Come capire se tua madre è una madre anaffettiva? L’esempio di Berverly, madre di Leonard

Non è possibile essere una madre perfetta. Ma ci sono milioni di modi per essere una buona madre e, nonostante ciò, sono sempre più frequenti madri anaffettive.

“The Big Bang Theory” è una serie tv statunitense molto apprezzata dal pubblico e che per tale motivo è diventata una delle sitcom multicamera più longeve nella storia della televisione statunitense. All’interno della serie, uno dei personaggi principali, Leonard Hofstadter viene mostrato come una persona dall’animo buono, sempre disponibile ma anche come un ragazzo insicuro, goffo. La causa di tale personalità remissiva viene attribuita, anche da Leonard stesso, alla figura materna anaffettiva con cui è cresciuto.

Chi sono Leonard e Beverly Hofstadter?

Leonard è un fisico sperimentale presso il Caltech, laureato a Princeton. Oltre al suo campo di studi, è anche interessato alla letteratura fantasy e alla storia. Il QI di Leonard è di ben 173, anche se il suo coinquilino Sheldon sminuisce spesso le sue capacità e il suo lavoro. Lui è dolce, premuroso, gentile, maturo e il più sensibile del suo gruppo di amici. Cresciuto senza l’amore di una madre e sottovalutato rispetto ai suoi fratelli, Leonard è stato trattato dalla madre come il suo esperimento di scienza personale. Tale relazione negativa con la figura materna ha anche inciso su tutte le sue condizioni fisiche svantaggiose come la sua intolleranza al lattosio, l’asma, la miopia, incline al mal d’auto e all’emicrania.

Beverly Hostadter è una neuroscienziata, psichiatra e un’autrice pluripremiata. Nonostante lei sia un’acclamata psichiatra, essa si comporta come una madre terribile nei confronti di Leonard. La personalità di Beverly è fredda, amara, monotona e, influenzata dalla sua vita professionale, troppo analitica. Nelle relazioni interpersonali tende a diagnosticare il comportamento e le nevrosi delle persone con cui parla. La sua relazione con il figlio è estremamente casuale ma lei non si biasima per questo.

Quali sono le caratteristiche di una madre anaffettiva?

La relazione con la figura materna nei primi anni di vita del bambino determina in maniera significativa il corretto suo sviluppo emotivo e psicologico. Dunque, in questa fase della vita è importante che il bambino si senta amato, protetto e accettato. Ma se la madre è carente di questo amore?

Una madre anaffettiva fa sentire il bambino abbandonato, incapace di riconoscersi come individuo poiché non è stato accettato per quel che è sin dall’inizio dalla madre e, dunque, si sente incapace di essere accolto dagli altri.

La figura materna che non riesce ad esprimere liberamente le sue emozioni, soprattutto l’amore, proviene da un vissuto personale problematico che ha impedito alla donna di sviluppare una sana relazione con sé stessa e in generale con le emozioni.

Le caratteristiche di una madre anaffettiva sono l’opposto delle madri iperprotettive, esse non mostrano affetto, risultano distaccate, gelide. Un segnale chiaro di questo tipo di tratto è il rifiuto verso le manifestazioni d’affetto come l’incapacità di abbracciare, baciare, coccolare il bimbo, il quale viene vissuto come un fastidio, qualcosa di irritante. Un altro tipico segnale è quello dell’assenza; madri anaffettive tendono a delegare tutto a delle figure sostitutive, partecipando il meno possibile alla vita del bambino.
Infine, le madri anaffettive sono abili manipolatrici, in quanto si preoccupano solo dei propri bisogni e meno di quelli dei figli; utilizzano il ricatto morale generando senso di colpa e paura nel bambino.

Cosa fare se si è cresciuti con una madre anaffettiva?

Crescere con una figura materna anaffettiva non è una colpa, la storia di vita dell’individuo può influenzarne il comportamento e le azioni ma non determinarlo in totalità. Fondamentale è iniziare a prendersi cura di sé, stabilendo relazioni affettive basate sul sostegno reciproco e coltivando le proprie passioni e interessi così da costruirsi una propria identità stabile, indipendente. Bisogna inoltre gestire le proprie emozioni, non bloccandole ma entrando in contatto con loro e lasciandole scorrere. Tale capacità di gestire le proprie emozioni rientra in quell’abilità che prende il nome di intelligenza emotiva, la quale si può sviluppare e perfezionare nel tempo. Tecniche per sviluppare e potenziare l’intelligenza emotiva: osservare le proprie reazioni emotive ai vari eventi della giornata; prestare attenzione al proprio corpo; evitare di giudicare le proprie emozioni come negative o positive; osservare l’effetto che hanno sugli altri le nostre emozioni e, infine, fondamentale risulta essere lo sviluppo di una buona empatia. Daniel Goleman, colui che ha teorizzato il concetto di intelligenza emotiva, descrive nel sua opera “Intelligenza emotiva”, il funzionamento della psiche e delle emozioni permettendo di comprenderle al meglio. In aggiunta un’opera molto utile per il training dell’intelligenza emotiva è l’opera di Daniel Siegel “La mente Adolescente” in cui vi sono spazi dedicati a azioni pratiche da attuare quotidianamente per gestire le proprie emozioni.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: