Le passioni del Romanticismo viste da due angolazioni distanti nel tempo ma vicine nell’anima.

Il Romanticismo è un movimento culturale che ha influenzato profondamente la nostra società, definendo un concetto universale di passione che dalla letteratura dell’Ottocento è sopravvissuto fino al cinema dei nostri giorni.
I TEMI DEL ROMANTICISMO E L’IDEALIZZAZIONE DELL’AMORE: UN EREDITÀ CHE SOPRAVVIVE.
Il momento storico caratterizzato dalla corrente romantica ha avuto degli effetti rilevanti nel caratterizzare la società sotto i più disparati punti di vista: è infatti questo il seme che ha permesso la nascita dell’interesse contemporaneo alla soggettività, opponendosi alla visione precedente, quella illuministica, in cui regnava un sentimento di ‘destino comune’ legato all’idea del progresso. Saranno i paesi anglosassoni come la Germania e l’Inghilterra a costituire la culla del Romanticismo, in quanto l’anima romantica ben si adatta a questi luoghi, dove la natura è cupa, ispida, in cui le giornate sono per lo più avvolte da un’oscurità malinconica che riporta alla mente una dimensione permeata da nostalgia e solitudine. È l’universo delle ‘Cime tempestose’ dipinto da Emily Brönte nell’omonimo romanzo, dove a regnare sovrana è la viscerale storia d’amore tra i due protagonisti, Heathcliff e Catherine, che si sviluppa, appunto, nella ventosa e tormentata brughiera inglese. Attraverso questa, l’autrice fornisce una perfetta rappresentazione di quelli che sono i principi cardine del Romanticismo: il tema della Natura, che diventa co-protagonista silenziosa: essa non è solo un ‘contorno’, bensì costituisce lo specchio attivo dei sentimenti e delle emozioni dei due. È come se la brughiera che li circonda, il vento aspro e sferzante che vi soffia, la fanghiglia densa e melmosa che invischia, quasi risucchia, non fosse altro che la rappresentazione fisica, sensoriale del loro rapporto, una dimensione parallela sotto l’influenza dei loro sentimenti. Il tema del sogno e della follia, che ritroviamo quando il fantasma di Catherine tormenta Heathcliff, chiedendogli di lasciarla entrare dalla finestra, o ancora, il tema amore/morte, in cui la seconda rappresenta l’unico modo per liberarsi dal dolore angosciante ed esasperante provocato dalle passioni romantiche, troppo intense per concretizzarsi a pieno nel mondo terreno e che trovano la loro completa realizzazione in una dimensione spirituale. Queste tematiche hanno segnato profondamente il nostro modo di leggere i sentimenti, infatti molto spesso il cinema ha preso spunto da questi modelli nel rappresentare le più famose storie d’amore che ci hanno fatto sognare. È questo il caso di Clint Eastwood, che nel film ‘I Ponti di Madison County’, di cui è regista e interprete, racconta la travagliata storia tra Francesca, madre di famiglia sposata, e Robert, un affermato fotografo che lavora per il National Geographic. L’intera vicenda si svolgerà nel giro di solo quattro giorni, in cui la donna, in assenza della famiglia, recatasi in una contea vicina per una fiera, proverà una connessione così intima e profonda che la condurrà a riesaminare tutte le scelte di vita compiute fino a quel momento, facendole addirittura prendere in considerazione l’ipotesi di abbandonare tutto per l’uomo appena conosciuto. Un’emozione che segnerà la sua vita fino alla morte, momento in cui deciderà di rivelare ai figli, in maniera postuma attraverso tre diari che aveva scritto durante il corso della sua vita, tutto sull’uomo che rivoluzionò la sua esistenza. Le analogie nel modello romantico di rappresentare delle passioni esagerate, che tendono ad una dimensione d’infinito e trascendono le relazioni ‘consuete’ sono molteplici, ma è presente anche una forte differenza, che analizzeremo nel capitolo successivo.

UNA STRADA A DUE CORSIE, TRA AMORE E POSSESSO: DOV’È LO SPARTITRAFFICO?
L’amore è una forza potente, in grado di sconvolgerci e travolgerci all’improvviso, la cui onda d’urto, a volte, può sfociare in situazioni problematiche, in cui il sentimento si trasforma in dipendenza, confondendo la passione con il possesso e violando la regola di base, ovvero che la passione, per esistere, ha bisogno di una condizione fondamentale: come un fuoco che, per bruciare, ha bisogno dell’aria, l’amore, per esistere, necessita la libertà. Sia la Brönte che Eastwood si ispirano, nella costruzione del sentimento, agli ideali romantici delle emozioni esasperate, che tendono ad una dimensione d’infinito e che trascendono la dimensione umana, ma vi è anche una differenza sostanziale: Francesca e Robert, anche se investiti e avvolti dalla passione, continueranno a mantenere una solida identità unitaria, in cui la dimensione del singolo non verrà mai dimenticata, ma sarà potenziata per inscriversi all’interno di una realtà comune che si viene a creare. Diverso, invece, è il caso di Catherine e Heathcliff, in cui il sentimento diventerà forza distruttrice, che prevarica e vuole possedere, annullando non solo la soggettività, ma creando una dimensione condivisa che è tossica e crea dipendenza. Ma quali sono, quindi, i criteri che delineano il confine tra sentimento e dipendenza? Beh, la risposta non è così semplice, ma possiamo riassumere il concetto in due parole chiave che ci aiutino ad identificare la differenza sostanziale, e queste sono creazione e distruzione. Nel primo caso, troviamo il rapporto sviluppato da Clint Eastwood, in cui sarà Robert stesso, attraverso le parole riportate da Francesca all’interno dei suoi diari, a darci una definizione precisa di cosa significhi amare senza possedere, dicendo: “Non sono sicuro di averti dentro di me, né di essere dentro di te, e neppure di possederti. E in ogni caso, non è al possesso che aspiro. Credo invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato e che si chiama noi”. Come possiamo intuire, non vi è una volontà di sostituzione di uno all’altra, ma piuttosto una intento di fusione in cui, insieme, si raggiunge un’armonia, come due strumenti che suonano all’unisono. Diverso invece è il caso narrato da Emily Brönte, in cui Heathcliff e Catherine sono al contempo vittima e carnefice l’uno dell’altra, poiché il sentimento che prevale è legato all’appartenenza che annulla e distrugge la soggettività, e che quindi, invece di trovare un terreno comune in cui aggiungere e far prosperare un’emozione comune, deturpa, priva e svuota i due personaggi, a tal punto da esasperarli fino alla morte. La distruzione è all’ordine del giorno in questa dinamica, in quanto il risentimento di Heathcliff nel sentirsi rifiutato da Catherine (che aveva scelto di sposarsi con il borghese Edgar Linton, per motivi di mantenimento dello ‘status’) lo condurranno a pianificare una vendetta che durerà anni pur di annientarla, e lei, a sua volta, dopo essere morta, lo tormenterà ogni notte chiamandolo attraverso la finestra sotto forma di spirito, conducendolo alla pazzia e spingendolo ad uccidersi. In conclusione, quindi, direi che è abbastanza evidente la differenza tra queste due forti passioni in cui vediamo coinvolte, più che due persone, due anime che si incastrano perfettamente, come due pezzi di un puzzle, ma che in un caso creano un disegno armonico e creativo mentre, nell’altro, il risultato è quello di una melodia aspra e stridula, in cui due forti caratteri si sovrappongono, alternandosi nel prevaricare uno sull’altra, non fondendosi mai.
IL VIAGGIO NEL TEMPO A BORDO DI UNA NAVICELLA CHIAMATA ‘NOSTALGIA’
Per quanto riguarda la tecnica stilistica utilizzata nella costruzione di entrambe le vicende, il tema della nostalgia è una chiave di lettura a cui sia la Brönte che Eastwood hanno attinto fortemente, creando una dimensione rievocativa e di struggimento che è tipica del Romanticismo. L’idea agrodolce del passato, che spinge l’animo umano ad anelare verso una dimensione che ormai non esiste più se non all’interno del ricordo, crea una sensazione di struggimento ed irrequietezza, data principalmente dall’impossibilità di risoluzione della stessa. Sia la scrittrice che il regista hanno ricreato questa atmosfera avvalendosi dell’uso del flashback, lo strumento evocativo per eccellenza. Nel caso di Cime Tempestose, infatti, l’intera vicenda è un ‘salto all’indietro nel tempo’ fatto da Nelly Dean, la governante che ha conosciuto sia Heathcliff che Catherine sin dall’infanzia, che racconta l’intera vicenda a posteriori a Mr. Lockwood, nuovo affittuario di ‘Thrushcross Grange’, la casa in cui originariamente viveva la famiglia Linton. Ripercorrendo a ritroso nel tempo, attraverso un racconto, la storia dei due amanti, l’intensità dell’emotività aumenta notevolmente, perché essendo qualcosa che è già successo e di cui conosciamo l’epilogo in qualche modo, è immutabile, sappiamo già che non potrà non essere diverso da così. Ed è qui che emerge quel sentimento di nostalgia del passato, che conduce la mente umana a voler tentare di riscriverlo, ma senza possibilità di riuscita. Una tecnica simile è quella che ritroviamo all’interno de ‘I Ponti di Madison County’ in cui il regista ha voluto creare la stessa atmosfera, ma con un espediente leggermente differente: la vicenda viene sempre narrata posteriormente, ma questa volta il narratore sarà proprio la stessa Francesca, che attraverso dei diari scritti durante tutto il corso della vita, confesserà ai suoi figli la travolgente storia d’amore che, in pochissimi giorni, è riuscita a rivoluzionarle l’intera esistenza, cambiandola radicalmente e portandola a mettere in discussione il suo ruolo di madre, di moglie ed, in generale, di donna. Sarà proprio lei, infatti, ad affermare: “Mi comportavo come un’altra donna, eppure ero più me stessa di quanto non fossi mai stata”. Qui la dimensione nostalgica, più contemplativa, si fonde con quella delle reazioni emotive dei due figli di Francesca, che nello scoprire, insieme agli spettatori, una parte segreta della vita della madre, aggiungeranno una componente più partecipativa, in quanto rivivranno sulla loro pelle quelle sensazioni e quelle emozioni provate, in una vita passata, dalla donna, riportando così in vita quel trasporto che non morirà mai, in quanto ancora in grado di trasmettere emozioni a chi ne è testimone. In fondo, è proprio questo il compito della letteratura, del cinema e, più in generale, di tutte le arti: quello di trasmettere, sotto le più disparate forme, sensazioni, sentimenti ed emozioni che altrimenti morirebbero con i diretti interessati, che invece, così, verranno cristallizzate nell’eternità, rimanendo scolpite all’interno di ognuno di noi.
DONNE, MADRI E MOGLI A CONFRONTO: QUAL È L’IMPATTO DELLA SOCIETÀ?
Un tema verso cui la società contemporanea sta progressivamente prestando sempre più attenzione è quello relativo al ruolo della donna ed alla tutela dei suoi diritti all’interno della società, in qualità, non solo di donna, ma anche di lavoratrice, di moglie e di madre. Tristemente, è fin troppo necessario ricordare che in Italia, ad esempio, è solo dal 1970 che è stata introdotta nell’ordinamento giuridico la legge sul divorzio, provocando non pochi tumulti. Con questa introduzione, volevo rendere chiaro che non è necessario andare così a ritroso nel tempo quando si parla del ruolo della società nel condizionare la condizione di vita dell’universo femminile, infatti nelle due opere che analizzeremo vedremo che, le situazioni di Catherine e Francesca, rispettivamente ambientate nei primi anni dell’Ottocento e negli anni ’60 del Novecento, non saranno molto diverse tra loro, poiché l’evoluzione della società attinente questo tema è un processo ancora in corso, che anzi, è appena all’inizio. L’analogia tra le due protagoniste è lampante, in quanto entrambe vivono la dimensione di madre e di donna in maniera scissa. Mi spiego meglio: Catherine è sposata con Edgar Linton, da cui avrà una figlia, mentre Francesca è sposata con Richard, da cui avrà ben due figli. Bene, ma perché allora, fino ad adesso, i nomi che ho citato non sono stati questi, bensì Heathcliff e Robert? La risposta è che la libertà per una donna di vivere la sua vita secondo il proprio volere, avendo l’effettiva libertà di scegliere se diventare una moglie o una madre ed, eventualmente, quando e con chi, non era vista così di buon occhio dalla società. Quando, superata una certa età detta “da marito” non si fosse state sposate e con figli, si veniva etichettate come delle ‘poco di buono’, discriminate ed isolate dal contesto sociale, che ruotava principalmente attorno alla vita familiare. E questo è un elemento fondamentale nel considerare l’intera vicenda dei nostri due personaggi, che in entrambi i casi hanno deciso di sposarsi non perché fossero convinte di aver trovato la persona adatta, ma piuttosto perché era arrivato, in una certa maniera, ‘il momento di farlo’, dettato dalle pressioni sociali. Così, la scelta è ricaduta sul ‘brav’uomo’, che lavora e provvede alla famiglia, ma che rappresenta un amore tiepido e piatto, che nulla ha a che vedere con le passioni di cui abbiamo parlato fin adesso. E quando la passione intensa, quella vera e travolgente ha fatto capolino nella vita di entrambe, hanno dovuto affrontare una realtà difficile: il mantenimento della facciata sociale o l’amore? Nelle ultime scene del film vediamo, infatti, Francesca che, al ritorno del marito, si trova a dover decidere se rimanere con lui e la famiglia, passepartout per l’accettazione sociale e la seconda scelta, quella di andare via con Robert (ricordiamoci che il divorzio era considerato ancora come un’eresia, e questa opzione l’avrebbe resa agli occhi di tutta la comunità come una ‘sgualdrina’). È qui che entra in gioco la maestria e la mostruosa bravura dell’attrice che interpreta questo personaggio, Meryl Streep, nel rendere lo struggimento profondo, cocente ed esistenziale di Francesca, che si trova in macchina con il marito in quel momento. Davanti a loro, in auto, vi è Robert con il suo camioncino. Il semaforo è rosso. Ed è qui che vediamo la mano di lei attaccarsi alla maniglia e tentare, con una forte esitazione, l’apertura dello sportello. La scena dura pochi secondi, ma l’intensità che riesce a trasmettere è dovuta al fatto che in questo breve lasso di tempo, le scorrerà davanti agli occhi la sua vita intera, e la decisione che prenderà influenzerà l’intero corso di ciò che ne rimane. Alla fine, purtroppo, Francesca non aprirà la portiera, facendo vincere, così, la società. Stessa sorte sarà quella che sceglierà Catherine, che non si separerà mai da Edgar, rinunciando all’amore di Heathcliff per il ‘matrimonio da buon costume’. Infatti, nel caso di Cime Tempestose è presente un altro tema da considerare, ovvero quello dell’ascesa sociale: in quel tempo, era molto difficile per una donna nobilitarsi senza l’aiuto di un marito, pressoché impossibile. Edgar Linton proveniva da una famiglia borghese e benestante, mentre Heathcliff era un trovatello, molto probabilmente un orfano, che il padre di Catherine aveva portato a casa di ritorno di uno dei suoi viaggi a Liverpool. Se è comunque vero che, esiste sempre una scelta, è altrettanto vero che, come abbiamo visto, a quei tempi scegliere l’amore fine a sé stesso, non legato ad alcuna sorta di interesse era cosa rara ed eccezionale, mentre la regola era quella che il matrimonio e la maternità costituivano un ‘accordo di interessi socio-politici’, concernenti l’inclusione sociale e il mantenimento di un certo status.
In conclusione, il Romanticismo è stato il movimento culturale che ha portato alla ribalta i temi riguardanti l’ampio spettro delle passioni umane, dallo struggimento e la disperazione più profonde fino ai sentimenti ed alle emozioni più intense e travolgenti, contribuendo così ad imprimere alla dimensione umana una tendenza verso l’infinito, che è appena sfiorabile.