott. Omalu raccontata in Concussion

Il film Concussion (tradotto in Zona d’ombra) racconta la storia vera di Bennet Omalu, interpretato da Will Smith, un medico nigeriano emigrato negli Stati Uniti. E’ un neuropatologo che effettua le sue autopsie meticolosamente, interessandosi anche all’atteggiamento psicologico che può aver spinto il paziente alla morte.

Nel settembre del 2002 effettua l’autopsia di Mike Webster, uno dei migliori centri della storia del football americano, che negli ultimi anni però era diventato un senza fissa dimora, con segni di squilibrio mentale e dipendente da psicofarmaci. Decreta il decesso per arresto cardiaco, ma non riesce a spiegarsi come mai un giocatore di tale successo sia caduto così in disgrazia. Finanzia quindi di tasca propria indagini più approfondite, arrivando a scoprire un danno molto esteso al cervello visibile solo microscopicamente.

Nei mesi/anni successivi altri giocatori di football cominciano a manifestare cambi di carattere, aggressività, perdite di memoria e depressione che spinge alcuni di essi al suicidio. Tutte le autopsie rivelano gli stessi danni cerebrali di Webster. Nel 2005 il dott. Omalu pubblica un articolo scientifico sulla encefalopatia cronica traumatica (CTE), relazionando le lesioni cerebrali e i sintomi psicologici con i traumi cranici ricevuti nel corso della carriera sportiva.

La National Football League (NFL), preoccupata per l’aspetto economico della notizia, boicotta il lavoro del medico e minaccia di annullargli il permesso di immigrazione negli Stati Uniti. Sarà solo nel 2009, dopo molte battaglie, che la NFL riconoscerà la gravità della situazione, ammettendo pubblicamente la veridicità degli studi del dott. Omalu. La American Medical Association nel 2016 lo ha premiato con la massima onorificenza, il Distinguished Service Award.

CTE: cos’è e come si manifesta

L’encefalopatia è una malattia caratterizzata da lesioni a livello cerebrale, può essere causata da traumi cranici (traumatica) ripetuti (cronica). E’ associata a colpi violenti alla testa ricevuti negli sport di contatto, come il football americano e il rugby, o quelli da combattimento, come il pugilato e le arti marziali.

I sintomi si manifestano nel corso degli anni, senza un preciso schema temporale, e possono cominciare con tremori, difficoltà nella coordinazione muscolare, difficoltà nell’articolare il linguaggio, fino ad arrivare a cambi della personalità con perdita delle funzioni cognitive. Nel film i giocatori di football si accorgevano di essere più aggressivi, con scatti d’ira verso i loro cari, avevano perdite di memoria ed erano inclini alla depressione.

La CTE ricorda molto le malattie degenerative tipiche delle persone anziane, come la demenza e l’Alzheimer, ecco perché all’inizio veniva chiamata demenza precoce. Sono infatti tutte accomunate da:

  1. sintomatologia ingravescente, non esiste ancora una cura ma solo misure preventive;
  2. diagnosi, sono tutte malattie confermate all’autopsia perché bisogna analizzare il cervello al microscopio. Purtroppo non esiste un test che riveli queste malattie quando la persona è ancora in vita;
  3. anatomia patologica, sono caratterizzate da accumuli di proteina tau che danneggia i neuroni e le sinapsi.

Meccaniche dei traumi

Il cervello è un organo estremamente delicato con una protezione particolare: è immerso in un fluido (liquor) che funge da cuscinetto idrostatico e il tutto è racchiuso da un involucro rigido (scatola cranica).

Tuttavia, gli impatti ad alta energia possono superare queste barriere. Nello sport gli urti possono essere diretti al capo, come un pugno nel pugilato o caricare un avversario di testa nel football, o indiretti come accelerazioni/decelerazioni con possibile colpo di frusta del collo. In genere sono traumi chiusi senza apertura della scatola cranica (i traumi aperti sono causati da oggetti contundenti) e possono essere associati o meno alla frattura del cranio.

La severità di un trauma cranico (lieve, moderato, grave) è basata sulla perdita o meno di coscienza, quanto dura lo stato di incoscienza e la gravità dei sintomi (come confusione, mal di testa, incoordinazione motoria e del linguaggio, amnesia). Nei casi moderati/gravi bisogna sottoporsi all’attenzione medica. Sembra siano i trauma cranici lievi, quelli più sottovalutati, a essere maggiormente correlati con la CTE.

Nuovi regolamenti sportivi

Oggi si tutelano molto di più i rischi e le conseguenze dei traumi cranici nello sport, ad esempio il regolamento del rugby è stato revisionato e ora esiste un protocollo per la Head Injury Assessment. Nel caso di sospetto di trauma al capo il giocatore deve uscire dal campo per ulteriori accertamenti (o in maniera definitiva) e deve essere monitorato nelle ore successive.

L’equipe medica deve valutare come è avvenuto l’impatto anche aiutandosi con i video replay, a bordo campo deve accertarsi se il giocatore ha perso coscienza o è confuso e esaminarlo da un punto di vista neurologico (valutando la memoria, il pensiero, l’equilibrio e i riflessi).

Sia nel rugby che nel football americano in passato quasi il 60% dei giocatori con trauma cranico veniva rimandato in campo, ora meno del 15%. I nuovi regolamenti medici e arbitrali hanno lo scopo di velocizzare il gioco, limitare gli scontri e tutelare gli infortuni. Purtroppo ciò non sempre è possibile, in quanto restano sport di forte contatto con esiti nell’immediato (ci sono state delle tragiche morti sul campo per trauma cranico) e sequele a lungo termine.

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