Come rendere un contenuto audiovisivo più accessibile? Ci pensano i sottotitoli

Scopriamo cos’è un sottotitolo, le sue principali tipologie, caratteristiche e applicazioni.

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Il sottotitolo è definibile come una didascalia, ossia una scritta esplicativa, sovraimpressa sulle immagini di un film e posizionata nella parte inferiore dello schermo. L’attività di sottotitolatura è legata ai flussi multimediali, alla loro diffusione globale e alla necessità di renderli sempre più accessibili: il sottotitolo può tradurre la componente verbale in un’altra lingua, in una lingua diversa da quella parlata dai personaggi; oppure può riportare in forma grafico-visiva le battute, rendendole leggibili ai non udenti.

1. Sottotitolatura e sopratitolatura

La sottotitolatura è utilizzata principalmente in ambito cinematografico, mentre in ambito teatrale si utilizza la sopratitolatura, che ha il compito di supportare lo spettatore e facilitargli la comprensione della rappresentazione:  in particolare, essa chiarisce il significato del testo recitato o cantato, enfatizza alcune scene ed esplica le emozioni dei personaggi. Lo spettatore deve poter seguire lo spettacolo senza problemi, pertanto il sopratitolo va inteso come un supporto e non come un elemento-distrattore: deve coadiuvare l’esperienza teatrale, non ostacolarla o prevaricarla.

La sincronizzazione -che è fondamentale anche nella sottotitolatura- avviene in tempo reale ed è il proiezionista a occuparsene, egli proietta i sopratitoli -realizzati dal sopratitolatore- facendo attenzione a ciò che accade sul palco.

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2. Il sottotitolo come garante di accessibilità

Esistono due principali tipi di sottotitolatura:

  • sottotitolatura interlinguistica: la lingua del contenuto audiovisivo è diversa da quella in cui vengono redatti i sottotitoli. In questo caso, il sottotitolo è una traduzione del parlato dei personaggi; è utile per coloro che non conoscono la lingua originale.
  • sottotitolatura intralinguistica: la lingua di partenza e la lingua di arrivo coincidono. Il sottotitolo utilizza la stessa lingua della componente verbale; ciò rende accessibile e fruibile il contenuto anche ai non udenti. In questo caso, i sottotitoli tengono conto anche degli effetti sonori e delle sfumature paralinguistiche.

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3. Parametri da prendere in considerazione

La sottotitolatura non può prescindere dalla sincronizzazione temporale: se il sottotitolo non compare nel momento in cui il personaggio inizia a parlare e non scompare quando finisce la battuta, diviene difficile per lo spettatore associare ciò che accade in scena a quanto è scritto. L’intervallo di comparsa del sottotitolo (e, quindi, la sua permanenza sullo schermo) prende il nome di spotting.

Occorre fare attenzione alle pause: i sottotitoli non possono susseguirsi uno dietro l’altro, senza dare il tempo allo spettatore (che è anche lettore) di capire che c’è stato un “cambio”, altrimenti viene inficiata la completa comprensione del testo. E non si devono sottovalutare i cambi di scena: il sottotitolo non dovrebbe rimanere sullo schermo oltre la fine di una determinata scena.

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4. Come ottenere un sottotitolo perfetto

Oltre a essere in linea con l’azione scenica, il sottotitolo dovrebbe rispettare delle regole per far sì che venga dato al lettore-spettatore il tempo di leggere l’intero sottotitolo e di contestualizzarlo. In realtà, non esistono delle norme unanimemente condivise a livello internazionale, ma soltanto dei consigli e una serie di guide, come quella elaborata dalla BBC, da Netflix o dalla Rai…

In generale, i sottotitoli brevi di un rigo dovrebbero avere una durata minima 1s e durata massima di 3s; i sottotitoli più lunghi, di due righe, una durata media di 6s. Per quanto riguarda la lunghezza, essa si aggira tra i 35-40 caratteri per rigo.

Si è già fatto presente che i sottotitoli sono collocati in basso orizzontalmente, allineati al centro, ma occorre considerare l’eventuale presenza di altri elementi (collisioni) e, dunque, prevedere uno spostamento.

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5. Colori e simboli

Per quanto riguarda, invece, i caratteri e i colori: in genere, si opta per il colore bianco su sfondo nero e nei sottotitoli pensati per i non udenti -al fine di distinguere i personaggi- oltre ai name-tag si adoperano colori diversi.

Inoltre, i fuori campo, generalmente, si indicano tra parentesi uncinate; gli effetti sonori tra asterischi o parentesi, come i rumori, le risate, gli applausi; le informazioni para-verbali tra parentesi tonde o quadre o in corsivo; le parti cantate sono scritte in corsivo oppure sono fatte precedere dal simbolo che ritrae una nota musicale; gli innalzamenti del tono di voce sono resi utilizzando il maiuscolo… Ma, anche in questo caso, non esiste un’unica convenzione.

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6. Formati standard

Non esiste un vero e proprio standard dei formati per la codifica digitale dei sottotitoli, riconosciuto e condiviso da tutti. Tra quelli maggiormente utilizzati ricordiamo:

  • il formato SSA (Sub Station Alpha) e la sua versione “evoluta” ASS (Advanced Sub Station Alpha) che forniscono informazioni sul tempo di permanenza e il contenuto del sottotitolo; sono tra i formati più completi e avanzati, generalmente adoperati per contenuti fruibili da PC; presentano tre sezioni: Script Info, V4+ Styles e Events.
  • SRT (Sub Rip Text) e il recente SUB (Subtitle Format) che, invece, rientrano tra i formati più semplici e includono soltanto il testo del sottotitolo e i tempi di entrata e uscita (timecode).

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