76 anni dopo il mondo ricorda le bombe su Hiroshima e Nagasaki

6 e 9 agosto 1945. Per mettere la parola fine alla seconda guerra mondiale, gli stati uniti d’america bombardano il giappone con ordigni nucleari.

Hiroshima e Nagasaki erano due città Giapponesi ritenute dei buoni obiettivi per il lancio delle bombe atomiche. Nagasaki fu scelta all’ultimo a causa delle condizioni meteorologiche, e diverse testimonianze confermarono che i piloti “realizzarono dopo la distruzione che avevano sganciato su quelle città” (fonte: pexels)

Tutti noi abbiamo sentito parlare almeno una volta della bomba nucleare e dei suoi effetti. Hiroshima e Nagasaki furono le prime due città a subirne i tragici risvolti. Cerchiamo di capire meglio come funzionino queste bombe.

Storia delle bombe nucleari

“Bimbi nati in modo soddisfacente”. Fu questa la frase usata dal team di scienziati per informare le alte sfere del governò statunitense della buona riuscita dell’arma atomica. La ricerca sul nucleare era iniziata ben prima della seconda guerra mondiale. Gli studi sulla radioattività condotti da Marie Curie e altri scienziati del primo novecento aprirono le porte ad una delle tecnologie più potenti conosciute dell’uomo finora. Con il progetto Manhattan guidato da Enrico Fermi, gli usa furono i primi a sviluppare un ordigno nucleare utilizzabile. Dopo la resa della Germania nazista, il presidente Harry Truman decise di sganciare ben due bombe nucleari nel cuore dell’impero nipponico: il Giappone. L’allora imperatore Hirohito si era infatti rifiutato di dichiarare la sconfitta, è così little boy e fat man, questo era il nome delle bombe, distrussero le due città di Hiroshima e Nagasaki, uccidendo decine di migliaia di persone sul colpo e ancora altre in seguito. Pochi anni dopo, durante la guerra di Corea, qualcuno propose di porre fine al conflitto utilizzando di nuovo le armi nucleari, ma lo stesso Truman si oppose. Ad oggi sono solo una manciata i paesi in possesso di questo tipo di tecnologia. Fortunatamente non abbiamo mai più visto attacchi di questo genere dopo Hiroshima e Nagasaki. Il 6 e il 9 agosto devono essere un monito per chiunque ancora covi spirito d’odio e ritenga che la guerra sia una buona soluzione ai conflitti. Ancora oggi la cicatrice delle due bombe resta aperta per il Giappone e per il mondo intero, e nonostante sia stato un atto di prevenzione a discapito di un’invasione che sarebbe costata milioni di vite umane, non è di certo un atto da lodare. 

Il famoso “fungo atomico” causato dalle esplosioni nucleari (fonte: pexels)

L’effetto cascata e l’esplosione atomica

Il funzionamento delle bombe nucleari non è complesso da capire. Si tratta in fondo di una reazione a catena, o effetto domino. Facciamo un passo indietro. Immaginate di essere in un grande salone e di avere di fronte dei vasi disposti come i birilli del bowling. In mano avete una pallina da tennis. Lanciate la pallina da tennis contro il primo vaso, quello di testa, e lo rompete. Dopodiché i cocci del primo vaso colpiscono il secondo e lo rompono, i suoi cocci rompono il terzo e il quarto e così via. Ammesso e non concesso che siate in grado di tirare la palla abbastanza forte, il risultato è che ogni vaso viene rotto dai frammenti di quello precedente e, con i suoi frammenti, rompe quello successivo. Gli ordigni atomici sfruttano lo stesso principio. Una reazione non controllata, a differenza di quelle che avvengono nelle centrali nucleari, causa un effetto cascata che rompe atomo dopo atomo tutta la materia presente nella bomba. I risultati sono due: il primo è una enorme esplosione che spazza via qualunque cosa nel raggio di centinaia di metri, la seconda sono le radiazioni generate. Senza entrare nel merito delle particelle coinvolte, dovunque si parli di reazioni nucleari si parla anche di radiazioni. Queste radiazioni sono nocive per l’uomo e per l’ambiente. Quando veniamo colpiti da questi raggi, le molecole di cui è composto il nostro corpo, a partire dal dna, vengono alterate o danneggiate. Il risultato è agghiacciante. Lo stesso tipo di meccanismo è usato anche nelle centrali ma con la differenza che, in questo ultimo caso, il processo è controllato e moderato grazie a delle barre di controllo. Se il termine vi è familiare lo avete probabilmente sentito legato alla triste vicenda di Černobyl’. In quel caso, per un errore umano, le barre non furono inserite in tempo e la reazione divenne incontrollata, fino a portare al disastro. Se da un lato quindi le ricerche di Fermi e di altri scienziati brillanti furono usate per la costruzione di armi di distruzione di massa, dall’altro l’energia nucleare rappresenta una delle migliori speranze per la transizione verso le energie pulite. Ancora una volta non è la tecnologia che deve essere condannata, ma il modo in cui essa viene usata.

Gli atomi hanno una struttura ben precisa. Quando essa viene rotta, una grande quantità di energia si sprigiona (fonte: pexels)

Ordigni nucleari e altre bombe

La grande differenza tra gli ordigni tradizionali e quelli nucleari sono i danni a lungo termine. Per quanto riguarda invece l’esplosione in se, il meccanismo è identico. Una bomba non è altro che un ordigno in grado di detonare a velocità così alte da spazzare via quello che ha intorno. Questo può avvenire o grazie a reazioni chimiche molto rapide, come accade nella polvere da sparo o nel tritolo, oppure con il meccanismo delle reazioni nucleari. Un’altra analogia può essere fatta anche tra gli impianti nucleari e gli impianti chimici. Come detto prima, il nucleare è un’energia pulita, ma la sua produzione può trasformarsi in un evento catastrofico. Per questo motivo è imperativo che ci siano delle persone specializzate nella sicurezza degli impianti di questo genere, e si tratta ancora una volta degli ingegneri. Ingegneri nucleari e ingegneri chimici, che si occupano invece della progettazione di impianti chimici (produzione di cosmetici, farmaci, plastiche e altri prodotti) hanno molto in comune. Entrambi devono lavorare con strutture molto sollecitate dal punto di vista della temperatura e della pressione, e con degli scarti che vanno trattati nel rispetto dell’ambiente. D’altro canto però mentre un impianto nucleare si occupa sempre della produzione di energia, l’impianto chimico l’energia la utilizza per far avvenire le reazioni desiderate. Tornando al discorso iniziale, anche negli impianti chimici possono avvenire degli incidenti, ma su lunghi periodi di tempo il loro impatto diventa quasi nullo. Questo perché le sostanze chimiche, in qualsiasi condizioni esse si trovino, si possono recuperare o disperdere, in modo più o meno semplice, in tempi molto più brevi rispetto a quelli delle radiazioni. Ovviamente anche incidenti di questo genere possono avere impatti ambientali non da poco, per quanto riguarda ad esempio la contaminazione delle acque, ma risultano nulla in confronto alle migliaia di anni che si impiegano per dissipare le radiazioni. Non è semplice giudicare una tecnologia solo dalle sue basi scientifiche: cose senza le quali non vivremmo sono state usate per fare del male nel corso della storia, in particolare del secolo scorso, ma demonizzare la ricerca serve a ben poco. Quello che veramente serve nel mondo di oggi è ponderare le decisioni in modo razionale e saldo, senza farsi prendere dalle smanie di potere e dalla cupidigia. La tecnologia sta avendo un avanzamento esponenziale negli ultimi anni, e se di nuovo dovesse scatenarsi un conflitto su scala mondiale, con le armi che possediamo ora, nessuno tornerà indietro. 

Centrale nucleare con i suoi camini per lo sbocco del vapore acqueo usato per il raffreddamento (fonte: pexels)

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