Come scampare alla morte, una guida a cura di Jim Morrison e dello Zar Dimitrij

Quando muoiono gli idoli la prima reazione è quella di non crederci. Deve sicuramente esserci sotto qualcosa, in realtà la morte è soltanto un diversivo. È vero adesso com’era vero nel passato. Di storie a riguardo ne esistono migliaia, ma oggi voglio focalizzarmi su due, una famosa ed una un po’ meno.
(Piccolo spoiler: la meno famosa è veramente incredibile).

UNA MORTE COME TANTE?

Parigi, rue de Beautreillis, 17. 3 Luglio 1971, interno, notte.

Pamela si sveglia di soprassalto. Sente il suo fidanzato, James, che è in bagno e sta vomitando. Vorrebbe chiamare un dottore, ma James la tranquilizza, le dice che sta bene e, per riprendersi, ha soltanto bisogno di un bagno. Pamela si lascia convincere e torna a letto.
Alle otto di mattina la ragazza si sveglia di nuovo e si accorge che il fidanzato non è tornato a letto, apre la porta del bagno e lo trova disteso sulla vasca, incosciente e violaceo. Presa dal panico non sa cosa fare e decide di rivolgersi ad un amico, il quale telefona ai vigili del fuoco. I pompieri arrivano alle 9:24, tentano di rianimare l’uomo ma non hanno successo. A questo punto arrivano anche un ispettore di polizia e il medico legale, entrambi non possono fare altro che constatare il decesso: arresto cardiaco, verrà scritto piuttosto frettolosamente nel referto.
James è morto a soli 27 anni e il suo sembra un decesso sfortunato, ma senza particolari enigmi, forse un’overdose accidentale, come ne avvengono diverse in quegli anni ’70. Il problema è che quel James non è un uomo come tanti, il nome con cui è conosciuto, infatti, è Jim. Jim Morrison, Mr Mojo risin, il frontman dei Doors.

LA SECONDA VENUTA DI DIMITRIJ

Polonia, 1600.

Un nobile polacco sta schiaffeggiando un proprio servitore. Ad un certo il servitore lo guarda fisso negli occhi ed esclama: “lo sai vero che stai schiaffeggiando Dimitrij, figlio di Ivan, legittimo Zar di Russia?!”.
Il nobile trasalisce. Tutti sanno che Dimitrij, il figlio di Ivan il terribile, è morto nel 1591, all’età di dieci anni, uccisosi per sbaglio mentre giocava con un coltello, oppure, come già mormora qualcuno, assassinato da un sicario di Boris Godunov, l’attuale Zar. Il sedicente Dimitrij afferma di essere scampato al tentativo di omicidio grazie alla madre, la quale lo avrebbe affidato ad un monastero. Sulle prime il nobile stenta a credere alle parole del servitore, poi però, piano piano, si convince. Effettivamente l’uomo dimostra di essere ben educato, conosce le lingue e sembra sia pienamente consapevole del proprio ruolo di sovrano, seppur spodestato.
Nel giro di 4 anni “Dimitrij” passa dall’essere un servitore al radunare un importante esercito, così da spingersi fino a Mosca e rivendicare ciò che ritiene suo per diritto di nascita: il trono. Sposa una nobildonna polacca e viene addirittura riconosciuto dalla vera madre di Dimitrij, la quale scorge, nelle fattezze dell’uomo, il suo vero figlio.
Grazie a questa investitura “ufficiale” e a seguito di varie coincidenze, il 30 Luglio 1605, l’uomo che passerà alla storia come “il primo falso Dimitrij” diventa Zar con il nome di Dimitri I.

A VOLTE RI-RITORNANO

Starodub, Russia, 1606.

Il primo “falso Dimitrij” è morto da pochi mesi, ucciso per aver tentato di avvicinare la politica russa a quella polacca. Le voci sul fatto che, ancora una volta, come un gatto dalle nove vite, Dimitrij sia nuovamente riuscito a sfuggire alla morte, si fanno però subito insistenti.
Poi, nello sperduto villaggio di Starodub, esce fuori un uomo che sembra confermare tali sospetti. Afferma di essere il vero Dimitrij, scampato alla morte sia nel 1591 che nel 1606, pronto, come tale, a riprendersi il potere. Poco importa che sia più basso del Dimitrij precedente e parli in modo diverso, la gente del villaggio gli crede e la voce comincia a spargersi a macchia d’olio. il “secondo falso Dimitrij” sposa addirittura la vedova del “primo falso Dimitrij” ed inizia a minacciare da vicino la capitale dell’impero: Mosca. A differenza del predecessore non riuscirà mai a farsi incoronare Zar, ma eserciterà il poter su una vasta area della Russia fino al 1610, anno in cui verrà ucciso da una sua guardia del corpo.

LO CHIAMAVANO TRINITÀ

23 Maggio 1611, Ivangorod, Russia.

Dimitrij è morto? Neanche per idea. È riuscito a fuggire di nuovo ed è pronto, finalmente, a riprendersi il posto di Zar. Incredibilmente, per la seconda volta, un uomo autoproclamatosi figlio di Ivan il terribile, a diventare Zar ci riesce pure.
A ragionarci un secondo è qualcosa di incredibile. È vero che se questo periodo della storia russa è chiamato “Periodo dei torbidi” un motivo ci dovrà pur essere, ma il fatto che tre impostori siano riusciti a spacciarsi per la stessa persona e due di loro addirittura a diventare Zar, resta comunque qualcosa di  stupefacente.
(Ho parlato di tre impostori, ma, per dovere di cronaca, va detto che ci sono ancora degli storici i quali propugnano l’ipotesi per la quale il primo “falso Dimitrij” fosse davvero chi diceva di essere).
Fatto sta che, ancora una volta, il regno del falso figlio di Ivan non dura tanto, un anno e mezzo, forse due (trovare fonti riguardo a questo periodo storico non è facilissimo), poi viene ucciso anche lui, stavolta definitivamente. Evidentemente Dimitrij figlio di Ivan era facile sia a morire che a risorgere.

LA LEGGENDA

29 Marzo 2020, rivista “classic rock”, numero 64.

Sulla carta Jim Morrison è morto da quasi cinquant’anni, ma la rivista dedica lunghe pagine al mistero di quell’ultima notte di Jim Morrison, titolando a piena pagina “Jim Morrison, la verità sulla morte“. Non è una cosa inconsueta, ma è interessante vedere come, ancora oggi, la morte del lizard king, il re lucertola, faccia ancora notizia.
Speculazioni sul fatto che quanto avvenuto al 17 di rue de beautreillis fosse soltanto una messa in scena, circolarono sin da subito.
Jim Morrison non è morto, è fuggito perché era stanco del successo. Anzi no, si è nascosto perché sapeva che prima o poi i servizi segreti lo avrebbero eliminato. Ancora meglio, con i servizi segreti ci si è proprio messo d’accordo, loro gli hanno permesso di fuggire e gli hanno persino pagato una plastica facciale per renderlo irriconoscibile, ottenendo in cambio che lui la smettesse con la sua “musica sovversiva”.
E quindi, che fine ha fatto Jim Morrison?
Secondo l’autorevole voce di Ray Manzarek, tastierista mente dei Doors, intervistato nel 2008 aveva finto la sua morte così da potersi trasferire in Africa.
È alle Seychelles, è rimasto a Parigi e vive nascosto, poi la più bella di tutte: Jim Morrison è diventato Barry Manilow (noto cantante pop americano).
Va bene, i connotati sono completamente diversi, ma la CIA gli ha pagato un ottimo chirurgo plastico, e poi Manilow ha iniziato la sua carriera nel 1973. Un paio di anni per lasciar guarire le ferite e reinventarsi dal rock al pop. Puf, i conti tornano e il gioco è fatto.

DUE STORIE SIMILI?

Cosa hanno in comune la storia di Jim Morrison e quella dei falsi Dimitrij?
Tutto e niente.
-Niente, perché quella russa è una storia di persone che si spacciano per altre, mentre, fino ad oggi, non è mai uscito fuori nessuno che professi di essere Jim Morrison. Uno zar del 1600 non è un cantante. Può essere amato dalla gente, certo, ma chi lo ha mai visto? Non c’è televisione, non ci sono fotografie, spacciarsi per qualcun altro è estremamente facile, soprattutto se lo si fa tra i contadini di qualche villaggio sperduto, o, meglio ancora tra i nobili polacchi, in lotta proprio contro la Russia.
-Tutto, perché mettono in luce un modo di pensare tipicamente umano, quello della dietrologia, dei complotti e dell’essere pronti a credere l’incredibile.
Uno Zar, così come un cantante famoso, non è una persona comune e, come tale, non può morire in modo banale. Deve esserci sotto qualcosa, un mistero, una morte non morte, o, in altri casi, il contrario, una morte reale spacciata per falsa. L’importante è che le cose non siano logiche, non siano banali.
E allora ecco che Dimitrij non è mai morto, così come non sono morti Jim Morrison, Janis Joplin, Elvis Presley o Michael Jackson. Mentre invece Paul McCartney è morto e quello attuale è un sosia e vale lo stesso discorso per Avril Lavigne o, tornando indietro nel tempo, per Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, il quale, secondo alcuni, fu sostituito con un altro neonato, dopo che l’originale aveva perso la vita in un incendio.

UN PROCEDIMENTO UMANO

La morte ci spaventa, ma, allo stesso tempo, ci affascina. Bramiamo la sua sconfitta e speriamo che chi ammiriamo riesca a sfuggirla.
Riflettendoci un attimo ci si rende conto che le storie appena raccontate non sono così assurde come si pensa. Non è implausibile che molte persone le abbiano credute vere e le credano ancora.
Gettiamo uno sguardo veloce ad alcune religioni, non si basano forse sulla sconfitta della morte?
C’è il Dio egizio Osiride, ucciso dal fratello Seth, saarebbe stato riportato in vita da Iside, sua moglie e sorella.
Poi c’è Zeus che sarebbe riuscito a sfuggire la morte grazie ad un inganno di sua madre, la quale sarebbe riuscita a nasconderlo (nè più nè meno quello che diceva il primo falso Dimitrij). La setta mussulmana degli ismailiti aspetta ancora il ritorno del sesto Imam, l’imam nascosto, colui che si sarebbe occultato alla morte. E beh, la religione cristiana non si basa forse proprio su un uomo in grado di tornare in vita dopo la morte?
Un personaggio famoso (nei nostri giorni) o un sovrano (qualche secolo fa) non sono così dissimili da un Dio. Per la mente della persona media sono altro, sono di più, sono fatti di una meteria diversa ed è consequnziale che non rispondano alle leggi che regolano la vita dei comuni mortali.

 

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