Nel terzo Reich anche gli zingari e le persone con problemi fisici o mentali vennero ritenute inferiori e di conseguenza condannate a morte ma il loro ricordo non è inciso nella memoria collettiva. Nel secondo caso manca una memoria collettiva anche perchè gli attributi stigmatizzanti non vengono tramandati, di conseguenza non si riesce a formare nessun senso di appartenenza e nessuna genealogia del ricordo all’infuori di coloro che si resero colpevoli del crimine e delle famiglie delle vittime. L’atto dell’uccisione si compie con maggiore facilità quando riguarda gruppi definiti come diversi, trasformati più in una massa trasferibile ad arbitrio e in cui si è individuato l’eterno nemico. La stigmatizzazione e la definizione delle vittime è fondamentale quando si vuole compiere un genocidio. Nessuno affermava di sapere cosa succedesse agli ebrei ma tutti sapevano che qualcosa succedeva, era sufficiente segnalare con l’indifferenza la propria disponibilità passiva.

 

GENOCIDIO NAZISTA E CONCETTO RAZZIALE 

 

Nella memoria cristiana l’annientamento fisico degli ebrei si collega inevitabilmente con la validità della loro importanza metafisica al di là di ogni tempo. Di conseguenza l’olocausto diventa qualcosa di più di un genocidio tra altri genocidi, ciò vale a maggior ragione dal momento che questa memoria, abbandonate le vesti religiose, ha assunto una forma secolare e universale. Per la memoria cristiana le vittime ebree hanno evidentemente un significato diverso da quello delle altre vittime dello sterminio nazionalsocialista o di altri genocidi proprio perchè molti elementi del giudaismo furono ripresi e incorporati dal cristianesimo alla sua nascita. Persiste un forte legame tra le due religioni. Quanto più un gruppo di vittime incide sulla coscienza identitaria di altri collettivi, tanto più vasto sembra essere lo spazio che esso occupa nella memoria. Visto dunque che gli ebrei e il mito ad essi collegato hanno un importanza in qualche modo costitutiva per la memoria religiosa cristiana, tutto fa sembrare che lo sterminio oltre ad aver ucciso gli ebrei,abbia anche profondamente compromesso l’essere cristiano. In secondo luogo i crimini nazisti non erano rivolti contro la propria popolazione ma verso persone estranee al Volksgeist tedesco e si perpetuarono soprattutto durante il periodo di guerra (1941/1945). I nazisti principalmente distruggevano su basi razziali e genetiche, nel caso dell’olocausto ricorrevano al lavoro semmai per simulare un qualche obiettivo pratico. Crearono vere e proprie fabbriche di cadaveri, prescindendo da ogni possibile sfruttamento e da qualsiasi utilità economica.

PERSECUZIONI STALINISTE E CONCETTO DI CLASSE

 

L’obiettivo dell’Unione Sovietica di Stalin era quello di riuscire e competere con le nazioni capitalistiche e di riuscire a diventare una grande potenza militare, per perseguire questi scopi per Stalin fu necessario adottare dei provvedimenti drastici (collettivizzazione forzata e industrializzazione forzata) . I crimini stalinisti ebbero luogo in tempi di pace internazionale. Il primo ostacolo della collettivizzazione forzata furono i Kulaki,i contadini ricchi, accusati di arricchirsi alle spalle del popolo e di affamare il popolo non consegnando allo stato le quote di prodotti dovuti. Non solo i contadini ma chiunque si opponesse alla politica stalinista venne considerato traditore del popolo e di conseguenza perseguitato, anche membri interni del partito, persone dell’apparato militare e esponenti dell’intelligenza tecnico-artistica. Una distensione interna si avvertì solo all’inizio della guerra. Nel regime stalinista neppure i più alti rappresentanti del regime erano al sicuro dalle persecuzioni, chiunque poteva diventare vittima, avversari e sostenitori del regime, i criteri della persecuzione erano obbiettivi. Le zone dell’Ucraina e della Russia meridionale si trasformarono in une vera e propria area di guerra caratterizzata da lotte intestine in cui chiunque poteva essere individuato come sabotatore e come nemico di classe. Nelle regioni in cui un tempo era stata combattuta la guerra civile, le persecuzioni, gli arresti, le fucilazioni e le deportazioni presentate come lotta di classe assunsero il carattere di pulizia sociale. Le persecuzioni si basavano sul criterio di posizione sociale e non sull’origine etnico-razziale o religiosa. La guerra era tra popolo e popolo e non tra popolo e comunità indesiderate. In URSS i “delinquenti” servivano da forza lavoro e i lavori forzati erano la principale punizione e causa di deportazione, nel sistema coercitivi di Stalin la morte veniva si accettata e approvata, ma non faceva parte degli obiettivi del sistema.

mappa dei gulag presenti sul territorio sovietico

 

RICORDO E MEMORIA

I rituali commemorativi che ricordano i crimini del regime nazionalsocialista tedesco si distinguono nettamente dal ricordo passivo delle vittime del dominio stalinista dell’ex unione sovietica. I crimini di Hitler sono percepiti come atrocità che la Germania ha inflitto a terzi. In quanto tali entrano nella memoria collettiva dei tedeschi e vengono conservati nella memoria degli altri come crimini commessi dai tedeschi. Sarebbe invece più difficile definire i crimini di Stalin e del regime sovietico come crimini dei russi. L’idea di memoria sovietica è già di per sè poco sostenibile, soprattutto perchè i popoli si sono già sottratti all’unione sovietica che era fondamentalmente un apparato amministrativo. In nazionalsocialismo tedesco riuscì a fondere la nazione con il regime e ad individuare le sue vittime al di fuori della comunità etnica, mentre a cadere vittima del regime sovietico fu la stessa popolazione sovietica. Hitler indirizzò la sua guerra contro l’esterno invece Stalin combattè una guerra interna.

Nikola Hristov

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