Com’è cambiata la condizione femminile dall’Ottocento ad oggi? Ne parla Dacia Maraini

La condizione delle donne nell’Ottocento era ben diversa rispetto ad oggi e appare bizzarro confrontare la realtà occidentale odierna con quella di appena due secoli fa. “La lunga vita di Marianna Ucrìa” di Dacia Maraini presenta un tragico spaccato del XIX secolo, che offre numerosi spunti di riflessione.

Il percorso di emancipazione non è stato affatto facile, eppure in soli due secoli le conquiste ottenute dalle donne per raggiungere la parità dei diritti sono stupefacenti. Da sempre la donna è stata considerata subordinata all’uomo, a causa di un un retaggio delle prime forme di organizzazione sociale del passato e a causa poi della rapida diffusione della religione cristiana, che ha contribuito a consolidare il concetto di subordinazione, diffondendo l’idea che la donna, colpevole del peccato originale e tentata da Satana, avesse poi tentato lei stessa Adamo, inducendolo a peccare. Il risultato è di certo la produzione di uno stereotipo fortemente radicato e difficile da estirpare.

 

La condizione delle donne nel XIX secolo in Occidente

Nel corso dell’Ottocento le donne dovevano sottostare ad una serie di norme e consuetudini riguardo la loro vita privata e coniugale: assumevano solitamente la cittadinanza del marito e il di lui cognome, che perdevano in caso di separazione o divorzio; la dote della moglie diventava proprietà del marito ed egli doveva preservare l’integrità del patrimonio e l’integrità morale della propria compagna; la moglie era tenuta a mettere al corrente l’uomo di ogni evento e di ogni conversazione avvenuta in sua assenza, il che vuol dire che se una donna possedeva una corrispondenza privata con qualcuno poteva essere accusata di adulterio; la sposa era tenuta ad abitare presso il domicilio scelto dal marito e qualora non fosse concorde il marito poteva obbligarla con la forza; la donna aveva il dovere di riproduzione, pertanto il marito era autorizzato alla violenza qualora essa lo rifiutasse, si parlava infatti di violenza sessuale o attentato al pudore solo in caso la donna subisse uno stupro particolarmente violento, con gravi sevizie; l’adulterio minava la possibilità di garantire una prole al marito, per cui le adultere venivano duramente condannate; la seduzione era severamente punita e l’uomo aveva il dovere di sposare la propria complice in caso di adulterio; la donna sposata non poteva sostenere un esame, iscriversi all’università, aprire un conto corrente, sottoporsi a cure ospedaliere, richiedere un passaporto e chiaramente non poteva citare il marito in tribunale.

 

La lunga vita di Marianna Ucrìa

Nel 1990 Dacia Maraini pubblicò un fortunato romanzo storico, che fu tradotto in varie lingue: “La lunga vita di Marianna Ucrìa“, ispirato alla storia vera di un’antenata della Maraini, vissuta nell’Ottocento: la principessa Marianna Alliata Valguarnera d’Ucrìa.
La protagonista del romanzo è proprio Marianna, membro di una nobile famiglia palermitana che è sordomuta da quando era bambina. Mentre sua madre, con cui Marianna ha un rapporto quasi inesistente, sostiene che la piccola fosse sordomuta dalla nascita, altri pensano che sia dovuto ad un forte trauma. In ogni caso la piccola comunica attraverso l’uso di bigliettini e acuisce, col tempo, gli altri sensi.
Una volta raggiunta l’età da marito, Marianna viene data in sposa a suo zio Pietro, ben più grande, da cui avrà tre figli. In questo matrimonio infelice, di cui Marianna si sente prigioniera, passa il suo tempo a leggere libri, contro il volere del marito che teme che le teorie illuministiche in circolazione a quel tempo potessero intaccare la superiorità delle nobildonne. Quando si invaghirà di un ragazzo di ceto più basso, Marianna si renderà conto di avere alle spalle una lunga vita mai vissuta realmente e prende a cuore le vicende di persone a lei vicine che decide di aiutare con ogni mezzo (grazie a lei, Fila riuscirà a sposare il padrone di una locanda e cambiare la propria vita). Dopo la morte del marito, Marianna riesce a ricordare del trauma vissuto da bambina, a causa del quale aveva perso la parola e l’udito: un terribile stupro, subito proprio dallo zio Pietro, datole poi in sposa dal padre (consapevole del misfatto) e desideroso di portare a termine un “matrimonio riparatore”.

 

Marianna Ucrìa e la rottura degli stereotipi

La triste vicenda della principessa Marianna si presenta quindi perfettamente in linea con la situazione delle donne Europee di due secoli fa. Malgrado ella appartenesse ad una famiglia nobile, godeva di diritti maggiori rispetto alle donne dei ceti meno abbienti ma era tenuta a maggiori responsabilità e ad una maggiore rigidità sul mostrarsi ligia ai suoi doveri di figlia, moglie e poi madre.
L’esistenza delle donne all’epoca era infatti circoscritta in questi tre ruoli, che dipendono sempre dalla figura maschile. Le donne che osavano rompere gli stereotipi diventavano protagoniste di storie dell’orrore per bambini, subivano terribili persecuzioni, venivano praticati loro degli esorcismi, durante i quali venivano picchiate o stuprate (era prassi pensare che qualsiasi contatto con l’esorcista, anche carnale, fosse utile ad allontanare il demonio) e, infine, ciò che spettava loro era la morte sul rogo a cui spesso giungevano incappucciate, perché la folla temeva addirittura il loro sguardo, considerato in grado di diffondere influssi maligni.
Malgrado le terribili violenze subite da bambina la principessa d’Ucrìa tentò, comunque, a piccoli passi, di sfidare la sorte e lottare per distruggere quegli stereotipi che avrebbero ostacolato la sua serenità. Come lei, molte donne nel corso di questi due secoli ebbero tale coraggio e riuscirono ad ottenere enormi conquiste per la parità dei diritti tra uomo e donna.
Sono le donne a cui dobbiamo rendere grazie se oggi queste realtà ci sembrano così lontane, a cui rendere grazie se oggi le donne occidentali possono tranquillamente godere di diritto al voto, diritto allo studio, possibilità di sposare e divorziare da chiunque esse vogliano e decidere a pieno della propria vita.
Per quanto tali conquiste siano sostanziali, il percorso di emancipazione è ancora lungo, bisogna ancora lavorare molto per raggiungere la totale parità di diritti tra uomo e donna e soprattutto bisogna combattere le gravissime disparità ancora presenti in molte aree del globo terrestre.

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