Perché il nostro cervello sbaglia a scegliere: i bias e le euristiche

Perché il nostro cervello sbaglia a scegliere: i bias e le euristiche

14 Luglio 2018 Off Di Francesco Rossi

Vi è mai capitato di prendere velocemente una decisione che in seguito si è rivelata completamente errata? Se la risposta è sì, probabilmente quella decisione era influenzata da un bias.

I bias sono degli automatismi mentali basati sulle scorciatoie che quotidianamente il cervello ci propone per risolvere rapidamente e senza sforzo delle problematiche. Queste scorciatoie, dette euristiche, sono processi mentali semplici ed intuitivi, come gli stereotipi, che ci permettono di crearci un’idea rapida di qualcosa, sviluppatesi nel corso del tempo per diminuire il carico di informazioni che il cervello si trova a gestire quotidianamente e permetterci di prendere decisioni e agire più rapidamente. Se le euristiche, nella loro semplicità, sono così comode che ci è difficile separarcene, i bias cognitivi sono la loro versione corrotta, una sorta di vicoli ciechi in cui il nostro cervello ci intrappola quotidianamente.

Il cervello filtra in modo errato determinate informazioni

Esistono svariati tipi di bias, e ognuno di noi è più soggetto a un tipo invece che un altro a causa della sua personalità. Uno dei più frequenti è indubbiamente il bias di conferma, ovvero la tendenza della mente umana ad ignorare tutto ciò che è in contrasto con la sua opinione. Una persona affetta da questo bias troverà ovunque riscontri della sua ideologia politica e religiosa, meccanismo strettamente collegato all’hostile media effect (la tendenza a percepire la copertura mediatica come ostile alla propria visione politica e affine agli avversari). Il bias di conferma non è un atteggiamento negativo volontario delle persone, è semplicemente un tentativo del cervello di risparmiarsi l’elaborazione di nuove informazioni, accontentandosi di quelle che già possiede. Le persone meno inclini a questo tipo di comportamento sono quelle con una creatività fortemente sviluppata o con una mentalità molto aperta, che sono quindi in grado di assimilare opinioni contrastanti senza venirne profondamente scosse. Collegati all’opinione politica e religiosa sono altri bias, come quello di proiezione, ovvero la credenza che il nostro pensiero sia condiviso dalla maggior parte della popolazione, o quello dello status quo, la tendenza a preferire la situazione attuale rispetto a qualsiasi tipo di cambiamento.

I giudizi sbagliati

Molti bias sono dovuti alla tendenza umana a sopravvalutarsi. Alla nostra mente piace pensare di essere nel giusto e di essere incredibilmente competente. Ciò porta alla convinzione spesso errata di essere capaci di influenzare gli eventi esterni in modo considerevole: detto illusione di controllo, questo è un bias caratteristico dei manager o dei politici, o più in generale di persone che detengono un forte potere grazie ad un evento positivo. Alle persone non piace pensare ai propri fallimenti o agli eventi negativi della loro vita, cosa che conduce al bias del pavone, ovvero la tendenza a raccontare solo cose che ci possano mettere in mostra e possano far pensare agli altri che siamo incredibilmente bravi e talentuosi. Un altro bias incredibilmente diffuso è l’eccesso di fiducia, ovvero l’idea di avere un giudizio più accurato rispetto a quello degli altri poiché a conoscenza di presunte informazioni più dettagliate. Collegato a questo bias è l’effetto Dunning Kruger, secondo cui più le persone sono incompetenti più tendono a sopravvalutarsi. Della stessa famiglia di bias è quello di gruppo, ovvero la tendenza a valutare i successi del proprio gruppo a delle qualità particolari dello stesso, mentre i successi dei gruppi “rivali” vengono attribuiti al caso. Questo può rendere difficile accettare giudizi diversi dal proprio.

Alcuni bias sono causati dalla tendenza a sopravvalutarsi

E proprio sui giudizi esterni si basa anche il bias della fallacia di Gabler, ovvero l’errata convinzione che, se abbiamo fatto qualcosa che ha ottenuto ottimi risultati nel passato, allora anche senza continuare a metterci impegno i risultati saranno comunque positivi: un po’ come dire “è la prima impressione quella che conta…”.

La percezione errata della realtà

L’essere umano ha la consapevolezza che alcune delle situazioni che lo circondano sono frutto del caso, di eventi fuori dal suo controllo e dal controllo di chiunque. Eppure il cervello non sembra essere in grado di accettare le casualità della vita e prova ad aggirarle con il cosiddetto bias dello scommettitore: l’idea che un evento casuale futuro possa essere influenzato da un evento altrettanto casuale passato, proprio come uno scommettitore che giocando alla roulette punti sul nero perché “il rosso è appena uscito”.

Vi è mai capitato di provare un nuovo taglio di capelli e improvvisamente iniziare a veder ovunque persone con lo stesso taglio? O di credere di essere perseguitati da un numero? Bene, questo è il bias di frequenza, ovvero la percezione che un qualcosa che ci riguardi sia diventato all’improvviso incredibilmente diffuso, quando è solo il nostro cervello che filtra le informazioni e ci fa soffermare principalmente su quelle che potrebbero riguardarci.

Le persone tendono a immaginare che gli altri ragionino come loro

La mente umana è progettata per vivere nel presente, preferire le gratificazioni immediate, per quanto esigue, ad una ricompensa più rilevante ma a lungo termine. Questo tipo di atteggiamento è definito bias del presente e si applica principalmente a tre aree della vita: l’alimentazione, la vita professionale e i risparmi. Le aziende che devono vendere un prodotto creano pubblicità fatte appositamente per appellarsi a questo meccanismo, facendo apparire l’acquisto di qualcosa come il più vantaggioso possibile nel presente, affidandosi alle scarse probabilità che qualcuno si accorga dello svantaggio a lungo termine dell’acquisto.

Avete mai pensato al vostro futuro? Indubbiamente ve lo siete immaginato roseo, con una casa, un lavoro e una famiglia. Nessuno, o quasi, avrà valutato l’opzione di ammalarsi, di divorziare o di perdere il lavoro. Eppure, la maggior parte della gente, se interrogata sul futuro del pianeta o anche solo del proprio Stato, sembra pronta a profetizzare sciagure incommensurabili. Come si possono conciliare questi due approcci? La risposta è il bias dell’ottimismo, la tendenza a immaginare un futuro roseo per noi nonostante il pessimismo che si riserva per la propria società. L’idea alla base è che le cose brutte succedono, ma agli altri.

La necessità di agire o meno

La tendenza, in una situazione in cui è necessario correre dei rischi, a non agire è il bias di omissione. Ritov e Baron, i due scienziati che si sono occupati di questo argomento, sono giunti a questa conclusione grazie ad uno studio che portava dei soggetti a dover prendere una decisione difficile in una situazione stressante: i partecipanti, nel ruolo di genitori, si trovavano a dover decidere, durante un’epidemia letale per i bambini, se vaccinare o no i loro figli, consapevoli che nel secondo caso il rischio sarebbe stato più elevato. Sorprendentemente, la maggior parte dei soggetti decise di non vaccinare i figli, una scelta razionalmente del tutto ingiustificata. La spiegazione a questo comportamento fornita dagli autori del progetto è che la paura dei soggetti di commettere una scelta errata li porterebbe a preferire la passività, cosa che oltretutto attenuerebbe i sensi di colpa nel caso in cui la conseguenza dovesse essere la morte del bambino.

Il contrario del bias di omissione è il bias di azione, ovvero la tendenza di determinate persone ad agire in casi in cui la scelta più saggia sarebbe l’inazione. Il caso in cui questo bias è più facilmente osservabile è quello dei portieri che, durante un rigore, preferiscono lanciarsi da una parte o dall’altra della porta nonostante la scelta più saggia sia quella di restare al centro.

Se fin’ora non vi siete ritrovati in nessuno di questi comportamenti però niente paura: probabilmente la vostra percezione è frutto del bias del punto cieco, una sorta di padre di tutti i bias, ovvero la convinzione di esserne immuni per una qualche motivazione specifica ad ogni bias.

Sara Giannone