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Come Fitzgerald riuscì a trasformare i suoi insuccessi nell’alter ego ed icona pop Gatsby

Come Fitzgerald riuscì a trasformare i suoi insuccessi nell’alter ego ed icona pop Gatsby

Il 21 Dicembre di 80 anni fa, ci lasciava a Los Angeles Francis Scott Fitzgerald, uno dei più famosi autori della letteratura americana del Novecento

Conosciuto non solo per la sua produzione letteraria ma anche per essere stato assieme a sua moglie Zelda un’icona degli anni 20, l’autore è stato in grado di catturare fino in fondo nelle sue opere le contraddizioni e i problemi dell’epoca.

Non bastava il jazz, le flappers, le danze frenetiche dei club e neppure l’alcool dell’epoca proibizionista per darla a bere a Francis Scott Fitzgerald: sentiva palesemente aria di fallimento e sapeva bene che il mondo effimero basato sulla ricchezza senza fine di quegli anni, nascondeva da qualche parte l’altra faccia della moneta. Per Fitzgerald, infatti, siamo “di fronte allo spettacolo di un capitalismo finanziario ossessionato dal profitto, insensibile alle sue conseguenze sociali e alle vertiginose disuguaglianze.”

Tuttavia, seppur in un certo senso prevedendo e anticipando il collasso che poi si sarebbe verificato qualche anno dopo con il crollo della borsa di Wall Street, essendo scrittore piuttosto che economista, Scott Fitzgerald si limitò a studiare in prima persona la società di cui faceva parte per poter condensare nelle sue opere il suo pensiero, usando chiare immagini simboliche e sagaci analogie.

Non è tutto oro quel che luccica

Questi temi saranno ricorrenti in tutta la sua produzione letteraria, ma cominceranno ad esplicitarsi maggiormente nel 1921, quando in “Beautiful and Damned” (Belli e Dannati), il suo secondo romanzo, decide di esplorare il tema della dissoluzione morale e psicologica come conseguenza dallo sfrenato consumismo che cominciava a prendere piega nella società americana degli anni 20. Fitzgerald diviene subito lo scrittore simbolo della Lost Generation, divisa tra i miti obsoleti della vecchia aristocrazia agraria e gli slanci di una nuova era industriale, nella quale si andavano a mano a mano imponendo, sulla scorta emozionale della Belle Époque, fenomeni sociali ad essi completamente nuovi come il concetto di cultura di massa e l’inadeguatezza e solitudine del singolo individuo. Fra le sue opere più famose, ricordiamo “Il curioso caso di Benjamin Button”, “Racconti dall’età del Jazz” e  in particolare “The Great Gatsby”, il tentativo più riuscito dell’autore di riportare e denunciare i problemi che la società americana si ritrovò ad affrontare una volta finita la guerra.

Fitzgerald ci insegna come trasformare inadeguatezza e fallimento in un opera d’arte

Nonostante la fama odierna, in realtà, questo romanzo fu un vero fiasco per l’autore: osteggiato dagli ambienti più perbenisti e conservatori che non ne riuscivano a decodificare il vero significato, fu per anni aspramente criticato, trasformandosi in un vero e proprio fallimento per l’autore stesso. Sembrava che, nonostante Fitzgerald fosse già un affermato scrittore, la maggior parte dei critici letterari e dei quotidiani più popolari americani, fossero concordi nel definire l’opera «un vero disastro». Solo Thomas Stearns Eliot, premio Nobel per la Letteratura nel 1948 e stimato saggista e critico letterario, fu un grado di leggere fra le righe, definendo The Great Gatsby come «il primo passo in avanti fatto dalla narrativa americana dopo Henry James.

The Great Gatsby: il capolavoro letterario nato da un’idea “sbagliata”

La storia stessa della nascita di questo romanzo, attraverso la ricostruzione biografica, ci permette ancora di più di comprendere il vero significato dell’opera e il legame dell’autore con essa. Affermatosi già da anni come famoso scrittore e sceneggiatore, Fitzgerald lavorò per più di un anno e mezzo sulla stesura di quello che è considerata l’opera antecedente del Grande Gatsby, ovvero “The Vegetable, or from President to Postman”, una commedia teatrale che secondo l’autore, non solo l’avrebbe reso il commediografo più apprezzato di Broadway, ma che avrebbe finalmente svelato al pubblico, attraverso uno stile pungente e satirico, il vero volto delle contraddizioni del sogno americano. Inutile dire che anche questa idea si rivelò mediocre e fallimentare: la messa in scena al teatro di Atlantic City, fu un vero inaspettato disastro per l’autore che, disperato per via di enormi debiti e l’inaspettato feedback di un’audience non ancora pronta, si rifugiò nell’alcolismo. Tuttavia, le necessità lo spinsero a non abbandonare il suo progetto: Fitzgerald decide di trasporre le stesse tematiche in un format diverso, più colloquiale e diretto, forse un po’ più adatto alla sua missione. Esce così nel 1925 il suo romanzo The Great Gatsby. L’autore era convinto che sarebbe stato un vero e proprio successo e che coi soldi del ricavato sarebbe stato in grado di risollevare la sua situazione economica. Tuttavia, il libro vendette appena 20mila copie rispetto alle 75mila predette da Fitzgerald nel primo anno, appunto perché solo pochi capirono il senso di tale opera. La prima recensione in assoluto a essere scritta a New York, appena due giorni dopo la pubblicazione, si intitolava “L’ultimo disastro di F. Scott Fitzgerald”. La redattrice del Brooklyn Eagle che scrisse il pezzo, affermò di «non aver trovato in tutto il libro neanche una traccia di magia, di chimica tra i personaggi, di ironia, romanticismo, di vita insomma».

Troppo lungimirante per l’epoca

Soltanto nel 1959, the Great Gatsby raggiunse le 50mila copie vendute in un anno, quasi venti anni dopo la morte dell’autore. Le nuove generazioni sembravano curiose di riscoprire il proprio passato e iniziarono ad apprezzare questo romanzo decisamente molto più avanti dei tempi in cui fu scritto e pubblicato. Ma ad aiutare la sua diffusione ci si mise anche la guerra: ai soldati che partivano per il fronte durante la Seconda Guerra Mondiale, venivano consegnati dei libri per fargli compagnia ed essendoci migliaia di copie invendute de Il grande Gatsby, questo fu uno dei libri che più venne regalato e letto dai soldati. In Italia, il romanzo viene tradotto per la prima volta in Italia nel 1936 con il titolo Gatsby il magnifico e nel 1950 da Fernanda Pivano con il titolo Il grande Gatsby.

Gatsby come icona pop della società moderna

Sebbene l’opera piu famosa di Fitzgerald, non sia stata colta in un primo momento nella pienezza del suo valore letterario, probabilmente l’autore ora sarebbe molto felice all’idea che I suoi personaggi siano diventati icone del secolo. Esistono tantissime trasposizioni cinematografiche, due delle quali hanno ottenuto i premi Oscar. La versione del 1974 di Francis Ford Coppola con Robert Redford e Mia Farrow, fu premiata per i costumi e la colonna sonora, mentre la più recente con Leonardo di Caprio ha incassato più di 351 milioni di dollari, un paio di Oscar e tanti altri riconoscimenti mondiali.

Specialmente grazie all’ultimo remake ed all’ammiccante espressione di Leonardo di Caprio con un’invitante coppa di champagne in mano, Gatsby è entrato a far parte della cultura pop mondiale in cui molti si identificano, spadroneggiando fra meme e illustrazioni varie e diventando una metafora del self made man e dell’amore romantico, disposto a qualunque cosa. Sembra infatti che ancora una volta, quasi 100 anni dopo dalla pubblicazione del libro, il pubblico preferisca indugiare sulla punta dell’iceberg, fantasticando amori impossibili e feste infinite, piuttosto che soffermarsi sulla vera faccia del sogno americano e sulla sua effimera e irrisoria natura.

Che fine ha fatto la critica al capitalismo e alle sue controversie, dobbiamo chiederlo ai gusti dell’audience. Del resto, la storia dell’autore è la testimonianza più palese di come, quando si decide di svelare l’altra faccia della moneta, quella un po’ meno piacevole da vedere, con le sue relative controversie, spesso si tende a fare la fine del mito di Cassandra: bollati come pazzi, anche se sei Francis Scott Fitzgerald.

 

 

 

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