Il Superuovo

Come capire davvero gli altri: le risposte di Todorov e Brunori Sas

Come capire davvero gli altri: le risposte di Todorov e Brunori Sas

Quali sono gli errori da non commettere quando ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso rispetto ai nostri schemi? 

Fonte: seguonews.it

Lo storico e filosofo Tzvetan Todorov nel testo “La conquista dell’America. Il problema dell’altro” ci racconta della tragedia umanitaria avvenuta mezzo millennio fa a opera dei conquistadores spagnoli sbarcati in America, mentre il cantautore Dario Brunori ci dà un affresco della nostra attuale società. Cos’hanno in comune questi due elementi? L’incapacità di capire gli altri nella loro peculiare identità. 

L’uomo nero

Esiste un personaggio che, forse, ognuno di noi, da bambino, ha sentito pronunciare per bocca dei propri genitori: “fai il bravo, altrimenti arriva l’uomo nero”. Presente persino nelle ninna nanne, per evitare una marachella, ecco che si ricorreva a questo strano personaggio, tanto da essere entrato ormai nell’immaginario collettivo. Nella canzone della Brunori Sas, chiamata appunto “L’uomo nero”, si parla proprio di quest’uomo misterioso, che, tuttavia, non ha affatto la pelle nera che immaginavamo. 

Anzi: 

“Hai notato che l’uomo nero

Spesso ha un debole per i cani

Pubblica foto coi suoi bambini

Vestito in abiti militari”

Ma allora qual è la vera storia di quest’uomo nero, che sembra così simile a noi? Per capirlo abbiamo bisogno di un’altra storia che va a intrecciarsi con questa: quella di Hernan Cortès, il condottiere spagnolo che nel Cinquecento arriva sulle coste americane e sottomette il grande impero azteco. L’Europa non si è mai imbattuta prima d’allora in qualcosa di così radicalmente differenti dai suoi principi. I nativi sudamericani, gli Indios, sono stati massacrati a causa di molteplici fattori, ma tra questi non è da sottovalutare il modo in cui i conquistatori li hanno giudicati.

In Spagna si accende un intenso dibattito sulla natura degli indios, così lontani dalla cultura europea: sono davvero umani? E se sì, sono inferiori? Possono essere sottomessi senza problemi? Uno studioso dell’epoca come Juan Sepulveda ha pochi dubbi: gli indios sono più vicini agli animali, hanno così poca umanità che devono essere considerati alla stregua di schiavi. Esiste una differenza radicata nella natura fra loro e gli europei. Risuonano le parole di Brunori sull’uomo nero: 

“Hai notato che gli argomenti

Sono sempre più o meno quelli

Rubano, sporcano, puzzano e allora

Olio di ricino e manganelli.

Hai notato che parla ancora

Di razza pura, di razza ariana”.

Fonte: unsplash.com

Un debole per la casa

 Ma non tutti hanno la stessa opinione, anzi: il vescovo e intellettuale Bartolomé de Las Casas afferma addirittura di amare gli indios, poiché essi sono come noi europei, solo in uno stato primitivo, e perciò anche “puri” da ogni contaminazione di peccato. Loro sono uguali a noi, perciò è da condannare ogni maltrattamento perpetuato nei loro confronti. Come ha osservato Todorov, in entrambe queste due posizioni si nasconde un completo fraintendimento del diverso, degli altri da noi. Mentre calza a pennello questa affermazione per Sepulveda, la posizione di Las Casas è sorprendentemente accusata di non comprendere a sufficienza gli indios. Questo perché, secondo Todorov, Las Casas non tiene conto della loro autentica identità, vedendoli semplicemente come una nostra proiezione: sono come noi ma in uno stato selvaggio, per cui vanno educati alla nostra cultura, ai nostri modi, gli va mostrata quale sia la via corretta. Spesso capita anche oggi, i musulmani vanno “occidentalizzati”, gli omosessuali “curati”: 

Hai notato che l’uomo nero spesso ha un debole per la casa

A casa nostra, a casa loro

Tutta una vita casa e lavoro

Ed è un maniaco della famiglia

Soprattutto quella cristiana

Per cui ama il prossimo tuo

Solo se carne di razza italiana

E così, diventa più chiara la natura di quest’uomo nero: siamo noi quando crediamo che i nostri valori siano i Valori, ai quali gli altri devono adeguarsi. Un uomo nero era Sepulveda, uomini neri siamo noi quando bolliamo la diversità come segno di divisione. Siamo noi, i “cattivi” della storia. 

Fonte: unsplash.com

Una storia per bambini

Todorov elenca tre tipologie di rapporti che possiamo avere con l’altro: valutativa (mi piace o non mi piace), prasseologica (mi identifico o meno con l’altro) e conoscitiva (conosco gli usi dell’altro). Il problema è che si possono conoscere benissimo i pensieri e la cultura altrui, ma ciò non significa comprenderli, spesso perché si usano queste conoscenze per altri scopi. Il condottiero Cortès conosceva benissimo le dinamiche interne delle popolazioni indigene, ma queste erano usate al fine di poterle conquistare con maggior successo. Nella nostra società, tuttavia, capita spesso di non conoscere affatto i mondi altrui, e ciò non dispensa comunque da formulare giudizi su di essi. Riempiamo questa mancanza di comprensione attraverso i nostri schemi mentali, perciò invece di aprirci alla scoperta del diverso, finiamo per dare pre-giudizi su di esso. Ma non tutto è afferrabile alla nostra maniera, così si finisce per avere paura di essi:

“Ed hai notato che l’uomo nero

Semina anche nel mio cervello

Quando piuttosto che aprire la porta

La chiudo a chiave col chiavistello

Quando ho temuto per la mia vita

Seduto su un autobus di Milano

Solo perché un ragazzino arabo

Si è messo a pregare leggendo il Corano”.

L’uomo nero è allora un pregiudizio mentale, significa etichettare le persone per quello che crediamo che siano, senza lasciare loro una possibilità di smentita. Las Casas, alla fine, cambierà idea: capirà il valore di riconoscere gli altri come uguali e diversi allo stesso tempo, senza assimilazioni ai nostri principi, nella loro autentica identità, poiché differenza non è sinonimo di divisione.

Questo strano uomo nero, allora, siamo noi quando discriminiamo questa diversità, non lasciando che siano proprio le nostre particolari differenze a renderci simili. Purtroppo, accade spesso che questo personaggio, che alberga in ognuno di noi, prenda il sopravvento. Le conseguenze sono drastiche: gli indios morti sono stati milioni, e ancora oggi, uomini e donne protestano e vengono uccisi, semplicemente, per essere chi sono. La scelta sta a noi. Lasciare che l’uomo nero prenda la nostra stessa strada, oppure, farlo rimanere solo una storia per bambini. 

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