Il Superuovo

Com’è cambiata la misurazione del tempo: gli strumenti utilizzati dalla preistoria in poi

Com’è cambiata la misurazione del tempo: gli strumenti utilizzati dalla preistoria in poi

In un articolo di Focus.it viene riportato come l’uomo preistorico misurava il tempo, quali erano i mezzi e come si sono evoluti.

L’alternarsi del giorno e della notte ha sempre destato grande fascino e curiosità, ma come facevano nella preistoria a scandire il tempo?

 

Una tacca su un legno

La mancanza di mezzi come quelli odierni non ha certo impedito la misurazione del tempo. L’uomo preistorico infatti, aveva i suoi mezzi, seppure molto semplici. La consapevolezza dell’alternarsi del giorno e della notte lo ha spinto a segnare su una tavoletta di legno ogni notte passata, fino alla luna piena. A quel punto, passati i ventotto giorni, si arrivava al mese. Prima di tutto questo però, bisogna ricordare che il primo vero strumento di misurazione del tempo è l’orologio biologico. I cambiamenti che vengono percepiti del nostro corpo segnano, in un certo qual modo, un tempo insito, che molto spesso coincide anche con l’andamento dei giorni e il passare delle ore. Questi non sono gli unici strumenti disponibili. Anche le ombre, la migrazione degli uccelli, così come la gestazione di alcuni frutti o erbe selvatiche erano di grande aiuto.

By Duchêne Louis (costruttore) - Catalogo collezioni (in it). Museoscienza.org. Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci, Milano., CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=48924052
By Duchêne Louis (costruttore) – Catalogo collezioni (in it). Museoscienza.org. Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci, Milano., CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=48924052

Il passaggio dall’orologio biologico a quello cosmico

Con l’arrivo al Neolitico e l’avvento dell’agricoltura, la questione prende una piega diversa e molto più consapevole. L’uomo capisce come proiettare la propria ombra sul terreno e così cerca di calcolare quanto tempo mancava al tramonto o a altre fasi. Se prima però utilizzava il proprio corpo per questi scopi, ad un certo punto venne introdotto un bastone con delle tacche, metodo utilizzato anche dagli Egizi, sempre contando sul gioco dell’ombra. Con l’avvento delle prime società nascono poi dei mezzi ancora più precisi e paragonabili ai nostri. Basta pensare ai primi calendari a consapevolezze astronomiche maggiori, ma anche l’allontanamento dalla natura e il conseguente approdo a soluzioni diverse. Come riporta l’articolo infatti “La prima innovazione rivoluzionaria fu forse quella del calendario ebraico: l’invenzione dello shabbat, il giorno del riposo settimanale, non trovava infatti corrispondenti nel mondo naturale.”

Come è cambiata la misurazione attraverso il tempo

E’ chiaro come questo sia uno dei temi più sensibili per l’uomo, in un modo o nell’altro la questione tempo incide su ogni singolo individuo. Proprio per la sua complessità e per il valore che ha, ci sono state diverse valutazione e ipotesi sia sui fondamenti che sulla misurazione stessa. Per molto tempo l’uomo si è interrogato sul significato e il valore del tempo e le risposte cambiano a seconda della prospettiva che si scegli di adottare.

Uno dei mezzi di spicco adottato nell’antica Grecia e introdotto da Platone dopo un suo viaggio in Egitto è la clessidra. Il funzionamento era diverso rispetto a quanto si possa immaginare oggi, anche perché quelle introdotte da Platone erano ad acqua. Nonostante fosse uno strumento molto più comodo delle meridiane perché poteva essere utilizzato anche al chiuso e in condizioni differenti, queste clessidra non erano molto precise, motivo che spinse i greci a perfezionarle, raggiungendo dei discreti risultati intorno al 325 a.C. Gli orologi ad acqua di questo tipo non erano presenti solo in Grecia, ma anche nell’antica Roma, in Cina e in Persia, dove la precisione avuta nella misurazione può essere paragonata a quella attuale.

 

Dimensione lineare o circolare?

Oltre ad un approccio concreto e basato su strumenti più o meno precisi la concezione del tempo investe anche ambiti filosofici e religiosi. Ritornando alla civiltà greca e a quella romana notiamo una concezione del tempo circolare, basata quindi sul ritorno. E’ chiaramente una concezione molto più rassicurante rispetto a quella lineare che sarà introdotta e teorizzata dopo, in quanto non concepisce un inizio e una fine, ma un fluire. In questo caso intervengono discipline scientifiche come la fisica classica, che giudicano il tempo come logicamente ascientifico perché la natura, come le stagioni e tanti altri aspetti ha un divenire ciclico. L’uomo essendo parte della natura dovrebbe rientrare in questa concezione, ma c’è un parere fisicamente ascientifico, che si basa sulle leggi della termodinamica e sull’impossibilità della reversione di certi fenomeni. D’altro conta la concezione lineare del tempo rientra molto più negli argini della religione cristiana, che concepisce un inizio e una fine della vita terrena e il passaggio ad una vita ultraterrena.

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