CESARE LOMBROSO E “CRIMINAL MINDS” CI SPIEGANO L’EVOLUZIONE DEL CONCETTO DEL “DELINQUENTE NATO”

Sono ormai passati anni da quando le teorie di Cesare Lombroso sono state confutate e messe da parte. Eppure, da qualche parte, le parole del criminologo rimangono, aleggianti tra i corridoi dei musei, delle scuole e su internet.

Cesare Lombroso (1835 – 1909). Dietro di lui alcune foto dei cervelli che analizzò.

La fortunata serie tv “Criminal Minds” trasmessa dal canale televisivo CBS ha visto la sua conclusione nel 2020, dopo ben quindici anni. Il principio degli episodi di questa serie, seppur abbastanza ripetitivi, non ha mancato mai di affascinare il pubblico, grazie anche alle evidenti influenze scientifiche. Il punto cardine della serie sta nel trovare il movente sociologico e antropologico dietro le azioni criminali. Sembra una storia già sentita.

“CRIMINAL MINDS”

“Criminal Minds” è una serie di genere poliziesco, ideata da Jeff Davis, realizzata grazie all’aiuto di un ex agente dell’FBI. Ogni episodio, autoconclusivo, segue sempre lo stesso schema. I protagonisti formano la BAU (Unità di Analisi Comportamentale) stanziata a Quantico, in Virginia, composta da criminologi e psicoterapeuti, specializzati nel profiling. Il loro compito è tracciare un profilo psicologico e fisico degli assassini seriali, o dei possibili tali, denominati S.I. (soggetti ignoti). A inizio episodio, l’esperta informatica presenta alla squadra il caso, dandone le caratteristiche conosciute e i possibili sviluppi, dopodiché gli agenti si spostano dove serve per seguire le indagini sul campo. Dopo l’iniziale sopralluogo e le prime confutazioni, accostati dalla polizia locale, tracciano il profilo psicofisico dell’indiziato. Le caratteristiche più comuni sono di tipo psicologico, come l’inadeguatezza rispetto ai propri coetanei, possibili maltrattamenti subiti da piccoli, difficoltà nella gestione della rabbia, insicurezza sul proprio aspetto, fino alle disabilità fisiche e mentali. Tali deduzioni derivano principalmente dal tipo di omicidio o atto criminoso, dal modus operandi e dall’evoluzione che segue il caso. La BAU si concentra sul trattamento riservato alle vittime, l’accanimento su chi e come, la tipologia di vittima scelta e anche il luogo di uccisione o ritrovamento. Spiegano inoltre come il killer sceglie le proprie vittime, in base all’aspetto, ad una sensazione o anche casualmente, così da mettere in guardia le prossime vittime, generalmente le uniche a salvarsi grazie all’intervento della squadra.

Alcuni dei protagonisti della serie. Da sinistra: Aaron Hotchner (Thomas Gibson), Derek Morgan (Shemar Moore), Jennifer Jereau (A. J. Cook) e Spencer Reid (Matthew Gray Gubler).

CESARE LOMBROSO

Cesare Lombroso nacque nel 1835 a Verona, e conseguì una laurea in medicina all’Università di Pavia. Oltre a varie esperienze come professore universitario, Lombroso ebbe la possibilità di frequentare diverse altre realtà. Fu direttore per un anno di un manicomio e nel 1886 divenne medico delle carceri. Qui ebbe la possibilità di raccogliere materiale prezioso alle sue pubblicazioni sull’antropologia criminale, di cui è considerato tutt’ora il padre. Lombroso era convinto che i comportamenti deviati dei criminali (come anche dei geni) fossero condizionate, oltre che da fattori esterni sociali, principalmente da eventi indipendenti dalla propria volontà, quali fossero malattie nervose o ereditarie. Il medico era convinto che questi eventi deresponsabilizzassero il criminale, rendendolo più vittima di una componente fisiologica, che Lombroso individuò nella forma del cranio. Durante l’autopsia di Giuseppe Villella, presunto brigante, egli si accorse che nell’occipite, anziché la consueta cresta, fosse presente una fossa. Questa caratteristica aiutò la formulazione dell’esistenza del “delinquente nato”, che, oltre al cranio deforme, presentava anche altre peculiarità, come la testa piccola, il naso storto, il viso pallido. Nel caso delle donne egli invece era convinto che esse non fossero fisicamente in grado di sviluppare tali aspetti, ma che compensassero l’impossibilità nel compiere azioni criminose con altri atteggiamenti, come la prostituzione, equivalente del furto.

IL CONCETTO DEL “DELINQUENTE NATO”

Come detto, Lombroso era convinto che delinquenti, fondamentalmente, si nascesse. Era appunto la criminal minds a rendere tale un brigante. Non era davvero una scelta, quindi, essere un delinquente. La teoria ovviamente è stata confutata e abbandonata in un angolo, complice anche la tendenza a deresponsabilizzare il colpevole a favore di una condizione fisica immutabile che lo vedeva più che altro vittima di se stesso. Però, se ci fermiamo a leggere la teoria prima che prenda questa piega fantasiosa, in realtà non sembra così tanto campata in aria. Lombroso, infatti, sosteneva che la criminalità fosse anche il frutto di una serie di condizioni prima di tutto sociali che portavano inevitabilmente un soggetto “predisposto” alla criminalità (o alla genialità).  “Criminal Minds” basa praticamente tutte le sue quindici stagioni su questa particolare sfaccettatura. Per i criminologi della BAU è di vitale importanza cercare di capire la personalità del colpevole, e non parlano mai di casualità. Un delitto apparentemente senza senso, scoppiato in un momento non diverso dagli altri, per loro è solo il frutto di un fatto scatenante, che potrebbe essere, agli occhi di chi non è l’S.I., assolutamente banale. I soggetti ignoti finiscono per spiccare nella trama a causa di comportamenti e motivazioni decisamente fuori dal normale, riuscendo ad oscurare le vittime stesse. Rimane in qualche modo in “Criminal Minds” l’idea di “delinquente nato”.  Pur non essendoci un difetto fisionomico reale, vi è comunque un difetto sociologico grave, a volte inconsapevole, che si scatena nel momento in cui viene sollecitato. Il qualcosa che non va, in determinati soggetti, rimane sepolto fino al momento scatenante, ma esiste, da sempre, per qualsivoglia motivo.

 

 

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