Come si riparano le ossa? Nuove staminali aggiungono un tassello alla ricerca

Le ossa sono degli organi straordinari. Immobili e dure, possono sembrare statiche, ma sono estremamente attive. Le ossa vengono continuamente distrutte e ricreate alla bisogna, da osteoblasti e osteoclasti. Gli osteoclasti, discendenti delle cellule immunitarie più aggressive nel nostro arsenale, i macrofagi, demoliscono l’osso quando il corpo ha bisogno di calcio. In una fase di recupero, invece, gli osteoblasti si occupano di ripristinare l’osso. L’endostilo, la parte ossea più profonda, è dove si formano queste cellule. Se non fosse che un nuovo studio pubblicato su Nature sia possibile entisce questa idea, mostrando lati nascosti delle ossa.

Com’è fatto l’osso

L’osso è costruito sia partendo dalla cartilagine, sia direttamente. La prima via, detta endocondrale è tipica della crescita: facendo stime di quanto un bambino possa ancora crescere in altezza, si guarda generalmente quanta cartilagine utilizzabile c’è intorno alle ossa. L’endostilo produce le cellule specializzate nell’ossificazione endocondrale. L’ossificazione diretta, detta membranosa, svolge un ruolo indipendente dalla crescita. Avendo un ruolo nella solidificazione e ricostruzione dell’osso, è stimolata dagli ormoni steroidei e della crescita.

fonte: wikimedia

 

Il periostio è invece la parte esterna dell’osso: serve da protezione e trasporta nutrimento dal sangue ai tessuti più interni. In uno studio finanziato dall’agenzia americana per la salute si mostra come non si possa giudicare un libro dalla copertina. Infatti è stata trovata una specie di cellule staminali, chiamate PCs, che hanno ruolo fondamentale nella ricostruzione dell’osso, residenti proprio nel periostio. Queste cellule si occupano di rinforzare l’osso sotto particolari stimoli, come l’esercizio fisico, tramite un ossificazione intramembranosa. Queste cellule, però, reagiscono violentemente ad una rottura e sono in grado di assumere tutti i ruoli necessari per una pronta guarigione. Infatti le PC possono dare vita ad un altro tipo cellulare, che si occupa dell’ossificazione endocondrale, contribuendo per più di metà alla costruzione del callo osseo, una struttura cartilaginea che si forma subito dopo una frattura.

Callo fibrocartillagineo. Dopo una frattura, il corpo rapidamente costruisce della cartilagine per limitare il movimento, che poi verrà ossificata nel corso del tempo fonte immagine: wikimedia

L’osso in crisi, senza le PCs

Per capirne meglio le funzioni, gli scienziati hanno sperimentalmente bloccato la funzione delle PC, per vedere cosa accadesse. La formazione dell’osso era sensibilmente rallentata ed il corpo dei ratti testati cercava di compensare con una maggiore attività da parte dell’ endostilo. Nonostante ciò, si notavano errori di calcificazione diffusi. Durante una frattura, la guarigione era notevolmente rallentata, e l’osso riparato notevolmente più debole.

Lo studio, pubblicato su nature, mostra l’estrema importanza della scoperta. Queste cellule sono molto versatili, e sono in cima alla cascata differenziativa: possono diventare tutte le cellule specializzate delle ossa, ed anche prendere la forma di cellule adipose. Sotto alcuni stimoli, possono anche diventare cellule produttrici di cartilagine, detti condroblasti.  In seguito ad una frattura si moltiplicano velocemente, e aumenta la loro efficienza, contribuendo ad una riparazione media dell’osso in soli 3 mesi.

La scoperta di questo tipo di cellule, oltre a permettere una maggiore comprensione di come funziona l’osso, può permettere di curare malattie al momento incapacitanti. Si potrebbero stimolare selettivamente le cellule del periostio per curare una moltitudine di malattie, dalle congenite, alla comune osteoporosi, velocizzare la guarigione delle fratture e molto altro. Adesso che le porte sono aperte, non resta che lasciare il lavoro ai medici e agli scienziati di tutto il mondo

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