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Chimica e biologia delle armi nel tempo e nelle guerre: come hanno fatto la storia

Chimica e biologia delle armi nel tempo e nelle guerre: come hanno fatto la storia

1899. La conferenza dell’Aia vieta l’utilizzo di armi considerate troppo brutali persino per la guerra.

Struttura di una maschera antigas con filtro (fonte:pexels)

La prima guerra mondiale fu teatro di atrocità a tal punto da condannare per crimini di guerra persino il premio nobel per la chimica Fritz Haber, e gran parte di questo fu dovuto alle armi chimiche.

L’origine delle armi chimiche

Già dalla fine del 1800 l’aumento esponenziale di conoscenze legate alla chimica e alla fisica avevano portato alla scoperta di nuove armi. C’è infatti una serie di elementi chimici particolarmente utilizzati nella loro sintesi. Si tratta del cloro, del fosforo e dell’azoto. Questi ultimi sono anche ampiamente usati nell’industria degli esplosivi e dei fuochi artificiali. Nonostante sul finire dell’800 la conferenza dell’Aia avesse vietato e limitato l’utilizzo di queste armi, la prima guerra mondiale fu un vero e proprio EXPO mondiale delle armi chimiche. Famosissimo è l’episodio verificatosi nella foresta di Ypres, in Francia, dove i tedeschi sganciarono tonnellate di quello che fu poi chiamato gas mostarda. Questa miscela tossica composta da carbonio, idrogeno, cloro e zolfo, deve il suo nome al suo odore caratteristico. Causa ustioni, piaghe e insufficienza respiratoria anche se viene inalata in minime quantità. Un fatto curioso sostiene che i baffi di Adolf Hitler non fossero altro che una rimanenza dei lunghi baffi alla Francesco Giuseppe, molto in voga tra i soldati dell’epoca, che lui stesso si strappò per riuscire a chiudere correttamente la maschera antigas durante un attacco in trincea e sopravvivere al gas. Lo stesso utilizzo della “soluzione finale” da parte dei Nazisti per lo sterminio della popolazione ebraica può essere visto come un utilizzo di armi chimiche. All’interno delle docce veniva rilasciato lo Zyklon B, un veleno mortale sviluppato, tra gli altri, con l’aiuto di Primo Levi. Lui è solo un esempio dei molti tra chimici e ingegneri chimici le cui scoperte e conoscenze vennero usate per scopi bellici, e ciò è un monito per tutti coloro che si impegnano nella ricerca d’avanguardia: qualsiasi scoperta importante ha un dritto e un rovescio, un pro e un contro. Non è da condannare la scoperta o scopritore, ma l’uso che viene fatto di queste conoscenze.

 

Una bomba atomica, altro esempio che rientra sotto la definizione di “arma di distruzione di massa” (fonte: pixabay)

L’utilizzo di armi biologiche

Le armi biologiche, al contrario, hanno una storia ben più radicata. C’è da dire anche che, almeno quando furono utilizzate le prime volte, fu una cosa inconsapevole. Un esempio storico famosissimo fu l’arrivo dei conquistadores nelle Americhe. Quando, Colombo prima, Cortés, Pizzarro, Ponce de Leon e altri poi, giunsero sulle coste del Nuovo Mondo, trovarono civiltà che non solo erano molto più arretrate rispetto all’Europa dell’epoca, ma che avevano, se possibile, condizioni igienico sanitarie persino peggiori. A questo si sommò il fatto che gli Europei portarono con loro batteri e virus con i quali convivevano da secoli. Il risultato fu che, indirettamente, malattie quali il vaiolo, la varicella e il morbillo, divennero uno dei fattori determinanti per la vittoria su Aztechi, Maya e Inca. Colpiti da questi disagi a loro sconosciuti, videro la popolazione indebolirsi e l’avanzata degli invasori ancora più difficile da contrastare. Negli ultimi anni si è usato spesso il termine bioterrorismo in merito all’eventuale utilizzo di armi come ebola durante guerra e guerriglia, seguendo lo stesso principio di quello che fu l’uso accidentale fatto dai conquistadores. Lo spartiacque tra arma chimica e biologica sta quindi nell’agire tramite un agente “bio”, quindi vivo come ad esempio un microbo o un batterio, o una sostanza chimica, non viva, ma altrettanto letale. Ironia della sorte sono spesso le armi “vive” ad essere quelle più pericolose, in quanto la loro diffusione anche a seguito dell’utilizzo può andare avanti per giorni o anche mesi, come accadde nelle Americhe o in Europa con la peste.

Il cavallo, un’altra delle ragioni per cui i conquistadores sconfissero gli indigeni, nonché portatore di pulci e zecche (fonte: pexels)

Episodi noti e non solo

Sia le armi chimiche che quelle biologiche sono state largamente utilizzate, in particolare nel corso dell’ultimo secolo. Oltre agli episodi già citati ce ne sono infatti altri tristemente degni di nota. Ufficialmente il primo utilizzo di armi batteriologiche risale alla battaglia di Caffa nel quattordicesimo secolo, quando durante l’assedio della città sul Mar Nero, vengono catapultati all’interno delle mura dei cadaveri infettati con Yersinia Pestis, il batterio responsabile della diffusione della peste. In circostanze totalmente diverse è stato invece usato il Bacillus Anthracis. Quest’altro microbo, proveniente da una famiglia molto vasta, è stato protagonista di cinque omicidi avvenuti ai danni del Partito Democratico Statunitense nel 2001. Vennero inviati via posta dei pacchi infetti che, una volta aperti, causarono la morte o l’intossicazione di oltre venti persone. Altro agente famoso per la sua letalità è il Clostridium Botulinum. Utilizzato anche in ambito cosmetico per la sintesi del ben noto Botox, l’intossicazione da parte di questo batterio può portare alla morte entro 48 ore. Sebbene ci siano molteplici casi documentati di ingestione casuale, la sua pericolosità nel legarsi alle sinapsi nervose lo rende un possibile candidato per le armi batteriologiche. Per quanto riguarda le armi chimiche invece, un famoso episodio fu quello che coinvolse il premio nobel Fritz Haber. Prima di essere insignito del premio nel 1918, Haber lavorò con altri chimici al servizio degli imperi austro-ungarico e tedesco. Propose l’utilizzo del fosgene, COCl2, che provoca emorragie, shock e insufficienza respiratoria fino a 48 ore dopo l’inalazione. La sua idea consisteva nel rilascio di una nube che, trasportata dal vento, avrebbe travolto le trincee nemiche fino a riempirle di gas tossico. Fu in seguito condannato per crimini di guerra e fuggì in Svizzera. Un altro caso simile a quello sopracitato di Ypres fu quello della battaglia di Riga, Estonia. Nel 1917 i tedeschi sganciarono sul fronte orientale l’Yprite, altro nome del gas mostarda ribattezzato così in “onore” della foresta, assicurandosi un vantaggio enorme sulla resistenza, analogamente a quanto successe qualche mese dopo sull’Isonzo in Italia. Durante le recenti guerre in medio oriente, è stato documentato l’utilizzo del fosforo bianco, una sostanza che provoca ustioni, necrosi e danni alle vie respiratorie. Molti reporter negli ultimi anni hanno denunciato queste brutalità, ricordando giustamente che i più colpiti dalla maggior parte di queste armi sono i bambini. Il loro organismo è infatti di dimensioni minori e sottosviluppato, in particolare nei luoghi in cui regna la povertà. Questo ha come diretta conseguenza la minor sopportazione di sostanze tossiche come il Sarin e altri gas nervini, con risultati drammatici. Tutti questi esempi rendono la guerra chimica e il bioterrorismo due delle minacce più grandi dei nostri tempi, in particolare dopo un anno come il 2020 in cui abbiamo visto come la diffusione incontrollata di un virus possa mettere in difficoltà il mondo intero, ed è compito di tutti impegnarsi affinché non si ripetano mai più episodi simili.

L’immagine è volutamente nera, perché una figura adatta potrebbe urtare la sensibilità del lettore

 

 

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