Come cambia la lingua in base ai parlanti? Lo mostrano la generazione Z e Aristofane

Un recente articolo della Treccani analizza il linguaggio delle nuove generazioni, ma considerazioni simili si trovano già in Aristofane.

Alcune delle nuove parole del linguaggio giovanile. (Fonte: Linkiesta)

Nell’articolo “Parlare sui social” pubblicato dal sito della Treccani viene presentato al lettore il linguaggio della generazione Z, quella nata e cresciuta con pieno accesso alla rete. Tra slang derivati da influencers e linguaggio giovanile si può azzardare un paragone con le commedie aristofanee.

Come si esprime la generazione Z?

Nell’articolo di Beatrice Cristalli si prende in esame il modo di esprimersi della cosiddetta generazione Z, ossia i nati tra il 1997 e il 2012. Pare quasi superfluo notare come internet e i social abbiano fortemente influenzato la lingua dei ragazzi che appartengono a questo gruppo. L’espressione “ok boomer” è solo la punta dell’Iceberg, venuta alla ribalta grazie alla risposta di una parlamentare neozelandese a un suo collega poco attento al suo discorso sui cambiamenti climatici. Scavando più a fondo sono parecchi i prestiti dalla lingua e dalla fraseologia inglese; spesso sono frasi all’apparenza chiare, ma che secondo il codice usato dai parlanti della generazione Z hanno un significato molto distante da quello letterale. Non solo America e Inghilterra però, anche la Corea del Sud, grazie al fenomeno del K-pop, sta introducendo diversi propri elementi nel modo di comunicare dei più giovani. Musica, serie tv e social sono i canali principe attraverso cui questa generazione si appropria di nuovi modelli, li fa suoi e li utilizza nei propri discorsi, ma anche gli influencers meritano una menzione. La figura della star del web, il cui punto di forza è appunto influenzare i propri followers, spinge moltissimi ragazzi e ragazze non solo a determinati acquisti e mode, ma anche a certi comportamenti e modi di dire. Molti potrebbero pensare che questo modo di esprimersi possa essere dovuto solo ed esclusivamente alla presenza di internet e dei social, che contaminano con le loro influenze il codice acquisiti e consolidato per anni dai “boomer”. È una spiegazione logica e certamente corretta in parte, tuttavia è interessante notare come fenomeni del genere siano da sempre presenti nelle lingue vive e un esempio calzante può essere una riflessione sul commediografo ateniese Aristofane.

Statua di Aristofane (Fonte: genius scuola di scrittura creativa)

Aristofane caratterizza molto il modo di parlare dei giovani

Aristofane vive e scrive nell’Atene del V secolo a.C., in piena guerra del Peloponneso. È il principale esponente della commedia antica, irriverente, ricca di oscenità, doppi sensi e attacchi ad personam. Analizzando le sue commedie e soprattutto la lingua dei suoi personaggi, si possono notare alcuni aspetti che si avvicinano a quanto descritto nell’articolo della Treccani. Si badi bene però, la lingua di Aristofane è una lingua poetica e come tale non ricalca alla perfezione la lingua parlata dagli Ateniesi; sappiamo però che, dato il contesto chiuso in cui le commedie venivano rappresentate, la comicità derivante dal modo di esprimersi dei personaggi, per quanto esasperato, doveva pur sempre rifarsi a un fondo di coerenza con quanto si sentiva nelle strade. Aristofane, dunque, caratterizza molto i propri personaggi, soprattutto grazie alla lingua che utilizzano. Viene nettamente marcata la parlata degli altri Greci che non parlano ionico-attico, quindi i Beoti, i Laconi o i Megaresi. All’interno della stessa Atene ci sono sostanziali differenze nella lingua parlata. I giovani, ad esempio, quasi come quelli di oggi, risentono di mode e influssi estranei ad Atene. Un esempio è l’utilizzo di aggettivi in “-ikòs” di contro a quelli normalmente attesi. Si tratta di aggettivi attestati in Ionico, dialetto percepito come colto e raffinato. Aristofane non perde occasione di stigmatizzare questa tendenza, anche mettendo a contrasto, verso dopo verso, i diversi aggettivi usati da un giovane e un vecchio (un boomer, si direbbe ora).

Esistevano gli influencers al tempo di Aristofane?

È una domanda legittima ma poco sensata se pensiamo agli influencers secondo i nostri canoni. In tal caso la risposta sarebbe chiaramente negativa. Esistevano però personalità così forti da far tendenza con i loro modi di fare e parlare e persino con i propri difetti. Una delle differenze tra l’attico e lo ionico era l’uso del doppio “sigma”, sostituito nell’attico dal doppio “tau”. Primo oratore a usare in pubblico quest’ultima variante fu Pericle, il grande statista del V secolo. Inevitabilmente l’utilizzo da parte di una personalità di spicco non fece altro che spingere anche altri personaggi di minor rilievo e le persone comuni a usare questa variante. Ritornando ai difetti si può citare il caso di Alcibiade, il promotore della spedizione in Sicilia e camaleontico uomo politico ateniese. Diverse fonti, tra cui Aristofane stesso nelle Vespe, riportano un suo difetto di pronuncia, che consisteva nella sostituzione della “R” con la “L”. Il fatto notevole è che la personalità di Alcibiade era così forte che questo suo difetto fece tendenza e venne sentito come una variante raffinata. È chiaro che si tratta di esempi molto distanti da quelli attuali, ma questo ci ricorda come la lingua non sia un monolite inscalfibile, bensì sempre aperta a prestiti, innovazioni e all’utilizzo di codici diversi a seconda dei gruppi di parlanti.

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