Come fu fondata Roma? Ce lo raccontano il “Corriere della Sera” e gli storiografi latini

In occasione della nuova collana “Che storia!”, vediamo la nascita dell’urbs aeterna tra mito e verità

Secondo la leggenda, nel 753 a.C. veniva fondata Roma: una villaggio destinato a diventare un impero di forza inestimabile. A livello storico, probabilmente questo evento non ebbe nulla di eroico, ma ci pensarono i miti a glorificarlo.

UNA NUOVA COLLANA CHE RACCONTA (ANCHE) LA STORIA DI ROMA

Nell’articolo uscito ieri per il Corriere della sera, si annuncia l’imminente uscita di Che storia!. Si tratta, spiega Antonio Carioti, di una raccolta pensata per raccontare ai più piccoli i grandi eventi del passato; il primo volume ha come protanista proprio la città caput mundi per eccellenza, e soprattutto la sua fondazione. Tutti conoscono la leggenda di Romolo e Remo, i gemelli figli della vestale Rea Silvia e del dio Marte: i due bambini, dopo essere stati abbandonati, furono allattati da una lupa. Quanto vi sia di vero e quanto di leggendario o simbolico è difficile da stabilire. In latino, lupa significa “prostituta”, e per questo possiamo ipotizzare che chi trovò i due bambini non avesse tratti così animaleschi.

Ma perché Romolo e Remo furono abbandonati? Perché Rea Silvia era la figlia di Numitore, re di Albalonga; suo fratello, Amulio, aveva usurpato il trono e aveva costretto la fanciulla a divenire una vestale. Aveva dovuto, per questo, far voto di castità: secondo i piani di Amulio, quindi, Rea Silvia non avrebbe mai avuto una discendenza, e per questo lui sarebbe rimasto re per sempre. Tuttavia, come sappiamo, non tutto andò secondo i suoi piani. Ma quali fonti ci raccontano tutto questo? Quali sono gli autori classici che sono stati così importanti da essere ancora ritenuti storiografi fondamentali a due millenni di distanza?

PRIMA DI ROMOLO: ECCO COME ENEA ARRIVÒ IN ITALIA

La prima opera letteraria sull’argomento che ci è pervenuta – seppur frammentariamente – è il Romulus di Nevio, che parlava proprio della storia narrata nel paragrafo soprastante. Ma la storia di Roma, così come la sua letteratura, aveva bisogno di essere ancora raccontata: qualcuno doveva narrarla dall’inizio, in tutta la sua gloriosa ed epica vicenda. Questo qualcuno fu Ennio, che aveva l’intenzione di essere ciò che Omero era per la cultura greca. Ennio fu l’autore di un’opera di enormi dimensioni, della quale però ci è rimasto pochissimo: gli Annales. Essi raccontavano della storia della fondazione di Roma fin dalla caduta di Troia, in ordine cronologico. Ennio per primo ci parla di Enea, il leggendario eroe padre di Iulo, a sua volta capostipite della gens Iulia. La stessa gens di cui faranno parte Giulio Cesare e Ottaviano Augusto.

Senza dubbio, però, l’opera che ci racconta meglio questa storia, e che ci è arrivata in condizioni decisamente migliori, è quella che proprio da Enea prende il nome: l’Eneide di Virgilio. L’opera nasce nella prima età imperiale con l’obiettivo di celebrare la pace portata da Roma nel mondo. Ottaviano Augusto seguì con grande interesse tutta la stesura, e Virgilio ebbe anche modo di leggerne dei passi a corte. La cosa interessante è che l’autore, quando stava per morire, chiese che l’opera venisse bruciata, perché incompiuta; per nostra fortuna, coloro che gli erano vicini non obbedirono, perché l’Eneide fu e resta la più grande opera della letteratura latina.

TUTTA LA STORIA DI ROMA: GLI AB URBE CONDITA LIBRI

Un’ultima opera che deve essere menzionata, per quanto riguarda la nascita di Roma, è quella del padovano Tito Livio. I libri Ab urbe condita narrano, come dice il nome stesso, la storia della città eterna sin dalla sua fondazione mitica. Come è accaduto per moltissime opere così antiche, anch’essa è andata in parte perduta: questo anche a causa della divisione di diversi volumi dovuta alla sua enorme mole. L’opera ci racconta gli avvenimenti fino al 167 a.C., anno in cui terminò la guerra in Macedonia, e fu interrotta dalla morte dell’autore. Si tratta di un’opera preziosissima per studiare la storia romana. Inoltre, più gli eventi si avvicinano all’età contemporanea all’autore, e più sono ricchi di dettagli, diventando per questo ancora più preziosi.

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