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Com’è cambiata l’idea di coraggio dall’ideale latino? Ce lo mostrano gli Ex-Otago

Che cos’è il coraggio? La risposta a questa domanda è cambiata nei secoli e gli Ex-Otago ne danno una molto interessante.

Gli Ex-Otago in un’immagine promozionale del loro tour nel 2019 (Fonte: euritmica)

Nel brano “Ci vuole molto coraggio” gli Ex-Otago danno la loro idea, attraverso diversi esempi, di che cosa intendano per coraggio. Tramite un breve confronto con l’ideale latino si nota che la concezione di questa qualità è mutata radicalmente.

Cos’era il coraggio nell’antica Roma?

Nella civiltà romana, come in molte altre civiltà antiche, il coraggio si legava essenzialmente al valore in battaglia. Il cittadino coraggioso era colui che si sarebbe sacrificato senza timore per la patria, a costo della sua stessa vita. Nella concezione romana tanto più si era importanti, tanto più era necessario mostrare coraggio. I magistrati dovevano essere i più coraggiosi, tanto in guerra, quanto nell’agone politico. Sul campo di battaglia era richiesto maggior impegno e audacia agli ufficiali, che con le loro gesta dovevano ispirare il resto della truppa. La dimostrazione del coraggio guerresco era intesa anche come manifestazione di rispetto e onore verso gli antenati e quel culto del mos maiorum che tanta parte aveva nella cultura romana. Non si poteva essere da meno dei propri predecessori e dimostrare timore in battaglia avrebbe provocato un enorme disonore su di sé e su tutto il popolo romano.

La classica ricostruzione dei soldati romani (Fonte: il faro online)

Alcuni esempi di cittadini coraggiosi

La storiografia ci offre diverse vicende in cui viene messo in risalto il coraggio dei Romani. Un esempio lampante è offerto da Giulio Cesare, non solo condottiero di valore, ma anche soldato esperto. Secondo quanto ci riporta nel De bello gallico, durante l’assedio di Alesia non esitò a gettarsi nella mischia per spronare le truppe e galvanizzarle, facendo strage di nemici e ottenendo la vittoria. Un altro esempio celebre è quello di Muzio Scevola. Egli, incaricato di assassinare il re etrusco Porsenna, non esita a introdursi nel campo nemico, da solo, senza pensare alle conseguenze, probabilmente fatali di quel gesto. Dopo aver eliminato il bersaglio sbagliato, condotto dal re Porsenna, come penitenza brucia la propria mano destra su un braciere. Sarà grazie a questo gesto temerario che riuscirà a stupire il re e a spingerlo a trattare la pace con Roma. Gli storici non riportano solo le gesta di personaggi illustri o mitici e all’interno delle numerose guerre combattute da Roma c’è sempre spazio per la celebrazione del coraggio dei singoli, molto spesso ufficiali di basso grado. È il caso del tribuno militare Q. Cecidio che, come riporta Livio, con un pugno di uomini si arroccò su una collina in una battaglia contro Cartagine, attirando su di sé l’attenzione del nemico e permettendo la ritirata al resto dell’esercito.

Qual è l’idea di coraggio degli Ex-Otago?

Gli Ex-Otago sono un gruppo musicale genovese e nel brano “Ci vuole molto coraggio” danno la loro spiegazione di che cosa sia il coraggio. Si tratta di una concezione intimista e molto personale. Per gli Ex-otago non è solo non avere paura, anzi. Fin da subito dicono che solo per avere coraggio, ci vuole molto coraggio. Il brano contiene anche spunti provocatori e ironici, ma alcune parti danno una definizione chiara e precisa di cosa sia il coraggio nella nostra società. Ed è così che ci vuole molto coraggio per “tornare indietro, quando è necessario” oppure per “guardarsi allo specchio con un bel sorriso”. Il coraggio dunque non si misure solo negli atti eroici, ma anche nel saper fare ammenda per i propri errori, per sapersi accettare così come si è e anche accettare e vincere le difficoltà della vita. Proseguendo nella canzone si dice infatti che serve molto coraggio anche per “studiare legge e fare l’operaio”. Questa qualità non si limita più al mero sforzo bellico e banalmente al non aver paura, ma è coraggioso anche colui che sa capirsi e capire il mondo intorno a sé, sforzandosi quando è necessario, nella speranza di un cambiamento, sopportando tenacemente le avversità e sapendosi adattare.

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