Dove lo spettatore assapora il benessere e la scurrilità di anni ormai tramontati.

Un modello cinematografico basato sulla nostalgia in una decade che ha dato il via a tanti sodalizi e che sotto le festività ha saputo riempire le sale italiane con film diventati campioni d’incassi. Dai fratelli Vanzina fino alla coppia Boldi – De Sica, l’analisi di una filmografia fatta di eccessi, scorretta e priva di politically correct che nulla ha a che fare con la commedia all’italiana.
LE COLONNE PORTANTI DEL GENERE: LE STORIE
“Cinepanettone” non è soltanto un neologismo che sta ad indicare quei film distribuiti sotto il periodo natalizio, ma simboleggia anche quell’epitaffio con cui i critici cinematografici bollavano quei film che definivano non solo demenziali, ma al limite del ridicolo (soprattutto dopo aver visto Boldi e De Sica in groppa ad un elefante in Natale in India). L’anatomia del cinepanettone è costituita da: una trama spoglia ma ricca di gag, una comicità semplice ed elementare ma che fa largo utilizzo del linguaggio del corpo e di allusioni sessuali e, quasi come se fossimo in una commedia plautina, abbiamo anche caratteri quali il ricco ed il povero. Che le donne in questo genere di film vengano trattate come un oggetto sessuale non c’è ombra di dubbio, basta ricordarsi delle scene di nudo gratuite che hanno fatto parte per lungo tempo nel panorama del cinema italiano. Chi si ricorda della modella australiana Megan Gale nel film Vacanze di Natale 2000 in cui faceva la sauna insieme a Nino D’Angelo? Come non c’è dubbio sul fatto che spesso come personaggi fissi nei cinepanettoni (e non) ci siano prostitute o transessuali, la cui presenza viene ridicolizzata. Basta citare la commedia La fidanzata di papà in cui Biagio Izzio interpreta un uomo che si traveste da donna per non perdere il posto di lavoro. Il genere dei cinepanettoni ha conosciuto diverse evoluzioni e per comprenderlo al meglio bisogna tornare indietro agli anni ’80, quando nella cinematografia italiana erano schierati giocatori quali Carlo Vanzina (regista del primo cinepanettone intitolato Vacanze di Natale), i produttori storico Luigi e Aurelio De Laurentiis, registi come Neri Parenti e Enrico Oldoini. Infine, attori quali Carlo Verdone, Ezio Greggio, Ornella Muti e l’attrice francese Corinne Clèry. Infine, abbiamo la storica coppia composta da Massimo Boldi e Christian De Sica, conosciutasi nel grande schermo grazie a Yuppies – I giovani di successo, dando il via al loro sodalizio che ha conosciuto un primo divorzio dopo l’uscita di Natale a Miami e una riconciliazione con Amici come prima, uscito nelle sale nel 2018. Una coppia storica che nella loro vita voleva fare cinema (o quasi): De Sica tentò infatti in un primo momento la strada della musica, entrando a far parte in qualità di cantante nel gruppo La Pattuglia Azzurra, dove Massimo Boldi figurava già come batterista. Che De Sica, una volta scelta la strada del cinema, abbia cercato invece di seguire le orme del padre, il noto regista Vittorio De Sica, pilastro del cinema neorealista in cui raccontava quell’Italia che cercava di guarire dalle ferite causate dalla guerra, non c’è ombra di dubbio. Lo ha fatto però diversamente, ovvero raccontando quell’Italia immersa nel divertimento delle discoteche milanesi che parlava di politica ballando in pista. Quell’italia che si divideva soltanto in due classi sociali: il ricco, che poteva permettersi di vestirsi come uno yuppies e che sognava di fare il suo debutto in borsa, ed infine il povero, che della vita da ricco non ne voleva sapere niente. Nonostante la critica sociale che questo genere di cinema lascia intravedere (tipica della commedia all’italiana), passa tutto in secondo piano nel momento in cui l’indecenza e l’oscenità tornato sullo schermo. Per tale ragione i cinepanettoni restano, insieme alle sue sceneggiature e alla sua comicità, uno dei generi più massacrati negli ultimi decenni. I fautori del genere sostengono che si tratti semplicemente di un modo diverso di fare cinema, basato sulla leggerezza e sull’ostentazione, e che nulla abbia a che vedere con la commedia all’italiana e con la comicità nostalgica di film quali Sapore di Mare, uscito lo stesso anno di Vacanze di Natale.

LA FILMOGRAFIA CHE RACCONTA UN’EPOCA
Se i nostri genitori ricordano gli anni ’80 con nostalgia lo stesso vale per gli appassionati del cinema, in quanto proprio in quegli anni sarebbero arrivate le consacrazioni per diversi attori e registi, da Jerry Calà fino ai fratelli Vanzina. Nasce un nuovo genere, quello nostalgico, che ti fa sognare una vita perfetta mentre l’Italia vive gli anni di piombo. Film quali Vacanze di Natale e Sapore di mare sono le due fondamenta del genere: il primo sarebbe diventato una fotocopiatrice per tutti gli altri cinepanettoni che sarebbero usciti negli anni a seguire, mentre il secondo avrebbe marcato più di qualsiasi altro film il sapore nostalgico di tempi ormai andati e che, oltre ad essere considerato erede della commedia all’italiana, avrebbe aperto il filone vacanziero degli anni Ottanta. Fu così che Carlo insieme al fratello Enrico diventano il volto del cinema dal sapore nostalgico con film che, più che opere cinematografiche, sembrano delle cartoline. Il genere, basato sulla rievocazione e sull’apprezzamento di un modello di vita ormai andato, sarebbe stato di ispirazione per l’intera industria cinematografica. Figli di Stefano Vanzina detto “Steno”, regista di Un americano a Roma e della fortunata serie di Totò, che proprio come il padre hanno voluto raccontare attraverso il cinema la loro epoca. Sapore di mare fu la prima “vanzinata” del duo, in quella Forte dei Marmi che solo successivamente sarebbe diventata meta prediletta degli italiani. Su quella spiaggia toscana si manifestano gli amori di giovani ragazzi spensierati che vivono quella vacanza toscana come un motivo per evadere dalla loro routine quotidianana. Con un giovane Jerry Calà a bordo della sua vespa azzurra e un novello Christian De Sica (che aveva accettato di recitare nel film per soli seicento mila lire soltanto perché avvertiva un profumo di successo), ecco come il film rimase impresso nell’immaginario del cinema italiano. Un’epoca d’oro che i fratelli Vanzina hanno cercato di riprendere spesso nei loro film successivi.
QUANDO PIÙ MASSACRI UN GENERE E PIÙ LO INCORONI
Il cinema italiano ha cercato di riprendersi in più occasioni, cercando di diventare più mainstream possibile in un’epoca dove i cinema chiudono per dar spazio alle piattaforme streaming. Il tentativo è stato quello di modernizzarsi, ma prodotti come i cinepanettoni hanno continuato a persistere. Il loro arrivo nelle sale viene fin da subito massacrato, in quanto non è un segreto il fatto che i cinepanettoni siano odiati da una larga fetta di pubblico per i motivi più disparati, anche se tutti concordano sulla scarsa recitazione degli attori e per un essere così demenziali a tal punto da risultare fastidiosi. Sembrano un’invenzione commerciale degli ultimi anni, ma in realtà sembrano più essere diventati una tradizione tutta italiana, facendo si che il genere vacanziero resti ancora preponderante nelle sale. Mentre il genere vacanziero dei cinepanettoni è basato sulla superficialità, il filone nostalgico segue il gusto della spensieratezza. Non c’è da sorprendersi se il pubblico disprezza i film natalizi ma nel guardarli prova un certo benessere mentre, stesi sul proprio divano mentre scivolano nel ricordo, vedono un Massimo Boldi vestito da Babbo Natale quasi osceno. Stessa cosa quando rinveniamo una videocassetta di un film di Jerry Calà, ormai consumata ed impolverata. Per tale ragione i servizi streaming sembrano durante le festività essere messi da parte, per farci travolgere dai cinepanettoni nell’immenso (sapore di) mare della volgarità, facendoci imparare ad apprezzare il genere.