La lotta contro le malattie, è il caposaldo della medicina moderna. I laboratori del mondo combattono tutti i giorni per trovare le cause delle malattie che affliggono l’umanità. Sono però vincolati da costi e difficoltà operative: se si studia una malattia umana, ci vorranno anni prima di formare un gruppo di volontari adatti alla ricerca. Se poi si deve vagliare più di un’ipotesi, la difficoltà aumenta esponenzialmente. Nell’ultimo periodo, per le malattie genetiche si utilizzano enormi banche dati. Una nuova intelligenza artificiale potrebbe essere in grado di estrapolare i geni responsabili di moltissime malattie genetiche.
Si chiama deseaseQUEST, la nuova intelligenza artificiale sviluppata nell’università di Princeton. Il suo lavoro è quello di prevedere a quali geni è dovuta una malattia. La nova intelligenza artificiale sfrutta uno studio della malattia al livello del tessuto, in modo da osservare l’espressione specifica dei geni e la fisiologia specifica. Spesso un’alterazione delle vie metaboliche, dovute ai geni, sfocia in una malattia.
La prima prova con un’organismo semplice
Il primo giro di prova è stato fatto su un piccolo verme, chiamato C. Elegans. Il programma ha ricreato un modello digitale del network dei geni del tessuto, per prevedere disfunzioni. L’intelligenza artificiale ha dimostrato di poter identificare correttamente i geni malati e la conseguente patologia.

Sugli umani, l’intelligenza artificiale mostra i muscoli
Al secondo giro, l’intelligenza è stata messa davanti a delle malattie umane, e le è stato fornito il materiale dalle banche date internazionali. L’intelligenza ha mostrato altissime capacità di predizione su una moltitudine di malattie: tumori, ipertensione, sclerosi multipla, Parkinson. Ma ha anche identificato geni che hanno a che fare con longevità e obesità
La prova del fuoco è stata con il morbo di Parkinson. L’intelligenza ha utilizzato una banca dati genetica di malati di Parkinson, e ha cominciato a lavorare. L’intelligenza artificiale ha trovato forti associazioni della malattia in un gene chiamato bcat-1. Inoltre, ha individuato i singoli meccanismi in cui questo gene interagiva, in modo da dare una visione più approfondita della malattia.

Intelligenze artificiali simili sono ancora lontane da trovare da sole le cause delle malattie. Per il momento, svolgono solo un ruolo predittivo, per quanto l’accuratezza sia sbalorditiva. Dai dati che tirano fuori, poi, si possono ricavare linee di ricerca si cui gli scienziati possono lavorare possono approfondire. Questo approccio, tuttavia, fornisce alla comunità scientifica una torcia, dove prima c’era solo una sostanza buia.
Lo Scienziato cerca un gatto,
un gatto nascosto
in una stanza buia.
Non lo trova ma…
ma ne deduce che è nero […]Ennio Flaiano